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Da un mondo diverso: intervista a Veronique Tanaka

di Nicola Peruzzi e Antonio Solinas

Leggi l'intervista in lingua originale

Ciao Veronique. Vorresti presentarti ai nostri lettori?

Mia madre è francese e mio padre giapponese, e sono nata a Kyoto nel 1977. Lavoro nell’arte contemporanea, principalmente mi occupo di installazioni ed eventi, ma dipingo anche. Questa è la mia vita vera.

Puoi parlarci della tua carriera come concept artist?

Alcuni dei miei lavori rientrano nella definizione di Arte concettuale. Ho fatto mostre, ho vissuto a lungo in Brasile. E il mio nome è Veronique Tanaka, nell’ambito delle mie opere stampate.

Come sei entrata nel mondo del fumetto?

Metronome è il mio primo fumetto in assoluto. Sono cresciuta leggendo fumetti francesi e giapponesi, ma ho realizzato un fumetto mio soltanto adesso perché avevo l’idea ed il design ben presenti nella mia mente.

Metronome, la tua prima graphic novel, uscirà a marzo per NBM. Potresti introdurci nel mondo di Metronome?

Metronome è composto da 64 pagine, 16 vignette per pagina, e ha un ritmo di 4/4, proprio come nella musica. E la musica stessa è uno dei temi del libro. L’uomo protagonista della storia infatti è un compositore. Le singole vignette spesso creano dei disegni all’interno della pagina intera.
Il libro racconta di un istante, e delle memorie evocate in quell’istante. Inizia esattamente dove finisce, e può essere letto ancora e ancora, come se fosse un loop. È una poesia visiva, ma c’è anche una storia profonda, sotto la superficie.

Quando hai avuto l’idea di realizzare Metronome?

Circa otto anni fa, dopo aver letto una storia breve di Alain Robbe-Grillet, La Plage. È un pezzo di scrittura esistenzialista, non c’è storia. Ci sono alcuni ragazzi che passeggiano su di una spiaggia, lasciando impronte sulla sabbia. I gabbiani volano via quando loro si avvicinano troppo, svolazzano intorno e poi atterrano davanti a loro. In lontananza, si sente il suono della campana di una chiesa. Tutto qui. I ragazzi camminano, gli uccelli volano via, la campana suona. Ma l’atmosfera è fantastica. E da lì ho cominciato a pensare ad una storia che potesse essere raccontata attraverso la ripetizione delle immagini. Immagini che ad un primo sguardo possono apparire casuali, ma poi, dopo aver voltato la pagina, tutto acquista un significato.

Metronome è tutto incentrato nell’esplorare le relazioni tra ritmo e storytelling. Quali sono le ragioni che stanno dietro a questa scelta?

È vero, le immagini, le vignette nel fumetto, stanno alle battute nella musica. Ho avuto prima quest’idea, e solo dopo ho pensato al compositore. Dà un senso e una ragione alle battute. La mia non è una storia esistenziale, perché ha una trama forte alle spalle. È la storia di una relazione che è basata solo sul sesso, e su nient’altro. E per questo è tragicamente predestinata.

Bryan Talbot agisce come se fosse il tuo agente, e sponsorizza molto il tuo lavoro. Come vi siete incontrati?

Due anni fa sono stata al festival di Angouleme, e Bryan Talbot stava autografando i suoi volumi al tavolo del suo editore. Qualche tempo prima, avevo letto la versione francese di The Tale Of One Bad Rat (La Storia del Topo Cattivo) e l’avevo adorata. Amo in particolar modo la sua linea chiara ed il suo storytelling. Ci ho parlato un po’ e ce ne siamo andati a bere qualcosa insieme, dopo. Io non sapevo nulla dell’industria del fumetto, e, dopo avergli mostrato le copie di alcune delle pagine che avevo realizzato, si è offerto di aiutarmi a trovare un editore. Non avevo alcuna voglia di farmi coinvolgere nel business dei fumetti. Ma in seguito, dopo aver finito il libro, ho spedito a Bryan un Cd col mio lavoro. Ne ha stampate moltissime copie e le ha spedite a vari editori, finché Terry Nantier della NBM ha accettato di pubblicarlo.

Il tuo stile di disegno fonde influenze derivate da manga, fumetto francese ed americano. È corretto? Come hai sviluppato il tuo stile?

Non ho letto in realtà molti fumetti americani. Soltanto qualcosa di Robert Crumb e Art Spiegelman. Il mio stile è venuto fuori da solo, mentre lavoravo al computer. Tutto il lavoro è fatto in Photoshop. Disegno usando il pad e poi copio e cambio i disegni con la stilo. Ho sviluppato tutta una libreria di immagini che posso adattare e cambiare a mio piacimento.

Metronome esplora tematiche quali l’amore, le relazioni interpersonali e la sfera del sesso. Quali sono le tue ispirazioni?

Come ho già detto, l’idea l’ho avuta con La Plage. La storia non è autobiografica, ma pura finzione. I due protagonisti, il compositore e la donna, sono la risultante di persone diverse che ho conosciuto. Ho un amica, ad esempio, che ha subito violenza dal marito. E poi lo ha lasciato.

Su Shadowgallery.co.uk c’è un’animazione flash di 17 minuti di Metronome, che funziona veramente bene perché è ipnotica, mesmerica e talvolta disturbante. Qual è la ragione dietro alla scelta di realizzare un’animazione multimediale?

Questa è stata un’idea di Bryan Talbot. Ha detto che il fumetto poteva funzionare benissimo come animazione di una vignetta al secondo. Aveva tutto il libro su cd, e l’ha animato. Cornwell Internet è stata così gentile da ospitare poi la mia animazione.

Non si trova nessuna tua foto sulla rete, e mi sembra si tratti di una tua scelta precisa. Puoi spiegarci il perché di questa scelta, soprattutto nel periodo attuale, in cui l’immagine sembra avere più valore della sostanza?

Ho un’altra vita come artista. Vengo da un mondo diverso. Per questo, mi piace l’idea di restare anonima, nel mondo del fumetto. È anche vero che sono piuttosto timida, e non mi piace che mi vengano fatte foto.

Leggi ancora fumetti? Cosa ti piace in particolare?

Amo Bone. Ho incontrato Jeff Smith e sua moglie, Vijaya, l’anno scorso ad Angouleme. Ed è stato così gentile da scrivere l’introduzione per Metronome. Mi piace Exit Wounds (in Italia Unknown/Sconosciuto, di Rutu Modan, pubblicato da Coconino Press, n.d.t) e Il Gatto del Rabbino.

Quali sono i tuoi nuovi progetti?

Il mio prossimo fumetto credo che si chiamerà Veronique Erotique, in corrispondenza con alcune stampe omonime che ho realizzato alcuni anni fa. Racconterà di un pezzo di arte concettuale che ho fatto la scorsa estate a Parigi. Ho camminato nel centro di Parigi coperta da capo a piedi con burka e velo, ma sotto non indossavo nient’altro che un corsetto, un paio di calze nere e tacchi alti. Ho provato una sensazione davvero strana, ed è questa la ragione per cui l’ho fatto. Era eccitante essere completamente nascosta da fuori ma sensuale al di sotto. Sono andata al Louvre e mi sono seduta davanti ad un quadro. Quest’azione per altro è stata ispirata da una vecchia illustrazione di Moebius che adoro.

Un’ultima domanda. Potresti dirci quali sono secondo te i tre fumetti che ogni appassionato dovrebbe avere in libreria?

Penso a La Storia del Topo Cattivo, a Tintin – ci sono cresciuta, con Tintin – e penso che il terzo debba essere Akira, perché mi fece una grandissima impressione quando ero piccola.

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