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Sorridere Nel Dolore: intervista a Joe Matt

di Antonio Solinas

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Ciao Joe. Il tuo libro, Poor Bastard, è da poco uscito in Italia. Vorresti presentarti ai tuoi fan italiani?

Ciao Italia! La mia gente! Per un quarto, io sono italiano... il padre di mia madre era un italiano puro! Amo il vostro cibo! E la ragazza per la quale ho una cotta adesso, qui a LA, è italiana anche lei. Quindi, grazie per tutto ciò che c’è di buono e di italiano a questo mondo!

In Peepshow, ti mostri povero, con scarse motivazioni e una bassa stima di te stesso. Il fatto di essere tradotto in paesi stranieri ti dà un qualche senso di gratificazione?

Vedere il mio lavoro tradotto mi dà una soddisfazione immensa! In qualche modo, qui in America mi sento sempre poco apprezzato, principalmente perché i film e la televisione sono troppo sopravvalutati.

In uno degli ultimi numeri di Peepshow pubblicati, sembri un po’ scontento dei tuoi lavori degli esordi, in particolare di Poor Bastard. Oggi come ti poni nei confronti del tuo libro?

Credo che i miei primi lavori siano inferiori, soprattutto a livello visivo. Il mio stile era più grottesco... disegnavo mani e piedi grandi... e, anche come scrittore, non offrivo così tante e diverse possibilità di intrattenimento, vignetta dopo vignetta, come faccio oggi.

Come ti è venuta l’idea di ritrarre la tua vita privata in Peepshow?

Intorno all’estate del 1987 cominciai a lavorare al mio primo, vero fumetto focalizzandomi sulla pubblicazione. Prima di allora, avevo disegnato soltanto pagine e pagine di diari giornalieri in forma di sketchbook.

Come si è sviluppato il tuo stile narrativo, da giovane comic fan a scrittore/disegnatore di un fumetto di culto come Peepshow? Da chi hai tratto le tue influenze?

È merito dei miei buoni amici e compagni di fumetto Chester Brown e Seth, se ho potuto aprire gli occhi verso un livello di narrazione che, prima di venire a contatto con loro, non avevo mai preso in considerazione.

C’è una grande differenza tra gli autori indipendenti americani/canadesi e quelli italiani. Questi ultimi tendono infatti a non considerare molto i fumetti mainstream, mercato che invece sembra esercitare una profonda influenza nei fumettisti anglosassoni. Dico bene? Quanto sono stati importanti i fumetti di supereroi nella tua formazione?

Più o meno tutti gli autori americani che conosco (almeno quelli di sesso maschile) sono cresciuti leggendo, collezionando e amando i fumetti di supereroi. È una cosa piuttosto universale e dominante, qui da noi. Personalmente, non mi sono mai sentito in grado di disegnare seguendo quello stile. L’anatomia... i muscoli... mi è sempre sembrato fuori della mia portata. Per questo non ho mai aspirato a lavorare per le major, come la DC o la Marvel.
Ma una volta che ho scoperto Crumb, Raw magazine, Cerebus, i fratelli Hernandez, eccetera, ho capito che la cosa più importante è avere la piena padronanza ed il controllo sul proprio lavoro... molto di più che lavorare su di un particolare genere.
I supereroi sono quello che mi piaceva quando avevo vent’anni. Prima di allora sono cresciuto adorando i Peanuts, Little Lulu, le storie dei paperi di Barks, Dennis la Minaccia, eccetera, e, una volta superata la fase supereroistica, ho riscoperto questi miei primi amori e me li sono potuti gustare appieno.

Tutti i numeri di Peepshow sono ambientati in Canada (per quanto siano presenti dei flashback di quando ancora vivevi negli Stati Uniti). Perché ti sei trasferito in Canada? Artisticamente parlando, questo periodo ti ha in qualche modo influenzato?

Sono andato a vivere in Canada a fine 1987 e sono rimasto là per 13 anni. Lo amo, il Canada. Artisticamente, beh, come dicevo prima, il solo conoscere e stare a contatto con fumettisti di livello superiore, come Chester Brown e Seth, mi ha influenzato da morire. È un po’ come cercare di migliorare a giocare a scacchi: la strada più rapida è semplicemente frequentare e giocare contro i più grandi campioni. Non sto esagerando il semplice valore che può avere lo stare intorno a gente che ha le tue stesse idee. Uno si ritrova ad essere esposto a tantissime cose inaspettate e viene ispirato in un numero infinito di modi. E inoltre, un’atmosfera amichevole e competitiva, dà sempre i suoi benefici.

In Peepshow compaiono i tuoi amici Chester Brown e Seth. Come vi siete conosciuti? Anche se non ne parli nel tuo fumetto, vi siete influenzati a vicenda, artisticamente parlando?

Ho incontrato sia Chester Brown che Seth intorno al 1990, mi pare. Ed ero già un fan dei lavori di Chester, così come lui lo era dei miei. Tant’è che Chester mi ha detto che i miei lavori gli sono stati d’ispirazione per iniziare a lavorare nell’autobiografia.
Parlando del mio lavoro, comunque, ci posso facilmente ritrovare l’influenza delle opere di entrambi. In Fair weather, cercavo davvero di imitare Chester... alcune vignette mute di me che vado in bicicletta, sono direttamente influenzate da The Playboy e Non mi sei mai piaciuto (con imbarazzo).
E in Spent non è una coincidenza che disegni me stesso a parlare da solo a voce alta in camera mia. Seth aveva già fatto fare questa cosa ad alcuni dei suoi personaggi ne Il Commesso Viaggiatore. Gli ho fregato tranquillamente anche l’idea di trasformare i balloon di pensiero in balloon parlati.
E questi sono soltanto due esempi che mi vengono in mente al volo. Sono certo che a pensarci se ne troverebbero tantissimi altri.

Ho notato che descrivi Seth e Chester Brown in modo sempre più sarcastico (o ironico, se preferisci), procedendo nella lettura di Peepshow. Per quale ragione? E come l’hanno presa loro due?

Ma Seth mi sfotte davvero tutti i giorni, in continuazione. Se mi focalizzo su questa sua tendenza è solo perché lo trovo divertente.
Chester, d’altro canto, funziona peggio come personaggio dei fumetti. È calmo, accondiscendente e davvero ben educato. Ancora non so che cosa farci, con lui! Proverò a mostrare altri suoi aspetti nel mio prossimo libro.
Per quanto riguarda le loro reazioni alle mie rappresentazioni, pare che sia Chester che Seth abbiano capito che il mio scopo principale è concentrarmi sulla raffigurazione di me stesso, e fintanto che continuo a descrivermi in modo peggiore di quanto descriva loro, si mostrano abbastanza accomodanti.

Nel corso di Peepshow, il tuo stile di disegno cambia un po’, e diventa più grafico, in un certo senso. Com’è avvenuto questo cambiamento? Quando hai deciso di aggiungere un terzo colore oltre al bianco e nero, e perché?

Il mio stile è diventato più semplice in Spent perché ho disegnato più o meno a misura della tavola, che alla fine è stata ridotta solo all’85%.
Lavorare in piccolo mi ha costretto a semplificare. E la ragione per cui ho deciso di lavorare più in piccolo, essenzialmente è Maus di Art Spiegelmann, che tutt’oggi considero il punto più alto mai raggiunto dal medium fumetto.

Tu hai lavorato anche nel fumetto mainstream e, a quanto ho capito, non sei stato felice di come siano andate le cose. In Peepshow sembri inamovibile riguardo l’idea di non lavorare mai più per gli editori di fumetti mainstream. Sei sempre della stessa idea o adesso ti senti più aperto a fare qualcosa per le major?

Ho soltanto colorato dei fumetti mainstream per soldi. Di questo si trattava: per me era solo lavoro.
Quello su cui mi ritengo davvero inamovibile è il non dover lavorare su cose che non siano mie o di cui non me ne freghi nulla. Non ne vedo il motivo, a parte i soldi. E i soldi non mi sembrano comunque un motivo abbastanza valido.
Non è che mi dispiacerebbe fare un’uscita nei mainstream, ma nessuno me l’ha mai offerto, e io sto bene lo stesso.
Inoltre, l’unica colorazione di cui sia capace è la pittura, tecnica che adesso è considerata antiquata e obsoleta. Non ho nemmeno un computer, figuriamoci se saprei come usarlo per colorare.
E poi, se cercassi altri modi per far cassa, scriverei più volentieri qualcosa per la televisione piuttosto che colorare di nuovo fumetti mainstream.

Ti capita spesso di incontrare i tuoi fan? Qual è la loro reazione riguardo ai tuoi fumetti, di solito?

Incontro sempre molti miei fan alle convention o durante le sessioni di autografi. Di solito sono sorpresi dal fatto che non sembri poi così miserabile. Gli dico sempre che “sorrido nel dolore”. Ed è vero.
Molti dei miei fan tra l’altro sono maschi. Ho provato un paio di volte a uscire con delle ragazze che erano mie fan, con risultati disastrosi. Sono più che altro una curiosità, per le mie fan donne.

Collezioni Gasoline Alley ed altre strisce. Segui anche fumetti più recenti? Cosa leggi al momento?

I fumetti che escono oggi li seguo eccome, anche se il più delle volte salgo a bordo troppo tardi. Di solito ho bisogno che qualcuno mi raccomandi qualche bel fumetto.
Ma alcuni nomi che mi vengono subito in mente sono Jason e Jeffrey Brown. Li adoro e compro tutto quello che fanno.

Segui anche fumetti europei? E conosci la scena fumettistica italiana?

Perdonami, ma di fumetti europei non ne so proprio nulla! Naturalmente ho tutta la collezione di Tintin di Herge, e un altro dei miei autori preferiti è Muñoz. Ma non compro libri a meno che non siano tradotti in inglese. Lo spazio è di vitale importanza nella mia stanza, e quindi compro e colleziono solo volumi che siano di qualità superiore tanto nella parte grafica quanto in quella scritta... entrambe devono essere presenti.

La nostra domanda finale. Quali sono i tre fumetti (numeri singoli o serie) che ogni appassionato dovrebbe avere in libreria?

Non sono un fanatico dei fumetti sottili, quindi raccomanderò solo libri reali,quelli con la costola bella grossa. E, naturalmente, Maus viene per primo.
Rapidamente, altri che potrebbero seguire sono: Palestina, Ice Haven, Palomar, Locas, Julius Knipl: Real Estate Photographer, The Beauty Supply District, Frank, Jimmy Corrigan, Ghost World, Black Hole, Caricature e alrtre Storie, e, naturalmente, tutta l’opera di Chester Brown così come quella di Seth. E aggiungerei alcune delle ristampe migliori di sempre: The Complete Peanuts, Dick Tracy, Walt & Skeezix, Little Orphan Annie, Little Lulu, e Popeye. Sono tutte fantastiche.

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Copertina del primo <i>Peepshow</i> targato Drawn & Quarterly
Una pagina di <i>Peepshow</i> 1
Una tavola di <i>Peepshow</i> (del ciclo <i>Fair Weather</i>)
Una pagina di <i>Peepshow</i> che evidenzia l´ultimo stile di Matt
Copertina del volume <i>Poor Bastard</i>, uscito per la Coconino