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Spari d’Inchiostro - Appunti per un canone del fumetto

di Paolo Interdonato
Editore: Gruppo Perdisa Editore, 2007
Formato: 20X14
Brossurato con copertina a colori
247 pagg. colori
Prezzo: 16,00 €

Paolo Interdonato è un fine polemista-critico-appassionato di fumetti, e non so se sarebbe d’accordo con questa definizione. Ma tant’è. Nel caso, spero mi perdoni: non ne trovo altre.
Paolo si è imbarcato in una impresa assolutamente impossibile. Una di quelle in cui non puoi vincere, e neanche pareggiare. Una di quelle che ti attirano molte critiche, sempre e comunque.
L’impresa, nientemeno, è quella di compilare un canone fumettistico, come testimonia il libro Spari d’Inchiostro - Appunti per un canone del fumetto.
In questo senso, Interdonato sceglie la via a lui più congeniale (e più furba), ovvero denuncia dall’inizio come l’intera operazione non sia altro che un ossimoro degno dell’accostamento “canone-trattino-soggettivo”.
Questa è la falla di fondo dell’operazione, insieme ad alcuni momenti di uno snobismo di cui certe volte l’autore non riesce proprio a liberarsi.
A prescindere dai difetti, però, il libro scorre. In ciò, il libro è sorretto, più che dall’impianto logico-emotivo (legato all’enfasi posta sulle 150 opere che per l’autore hanno avuto un valore, prima che estetico, etico), da una prosa caustica e sapiente (si può usare l’aggettivo sapiente, se non è riferito al sostantivo tratto?) e dal fatto che il libro si legge come un bel blog (altro ossimoro?). Rinunciando in partenza ad ogni gabbia stilistica, e passando, di volta in volta, da diario a saggio, da scambio di mail a pamphlet, Spari d’Inchiostro diventa un multiforme viaggio attraverso la (personale) storia dei fumetti di Interdonato, mettendone spesso a nudo le ossessioni, peraltro spesso condivisibili: Pichard, Ware, le donne, il citazionismo e Kurtzmann su tutte.
Non importa essere d’accordo col metodo, o con le finalità dell’operazione (cose che infatti non mi convincono del tutto, se non si fosse capito), o aderire ideologicamente/esteticamente alle scelte dell’autore per apprezzare il libro, che trova nella critica a certa preoccupante stitichezza lessicale uno dei momenti più riusciti.
Parafrasando l’autore, il pregio maggiore di questo libro è fare capire che “un altro (modo di parlare di) fumetto è possibile”.

Antonio Solinas
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