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Interni

di Ausonia
Editore: Double Shot, 2008
Formato: Bonelli
Brossurato con copertina a colori
72 pagg. colori
Prezzo: 6,00 €

Ad Ausonia, autore dal nome femminile e dal fare maschio, a parte una certa farraginosità nell’uso di internet come strumento comunicativo (questa gliela spiego a voce), non mancano tre cose: il talento, l’ambizione e, perché no, un po’ di presunzione. Tutti ingredienti importanti, se uno vuole realizzare un fumetto che voglia avere qualcosa da dire. E Interni, in qualunque modo la si metta, ha molto da dire. Non fatevi tradire dalla ricercatezza “mitteleuropea” del packaging, dalla grammatura e foggia della carta, dall’opprimente uso di fonts che “affogano” in mezzo ai colori scuri: tutte cose che comunicano riferimenti importanti. Quella è la presentazione, è il “marchio” autoriale che un po’ Ausonia ci gode ad indossare (marchio per altro di prestigio, perché come “oggetto-libro” Interni è ottimo, visto anche che costa la contenuta cifra di 6 eurini).
Interni è un fumetto, poche storie.
E pure abbastanza classico nell’impianto (anche se non nel contenuto, attenti). Parentesi: qui si sfonda una porta aperta. Fare fumetti che siano differenti dal resto (leggi: con la voglia di dire qualcosa di “diverso”, anche nel mondo post-moderno dove, dopo Shakespeare, è stato già inventato tutto) non è snobismo, è un’esigenza. Che non passa necessariamente per seghe mentali e/o voli pindarici, anzi. Sono sufficienti idee forti. Ma basta con le mie fisime e torniamo a Interni.
A parte pochissimi momenti in cui lo storytelling appare eccessivamente confuso e a parte qualche balloon leggermente verboso, il talento di Ausonia è evidente, soprattutto a livello grafico, forte di un segno personale e potente. Ma non solo: nel costruire un mondo auto-contenuto convincente nella propria totale irrealtà, Ausonia dimostra ottime capacità anche di narratore. Qualcuno tira in ballo Kafka, io in maniera più originale (?) ci vedo un pochino di Cronenberg…
Siamo lontani da quell’approccio (che mi sembrò radical-chic) che mi aveva fatto rimanere un po’ diffidente rispetto ai suoi precedenti lavori. Sono superficiale, lo so, ma il tratto più “classico” mi aiuta a digerire meglio. Ovviamente il fulcro dell’opera è una riflessione sull’arte che, seppure ben portata avanti (e interessante), rappresenta la “sconfitta” dell’artista Ausonia. A riflettere sull’arte, infatti, sono gli artisti, non i camerieri. Quelli hanno cose importanti cui pensare. Siamo noi sfaccendati (camerieri nell’anima?) a non avere altro da fare.

Antonio Solinas
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