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Castelli di Sabbia... a Fumetti: intervista a Luca Blengino e Luca Erbetta

di Antonio Solinas

Ciao ragazzi. Iniziamo dalla domanda di prammatica: come siete arrivati a pubblicare la storia di Sam & Twitch per la TMP?

Luca Erbetta È una storia piuttosto lunga e contorta. C’era una volta, tanto, tanto tempo fa (era il 2004), in un regno molto, molto lontano (la Francia), un piccolo editore con cui avevamo cominciato a lavorare. Si chiamava Semic. In quel periodo Semic pubblicava in francese alcune delle serie Bonelli, in albi di formato ancora più piccolo di quello italiano e sui quali venivano stampati, in appendice, delle brevi storielle prodotte direttamente da Semic (con personaggi indipendenti da quelli Bonelliani). Luca ed io abbiamo creato una serie di raccontini western dal titolo 1881, alcuni dei quali sono apparsi anche in Italia per la defunta Strike della Star Comics. Semic era anche, anzi soprattutto, l’editore che aveva pubblicato in Francia i comics della Marvel prima dell’avvento della Panini, quindi il materiale DC e Image. La punta di diamante, naturalmente, era Spawn. Thierry Mornet, l’allora Direttore Editoriale, attualmente passato a dirigere il reparto comics della Delcourt, si era messo in testa di produrre storie di personaggi famosi direttamente con autori in forza alla Semic. In accordo con McFarlane produsse Spawn: Simonie, che fu un successo, sia in Francia che, successivamente, negli States. Visto il risultato, fu la volta di Witchblade, in una storia cross-over con altri due personaggi di proprietà della Semic, e di Darkness (di cui uscì solo il primo capitolo). Thierry ci propose di fare una storia con Sam & Twitch. Il progetto venne approvato da McFarlane e noi iniziammo a scriverlo e disegnarlo. Avevamo già prodotto parecchie pagine, quando successe l’imprevedibile: dopo anni Semic perse i diritti di pubblicazione del 95% del materiale americano che editava, tra cui, ovviamente, Spawn, passato alla Delcourt (tutto il DC universe andò alla Panini). Naturalmente il nostro progetto, come quello di un nuovo romanzo grafico di Spawn dal titolo Architects of Fear, fu abortito, e noi, grazie anche a Thierry, entrammo a lavorare alla Delcourt.
Nel corso di questi anni, però, Thierry non perse la speranza di vedere pubblicati quei due progetti a cui teneva tanto. Pian piano, riuscì a convincere McFarlane a produrre Architects of Fear (prima i soldi li avrebbe messi Semic), quindi, quest’estate, complice il fatto che noi due loschi figuri ci aggiravamo per la San Diego Comicon, abbiamo avuto un incontro con Brian Haberlin e abbiamo nuovamente tirato fuori dal cilindro il progetto di Sam & Twitch. A loro è piaciuto e, dopo qualche settimana, siamo tornati al lavoro su quella storia.
Luca Blengino Mai resoconto poteva essere migliore. Posso solo aggiungere che il sole di San Diego (CA) era talmente accecante che, chissà come, sono riuscito a perdermi la macchina fotografica digitale di Luca. Credo che questo sia stato l´unico contributo effettivo che ho dato alla messa in atto di questo progetto.

Avete lavorato parecchio per il mercato francese, che ha le proprie regole ben codificate. Come è stato l’approccio al mercato americano, molto diverso da quello francese?

L.E. A mio avviso i due mercati sono più simili di quanto si creda. In entrambi ci sono persone che non sono interessate al tuo lavoro, altre che sembrano interessate ma poi non si fanno più sentire e alcune che ti danno fiducia e ti fanno lavorare. Per quel che riguarda il prodotto vero e proprio, mi sono dovuto leggermente adattare al formato della pagina e al ritmo della storia, ma faccio Sam & Twitch, non Superman. Alla McFarlane hanno espressamente voluto un prodotto dal gusto più Europeo. Tant’è che sto disegnando a “Linea Chiara”.
L.B. In Francia accettano il nudo integrale frontale. Negli Stati Uniti no. E poi che altro? Beh, Sam & Twitch ha questa peculiarità molto interessante. La faccenda del lettering fatto al vivo, direttamente sul disegno, senza l´ingombro bianco del balloon. Ti permette di scrivere molti più dialoghi, e io che sono abbastanza grafomane ci sono andato a nozze. Però alla fine è come dice Luca. Non ci sono grandi differenze. Una bella storia ben disegnata è pur sempre una bella storia ben disegnata. Qui o altrove. Quindi, ci si prova e si tengono le dita incrociate!

Visto che la storia è rimasta in bilico per qualche anno, prima di vedere la luce in USA, come pensate di essere cambiati artisticamente, dalla prima stesura al momento della pubblicazione in USA?

L.E. Basta vedere le due versioni della stessa pagina!!! Sicuramente i miei disegni sono migliorati. Non faccio (quasi) più errori d’anatomia e i panneggi sono più morbidi e realistici. Inoltre sono passato dal mettere parecchi neri ad evitarli come la peste! All’inizio perché mi era stato “suggerito”, quindi perché ha iniziato a piacermi. Ora sto andando verso l’aquerello e le mezzetinte alla Simone Bianchi.
L.B. Io invece mi reputo un guitto, e parlare di cambiamento artistico in quello che faccio (o cerco di fare) mi suona davvero troppo surreale… :-) Spero negli anni di essere diventato più professionale. Più efficace. Di conoscere un paio di trucchetti del mestiere in più… Tutto qui.

Per Blengino: Dal punto di vista narrativo, quali sono state le difficoltà nell’adattarsi a personaggi ben codificati e apparentemente diversi dalle cose che scrivi di solito?

Un divertentissimo incubo. E´ che faccio le cose per i francesi. Lì ti abitui a creare tutto da zero, soggetto e personaggi. E quindi ho sviluppato questa cosa, l´abitudine a creare da me i miei protagonisti, in funzione della storia che provo a raccontare ogni volta. Ovviamente se lavori con personaggi seriali il problema è opposto. Devi cucire la storia sui protagonisti, non il contrario. Poi, con Sam & Twitch è stato doppiamente complicato. Sono infidi. La prima cosa che pensi vedendoli è: Sono Stanlio e Ollio. Li vedi e pensi che sono Fred e Barney, una simpatica coppia di sbirri da fumetto, molto caratterizzati, al limite dello stereotipo. E la prima cosa che ti viene in mente è A far muovere e parlare e recitare questi due ci riuscirebbe anche una scimmia. E poi… Poi invece succede che vai a rileggerti le loro storie più belle, soprattutto di quelle che ha scritto lo stesso McFarlane. E allora capisci che ti hanno messo nel sacco. Leggi quelle storie e ti rendi conto di quanto ti sei sbagliato. Di quanto quei due cartoni animati semoventi siano umani, in realtà. Di quanto potenziale abbiano. Di quanto sia ricca la loro storia, e di quanto siano profonde le cicatrici che si portano appresso. E allora, tutto quello che puoi fare è camminare in punta di piedi sulle uova, cercando di non fare troppi disastri…

Per Erbetta: e invece per te, come è stato adattarsi ad una serie caratterizzata da un tratto lontano dalla ligne claire che ti caratterizza in Francia?

In effetti non c’è stato alcun adattamento sul segno. Sono stati proprio McFarlane e Haberlin a volere fortemente che disegnassi la storia con il mio stile francese.

Siete un duo affiatato e collaborate insieme da anni. Come è avvenuta questa volta la collaborazione? Vi siete lasciati andare di più, vista l’apparente maggior libertà consentita dal mercato americano?

[B>L.E.[/B> Più o meno è avvenuta come sempre. Io ho lanciato un’idea, Luca ci ha costruito sopra una storia, poi abbiamo rivisto assieme alcuni punti e certi dialoghi. Quindi io mi sono messo a disegnare.
L.B. E´ come fare i castelli sulla spiaggia. Luca trova dell´ottima sabbia bagnata. Io porto le formine da casa. Sono anni che lavoriamo così, e finora ha sempre funzionato alla grande!!!

A livello di ritmi narrativi e di approccio grafico, quali sono state le differenze (se ci sono state) con il vostro stile solito e quali sforzi consci avete fatto in direzione di una maggiore “americanità” della storia?

L.E. Per me non ci sono state grandi differenze di adattamento. Forse solo in alcune inquadrature, che sono un po’ più “esagerate”, come si vede nelle correzioni di McFarlane.
L.B. Idem. Posto che io sia già riuscito a costruirmi un mio ´stile´ di scrittura, non credo di averlo forzato troppo… Ho avuto premura di non tradire i personaggi. E, come ti dicevo, mi sono permesso di caricare di più la mole dei dialoghi, un lusso che in Francia ti puoi permettere solo fino a un certo punto - pena ritrovarsi con delle tavole che somigliano a una fetta di Hemmental sforacchiata di balloon…

Al contrario, quale pensate possa essere il contributo dato dalla vostra “alterità” rispetto ai classici autori visti precedentemente su Sam & Twitch e, in generale, come fate passare la vostra “italianità” nei fumetti che realizzate per editori esteri?

L.E. Non so, forse un accenno più marcato nell’ironia dei personaggi, cosa che ultimamente si era un po’ persa. La storia rimane molto cruda, ma abbiamo cercato di far riaffiorare il lato sarcastico dei due personaggi. Nella parte grafica sicuramente un aumento dei dettagli negli sfondi. Per ciò che riguarda l’italianità, credo sia innata, e non so cosa e quanto ne passi nei lavori che faccio. Ad ogni modo nessuno me l’ha mai fatto pesare.
L.B. Mah. Io, da un punto di vista fumettistico non sono un granché italiano. Di fatto sono uno scénariste de BD francesi occasionalmente prestato al mercato statunitense… Insomma, qualche anno fa da italiano ho esordito un altro paese. Per poi passare a un altro paese ancora. Quindi purtroppo stilisticamente non credo che resti molta italianità nelle cose che faccio…

Avete in programma altre scorribande in territorio USA?

L.E. La volontà ci sarebbe… vedremo quali opportunità mi verranno offerte.
L.B. Intanto si prova a uscire da questo tutti interi e senza fare catastrofi…

Quando, invece, pensate che potremo vedere qualcosa di vostro per qualche editore italiano?

L.E. In un futuro non troppo lontano potrebbe apparire qualcosa di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo per la Francia (la speranza è l’ultima a morire). Se poi parliamo di qualcosa prodotto direttamente per l’Italia… chissà, nel caso ci fossero de giuste condizioni, sia finanziarie che creative, e ci fosse la giusta tempistica, io non direi di no. Magari anche con Bonelli (Hey, Sergio, ci fai fare un Texone?).
L.B. Personalmente? Se dovessi fare qualcosa per l´Italia, per prima cosa dovrei imparare a scrivere i fumetti… in italiano. (Parlo dello stile, ovviamente, non della lingua :-)). A imparare come si fanno i fumetti nel paese dove vivo, voglio dire. Dovrei ricominciare dall´ABC, rompendomi la testa su un campo che non è mai stato il mio. Sarebbe una sfida tutta nuova, per me. Spaventosa da un lato, molto elettrizzante dall´altro. Chissà, magari un giorno, con un pizzico di fortuna…

La nostra solita domanda: quali sono i tre fumetti che un appassionato dovrebbe avere sugli scaffali della propria libreria?

L.E. Ho già risposto una volta a questa domanda, e come allora voglio evitare i Classici, quindi dico: Pillole Blu, di Frederick Peeters, perché è di un’intensità emotiva devastante. Ultimates, perché nonostante tutti i suoi difetti, è il fumetto più spettacolare che abbia mai visto. Infine Il commissario Spada, perché ci racconta un pezzo di storia d’Italia attraverso i disegni di un vero Maestro.
L.B. Sicuramente l´Eternauta di Oesterheld e Lopez, perché è la storia a fumetti più bella che è mai stata realizzata. Non finirò mai di ammorbare i miei amici con il racconto di quella volta in cui ho avuto modo di stringere la mano alla moglie di HG Oesterheld. E´ una stupidaggine, ma mi sono commosso. L´Eternauta dovrebbe stare sugli scaffali anche soltanto per il semplice fatto di essere l´unico fumetto il cui autore ha pagato con la vita il fatto di averlo scritto. Al di là di questo, si tratta di un fumetto talmente rivoluzionario da essere innovativo ancora adesso, a quasi mezzo secolo di distanza. Per il secondo slot vado più sul classico e ti cito Elektra: Assassin di Miller e Sienkiewicz: un punto di rottura i cui frutti si vedono ancora adesso. Il luogo in cui, per la prima volta, la narrazione mainstream americana è stata azzannata alla giugulare dalla sperimentazione più furibonda. Infine, 20th Century Boys di Naoki Urasawa, la miglior storia a fumetti pubblicata in Italia negli ultimi cinque anni. Un castello narrativo pazzesco, vertiginoso: un cubo di Rubik di piani temporali, personaggi e situazioni che avrebbe fatto impazzire il 95% degli scrittori, suppongo. E che invece questo equilibrista giapponese riesce a mettere in scena con la stessa semplicità con cui io racconto una barzelletta: e con un´intensità tale da attorcigliare le budella al lettore a ogni cambio di pagina. Pure emozioni.



maggiori informazioni sul duo Erbetta-Blangino all´indirizzo web: http://www.flamingolab.com

Le immagini finali di Sam & Twitch sono disponibili a questo indirizzo.

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