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Dal Gaijin a Fantomas: intervista a Onofrio Catacchio

di Simone Satta

Sceneggiatore, disegnatore, insegnante…sei indubbiamente un artista dalle mille sfaccettature.
Vuoi presentarti ai nostri lettori?

E´ già tutto nella domanda: faccio fumetti, li scrivo, li disegno e insegno a farli... ma sono sempre a corto di definizioni quando mi chiedono che lavoro faccio...

Sono passati quasi vent’anni dal tuo esordio, avvenuto nel 1987 su Frigidaire, quant’è cambiato il mondo del fumetto da quella data e quanto è cambiato Onofrio Catacchio, artisticamente e non?
L´anagrafe rema contro ma la spinta propulsiva è la stessa di vent´anni fa.
Per quanto riguarda il mondo del fumetto è come la ruota taoista dello Yin dello Yang: ruota incessantemente attorno alle polarità di gloria e pagnotta.

Nel corso degli anni ti sei dedicato sia al fumetto cosiddetto “d’autore” (da Stella Rossa al recente La fattoria degli anormali) che a quello “popolare” (Nathan Never per SBE). Quali sono le principali differenze, se ci sono, nel tuo approccio a questi due modi di intendere il fumetto? In quale dei due scenari ti senti più a tuo agio?
Magnus ha affrontato il Texone facendosi arruolare da soldato semplice per rispetto del personaggio e della storia che aveva alle spalle. Io, da bravo nanetto sulle spalle del gigante, ho adottato la stessa politica per Nathan Never: sono personaggi pre-esistenti basati su moduli narrativi sperimentati sui quali non trovo abbia molto senso intervenire. Del resto trovo che tutto ciò che ho fatto si proietti lungo una traiettoria coerente e dalla quale non escludo nessun aspetto della mia produzione.

A seconda dei casi passi dal ruolo di sceneggiatore a quello di disegnatore a quello di autore completo. Quale di questi ruoli preferisci interpretare e in base a cosa decidi quando vuoi limitarti a scrivere o disegnare una storia e quando senti la necessità di fare tutto da te? Ti senti più un disegnatore o un sceneggiatore?
Per mole di produzione dovrei rispondere disegnatore, ma l´aspetto che mi interessa di più è quello di traslare un testo, un racconto, in immagini. Io lo definisco regia, viene dopo la sceneggiatura e prima del disegno, sia nel caso di testi altrui che miei. E´ la fase che trovo più interessante nella realizzazione di un fumetto, perchè c´è ma non si vede.
In Fattoria degli anormali i testi di Balzola sono un fuoco di fila di invenzioni linguistiche, le immagini non potevano limitarsi alla semplice illustrazione ma dovevano essere il contrappunto adeguato a tali invenzioni. Stessa cosa per la Ballata del Corazza con Wu Ming2 e Habemus Fantomas di Bernardi.
Quando scrivo io la regia rientra già nella sceneggiatura per cui preferisco farmi sorpredere da disegni di altri.

Come si organizza una tua tipica giornata di lavoro? E quanto e in che modo, quando non lavori da solo, il Catacchio sceneggiatore influenza il Catacchio disegnatore e viceversa?
Sveglia alle sei, al computer per scrivere, disegnare, o completare ciò che avanza dalla sera prima. Dalle otto alle sedici disegno (su carta). Dopocena di nuovo al computer dove porto avanti il sito www.onofriocatacchio.com e chiudo o cerco di farlo, ciò che ho fatto durante la giornata. Una routine che spesso sovverto causa urgenze, cambi di programma o d´umore...

È storia recentissima il riconoscimento (almeno ufficialmente) al fumetto di una dignità artistica, cosa che gli ha permesso anche di entrare nelle aule delle accademie e delle scuole. Il fumetto è stato visto spesso con sospetto (quando non con disprezzo) nell’ambiente dell’arte cosiddetta “alta”.
Tu hai svolto in diverse forme ed occasioni il mestiere di insegnante: cosa vuol dire insegnare fumetti o comunque essere identificato non solo come insegnante ma anche come portatore sano (o meglio, malato) di quella che per molti sembra quasi una malattia da curare?

L´interesse istituzionale nei confronti del fumetto coincide col solito momento di profonda crisi. Mai come in questo momento il fumetto nel nostro paese registra un sensibile calo del numero dei lettori e soprattutto un impasse creativa che lo rende un linguaggio di retroguardia rispetto ad altri.
Una manciata di anni fa, negletti dalla critica e dall´ufficialume culturale i fumetti erano diffusissimi. Paradossale? Oggi forse la parte più insidiosa dei comics, innovativa in termini di linguaggio e ultrapopolare in termini di diffusione si è persa nella polarizzazione tra l´ossessiva reiterazione dei popolari e l´osservazione del proprio ombelico da parte di aspiranti autori di romanzi grafici.
Io ho la fortuna di sconfinare, da fumettaro, in altri ambiti e il ritorno nel buen retiro delle strisce disegnate mi risulta ogni volta più asfittico se considero il fatto che il fumetto, nel nostro paese, non riesce più a posare il proprio sguardo sulla realtà per poterla raccontare.
Questo è ciò che mi sforzo di far passare anche in veste di insegnante nei corsi dedicati al fumetto che mi capita di tenere...

Da insegnante, cosa vuol dire trovarsi a “plasmare” le giovani menti? Come sono gli studenti che si apprestano a imparare il difficile mestiere dell’autore di fumetti? Potresti farci un quadro della situazione alla luce della tua esperienza (cosa cercano; perché vogliono intraprendere questa carriera; quanti, pur dotati, si perdono per strada)? Cosa consigli a un giovane che vuole intraprendere questa strada?
Vuol dire, nella maggior parte dei casi, fare tabula rasa. Azzerare tutto per spiegare che saper disegnare non è l´unica cosa che serve per fare i fumetti. Certo una bella mano aiuta ma non è sufficiente a sostanziare la realizzazione di una storia a fumetti. I più dotati in alcuni casi si perdono per strada. I più ostinati col tempo gemmano e sbocciano. Rarissimi i fuori classe, di fronte ai quali puoi solo prendere atto e dargli dei consigli professionali. Tutti inesorabilmente attratti da un´attività che apparentemente è la più bella del mondo.

Hai esordito giovanissimo su Frigidaire, una rivista che è stata uno dei simboli della ribellione di alcuni giovani e meno giovani autori ad una concezione di fumetto forse stanca. Cosa è rimasto del vostro sacrificio? Ci possiamo aspettare un’altra generazione di autori che avrà voglia di fare rivoluzioni (a prescindere dal fatto che poi queste rivoluzioni riescano o meno), una nuova generazione di “Autori”, cosa che sembra ormai mancare al panorama fumettistico nostrano?
Gli autori sono in via di estinzione, schiacciati dalle icone dei personaggi. Editorialmente è materia diffile da gestire ma è l´unico propellente a disposizione per portare avanti i propri pupazzi disegnati. Mi spiego: dietro Corto c´era Hugo, chi era più avventuroso fra i due? Dietro Ranx, Tamburini e Liberatore, coatti geniali, e così via enumerando... I destini dei personaggi si intrecciano inestricabilmente con quello degli autori. Non puoi portare avanti un personaggio a prescindere, pure Dylan ha subito qualche colpo quando è passato di mano dopo la defezione di Sclavi. Oggi ci sono un sacco di prestatori d´opera e di creatori di personaggi precotti a gettone che non possono reggere un pubblico sempre più esigente e abituato bene (perchè devo leggermi un fumetto riscaldato se al lunedì posso vedere Lost, al mercoledì House e la domenica NCIS?). Gli americani lo sanno e ad ogni cambio di scrittore/disegnatore rinnovano completamente il personaggio. I giapponesi, quando l´autore stremato arriva al capolinea chiudono in attesa che si inventi qualcosa di nuovo. Noi sia incartati di brutto. L´esperienza rende saggi, il repertorio obsoleti.

Com’è nato Fantomas e come ti sei trovato a lavorare per la prima volta con Luigi Bernardi, persona con cui vanti una lunga e variegata collaborazione, nelle vesti di sceneggiatore?
Marco Schiavone di Alta Fedeltà ha deciso di dedicare a Fantomas un antologia di fumetti. Sapendo che stavo lavorando con Luigi ai racconti del Gaijin mi ha chiesto di coinvolgerlo e così è partito tutto...Bernardi è ferratissimo su Fantomas che ha anche tradotto per Mondadori. Ha scritto Habemus Fantomas, una storia che rilancia completamente il mito rileggendolo in un ottica contemporanea. Per non farci mancare niente abbiamo omaggiato anche due grandi personaggi che considero le estreme propaggini della stagione del fumetto nero italiano. Insomma siamo partiti dall´archetipo Fantomas e attraverso doverosi riti di passaggio ne abbiamo riproiettato l´ombra sul nostro presente. Ora è pronto per nuove avventure, che tra l´altro è il sottotitolo dell´antologia di Alta fedeltà.

Cos’è per te il Gaijin?
Gaijin è il protagonista di una serie di trenta racconti scritti da Luigi Bernardi, dai racconti è stato tratto spettacolo teatrale che la compagnia del Tratto ha già portato in diversi teatri italiani. Io ho illustrato i racconti e realizzato i disegni di scena per lo spettacolo. Tutto è stato raccolto in un volume edito dalla Black Velvet.
Gaijin è l´alter ego letterario di Luigi, un mister Hide che osserva la realtà circostante, anche la più banale, diviso tra rapimenti estatici e derive violente.
Ma come ho scoperto parlando con molti di coloro che hanno letto il libro e/o visto lo spettacolo che un Gaijin alberga in ciascuno di noi.
Gaijin è inarrestabile: dopo il libro, il teatro, le mostre e i gadget adesso approda al fumetto. Con Luigi stiamo preparando una ciclo di tavole autoconclusive strutturate come le classiche pagine domenicali americane, che lo vedono protagonista, le domeniche del Gaijin appunto. Inoltre abbiamo in cantiere una serie di storie più lunghe in cui il Gaijin appare in veste di narratore...Insomma, come sempre con Bernardi, poche chiacchiere e molti fatti.

Qual è, fra le tue opere, quella a cui sei più legato e quale quella che ritieni meglio riuscita?
Di solito rispondo la prossima. Tuttavia mi sento di spendere due parole per La fattoria degli Anormali, la versione mutante del quasi omonino romanzo orwelliano, che ho disegnato su testi di Andrea Balzola. Un lavoro di cui vado molto fiero, che ha avuto un buon riscontro, passato assolutamente inosservato tra gli addetti ai lavori dell´ambiente fumettistico...

Cosa c’è nel futuro di Onofrio Catacchio? Su cosa sei al lavoro attualmente?
Sono al lavoro su Il gigante su testi di Recchioni per i settimanali dell´Eura, poi ci sono le Domeniche del Gaijin e all´orizzonte la realizzazione di prequel e sequel di Habemus Fantomas che abbiamo deciso di far diventare una storia più corposa di quella che apparirà sull´antologia...

Quali sono i tuoi modelli come scrittore e come artista?
Dick. Magnus. Battiato. Quando non so più dove andare torno sempre da loro.

Quali sono i tre fumetti che, secondo te, non dovrebbero mancare sugli scaffali della libreria di un appassionato?
Ermeneutico: tutto Cannibale. Propedeutico: tutto Magnus. Terapeutico: tutto Catacchio.

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