de:code

La Ricerca del Me Stesso “Disegnato”: intervista a Fabiano Ambu

di Antonio Solinas

Ciao Fabiano, benvenuto su De:Code. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao lettori, sono Fabiano Ambu, nato nella bellissima isola sarda a Cagliari, dopo avventure e peripezie tra cui una laurea in scenografia all’accademia di Belle arti di Sassari è iniziato il mio cammino verso il mondo… e continuo a camminare visto che non ho l’auto.

Prima di dedicarti ai fumetti, hai fatto altri lavori. Come è scattata la scintilla che ti ha fatto decidere di diventare un fumettista?

Più che prima di dedicarmi ai fumetti, diciamo durante. Durante l’Accademia già avevo intrapreso il lavoro teatrale come tecnico macchinista, che consiste nel montare le scene e farle muovere. Però fare fumetti è un’ambizione che esiste dagli albori della mia esistenza, ho sempre disegnato da che mi ricordo. Durante il 3° anno di scenografia ho avuto l’occasione di conoscere Enrico Fornaroli che considero il mio primo mentore, ricordo ancora le sue splendide lezioni di regia della tavola e i consigli che mi hanno dato un indirizzo di ricerca di un mio segno.
Poi durante il lavoro teatrale ogni momento libero lo dedicavo a disegnare fumetti, ho dei libretti realizzati mentre facevo il segui persona (occhio di bue) a circa dieci metri d’altezza. Ho le prove se occorrono. Diciamo che è un sogno che seguo da sempre, ma essendo di molto umili origini non ho avuto grandi possibilità economiche per frequentare scuole di fumetto, l’alternativa è stata l’accademia mantenuta a suon di borse di studio e lavoro.

Il tuo stile è molto personale. Come ci sei arrivato e quali sono stati i tuoi numi tutelari in questo senso?

Il mio stile? Ho difficoltà persino io a dargli una definizione visto che penso di essere ancora in piena ricerca del me stesso “disegnato”. Vorrei spiegare brevemente il percorso che ho fatto. Arrivato a Milano ho preso un appuntamento alla scuola di fumetto di via Savona, ho fatto vedere le mie tavole al direttore Giuseppe Calzolari il quale mi ha detto che avevo bisogno di iniziare a lavorare e mi ha messo in contatto con la Bonelli, più precisamente con Mauro Boselli, per la verità ho chiesto io di provare con Dampyr.
Tutto questo accadeva tre anni fa, ricordo ancora le prime tavole portate all’attenzione di Mauro Boselli non erano ancora pronte per una pubblicazione Bonelli, anzi erano proprio fuori dai canoni richiesti. Naturalmente Mauro Boselli mi spiegò che trovava interessante il mio disegno, anzi mi disse che gli piaceva ma che non era adatto alla serie. Ma noi sardi si sa, siamo testardi, per cui una volta al mese insistevo per incontrarlo e mostrargli i progressi del mio lavoro e rubare i suoi consigli che mi permettevano di fare dei grossi passi avanti, tutto questo lavorando in parallelo con il teatro. Poi dopo circa un anno…

Il tuo “esordio” importante è stato con L’Insonne. Come è stata l’esperienza e che cosa ti ha insegnato? Quali sono state le difficoltà di misurarsi con un numero di pagine congruo come quelle del fumetto Free Books?

…Eccomi sull’Insonne, infatti Boselli un giorno vede le mie tavole, pensa e poi mi dice ci sei quasi ma… non sei ancora pronto.
Poi aggiunge, ma visto che ci propongono sempre dei nuovi disegnatori stavolta li proponiamo noi e chiama Ade capone, e nello stesso momento Moreno Burattini in studio con Boselli, manda una mail a Giuseppe Di Bernardo. Purtroppo Ade Capone gentilissimo mi ha spiegato la sua impossibilità di inserire nuovi disegnatori, invece Giuseppe Di Bernardo dopo una prova mi inserisce nello staff, e parto con il numero 7 di Desdy Metus.
L’esperienza con l’Insonne è stata bellissima dal punto di vista professionale e umano c’è stata subito sintonia con Giuseppe Di Bernardo con cui posso vantare una vera amicizia, anche se lui negherà tutto ciò.
Fare delle prove e passare a fare 94 tavole è una notevole differenza, anche perché in parallelo facevo sempre un altro lavoro. Però posso dire che l’apporto di Giuseppe è stato indispensabile, mi ha guidato e ha avuto una gran pazienza perché avevo grosse lacune dovute alla poca esperienza lavorativa nel campo del fumetto.
L’Insonne mi ha insegnato tutto, mi ha permesso di sperimentare e crescere, e di conoscere altri bravi professionisti e amici.
L’insonne è davvero una lettura interessante se vi capita dategli una sguardo perché merita, l’errore è non credere abbastanza nelle potenzialità di questo fumetto.

È appena uscito il tuo numero di Nemrod. Come è avvenuto il tuo coinvolgimento nella mini di Aromatico e Celoni? Che effetto ti ha fatto disegnare una serie il cui numero d’esordio è stato illustrato da un mostro sacro come Fabio Celoni? Quale pensi possa essere il tuo contributo a Nemrod?

Il mio coinvolgimento con Nemrod è nato dopo essere stato bannato da un forum… ah ah, ho conosciuto così una carissima amica che mi ha consigliato a Fabio Celoni dicendogli di dare uno sguardo ai miei disegni, che secondo lei gli sarebbero piaciuti.
A Mantova del 2007 mi presenta Fabio senza dirmi che era Celoni, quindi mi propone un progetto che sarebbe partito a breve, la cosa divertente è che non sapendo ancora di che Fabio si trattasse pensavo fosse un progetto come tanti e invece era Nemrod. Superata la prova che mi si richiede entro a far parte dello staff e a Torino conosco anche Andrea Aromatico che insieme a Fabio Celoni mi scelgono per il secondo numero.
Disegnare dopo quel mostro sacro di Fabio Celoni (mostro è un po’ troppo, in fondo è meno brutto di come sembra, ciao Fabio) è stata una grossa sfida, è un disegnatore fra i più capaci e preparati fumettisti che mi sia capitato di conoscere, uno di quei disegnatori che non usano solo la mano, uno di quegli autori a cui faccio riferimento per l’idea che ho del fumetto, e sopratutto ha la sincerità di giudizio di chi è sicuro del proprio lavoro.
Nemrod è una sfida, un tentativo di sperimentare una nuova strada di fumetto nazionale, una scelta coraggiosa che come tutte le novità suscita perplessità, ho trovato coraggiosa la scelta della Star Comics di intraprendere un percorso rischioso scommettendo su un progetto come questo.
Quando ho visto in anteprima le tavole di Fabio ho capito che dovevo dare tutto quello che potevo, naturalmente calcolando che i tempi erano molto stretti e lavoravamo quasi in contemporanea in un continuo scambio di informazioni, è stata davvero dura.
Il mio contributo su Nemrod? L’aereo per esempio! A parte gli scherzi ho voluto puntare il mio numero su una ricerca di regia della tavola e sul ritmo, in un fumetto come Nemrod è essenziale studiare bene la tavola e dargli equilibrio.
Non è solo un giochino estetico o un modo per creare disturbo al lettore come qualcuno può pensare, è un modo di fare fumetto utilizzando anche la possibilità che fornisce la costruzione della tavola, la volontà di stravolgere lo spazio non è estetismo gratuito è una possibilità in più per comunicare, è utilizzare tutta la grammatica del fumetto, cose già viste senza dubbio ma in Italia si ha grossa difficoltà a sperimentare nuovi formati, Nemrod l’ha fatto è questo è indubbiamente un merito.
Si può creare dinamismo o staticità utilizzando anche solo la costruzione della tavola, basta guardare i grandi maestri come Eisner e per le giovani leve Miller ad esempio.


Sappiamo che sei anche al lavoro su un progetto per l’editore Becco Giallo. Vuoi parlarcene?

Volentierissimo, è un gran progetto scritto divinamente da Leonardo Valenti, parla del massacro del Circeo un caso di cronaca degli anni 70 ambientato a Roma, il titolo se non avvengono modifiche è Un massacro per bene.
E’ la mia prima collaborazione con la Becco Giallo Edizioni ma seguo le sue produzioni come lettore da tempo, mi sono proposto durante il periodo in cui lavoravo per l’Insonne, e sono stato scelto dall’editore Federico Zaghis e Leonardo Valenti dopo tre prove.
Sono entrato subito in sintonia con questo progetto, anche con Leonardo c’è stato un’intesa immediata e ho cercato di trovare soluzioni che si adattassero alla mia visione di quel periodo.
I miei ricordi degli anni ´70 sono quelli che derivano dalla televisione in bianco e nero, ho cercato quindi dare un’idea grafica con toni di grigio e tagli che si rifanno a quella tipologia di memoria.
Per la composizione della tavola ho cercato invece di dare quel gusto del fumetto anni ´70 in modo da poter entrare meglio nella storia, naturalmente articolando la regia in funzione del ritmo che Leonardo Valenti ha dato in sceneggiatura.

Finora hai lavorato con diversi sceneggiatori. Come ti sei trovato nelle collaborazioni e quali sono le situazioni in cui riesci a dare il meglio insieme ad uno sceneggiatore?

Sembrerà strano ma fino ad ora ho lavorato benissimo con tutti, Giuseppe Di Bernardo, Andrea Aromatico, Leonardo Valenti, Francesco Mateuzzi sono ottimi professionisti (Mateuzzi un po’ meno, perché scrive col piede sinistro) che hanno un’idea di fumetto molto simile alla mia, ovvero che tutti lavoriamo per costruire il fumetto al meglio delle nostre possibilità.
Io cerco il rapporto con lo sceneggiatore, devo capire quali sono le sue esigenze, in fondo la storia l’ha scritta lui, mi interessa sapere quali sono le sensazioni che vuole dare, l’atmosfera che deve esserci in un determinato ambiente, è inutile indicare quante sedie ci sono in una stanza, o come si gratta la schiena il protagonista, quello che è indispensabile è a parer mio trasformare l’idea in immagine mettendo ognuno qualcosa della propria creatività, un po’ quello che è il concetto cinematografico.
Insomma nel rapporto con lo sceneggiatore ho bisogno del dialogo, ho visto che il confronto porta ad entrambi delle migliorie al lavoro che vanno a favore della storia, perché lo scopo finale del fumettista è quello di fare un buon fumetto.

Hai un sacco di carne al fuoco, al momento. Ci sono altri progetti di cui ci vuoi parlare?

Avevo un sacco di carne al fuoco (porceddu) ma a Natale l’ho mangiata eh eh. Tornando seri dovrei uscire per la fiera di Mantova con Maisha 2, fumetto edito dalle Edizioni Arcadia dove disegna anche Alessio Fortunato e Giuseppe Liotti, è una nuova serie che spero farà parlare di se perché merita davvero, è uscito il primo numero a Lucca dove avevo partecipato con un flashback. Alla fiera del libro di Torino, quindi a Maggio sarà presentato il libro della Becco Giallo, Un massacro per bene, lo sto terminandolo in questo periodo. A febbraio inizierò a lavorare su Nemrod 8. Per ora è tutto qui, a parte un progetto a cui collaboro da parecchio tempo con un amico, che a parer mio è davvero valido, è solo questione di tempo per definirlo e proporlo ad un editore, insomma ci stiamo lavorando.

Hai un blog in cui hai spesso mostrato di non avere paura di non impelagarti nelle polemiche. Cosa pensi dei blog fumettistici in generale e quale importanza pensi che possano avere in senso professionale?

Sono convinto che non si debba aver paura di parlare, l’importante è non essere volgari ne offensivi. Il dialogo è alla base di ogni civiltà, è bene ricordarlo in questo periodo in cui ci si dimentica quanto sia importante il valore del libero pensiero.
Penso che Forum e Blog siano un ottimo mezzo per confrontarsi con lettori e colleghi, per conoscere persone che hanno la mia stessa passione con cui scambiare idee. Ho scoperto nuove letture tramite amici conosciuti con i forum. Io cerco sempre un dialogo e un confronto, sono contrario alle idee politicamente corrette per cui ben venga lo scontro dialettico se fatto con intelligenza e moderazione.
Il mio Blog è solo un modo per dire la mia, per parlare del lavoro o dei miei pensieri. Mi è capitato di prendere posizione riguardo argomenti come il diritto d’autore in un caso eclatante in cui un autore si è visto modificare in maniera indiscriminata il suo lavoro. Qualcuno mi ha consigliato, per il mio bene di lasciar perdere il discorso perché professionalmente era un rischio schierarsi, ma io sono dell’idea che nella vita bisogna prendere delle posizioni soprattutto quando riguardano un caso che coinvolge anche me come professionista.
Mi piace la provocazione, cercare di far riflettere su certi argomenti e comportamenti e cercare il confronto, penso che questo sia un atteggiamento che in parte ho ereditato dall’Accademia.
Il Blog e i Forum sono mezzi di comunicazione come del resto il fumetto, l’importante è capire che sono solo blog e fumetti e niente di più. Quello che non sopporto è la polemica che deriva dalla cultura televisiva, ovvero provoco per ricevere ascolti. Mi è capitato di vedere salire in maniera spropositata le connessioni al mio blog durante una delle mie scorribande, ho ricevuto delle accuse di sindrome da “star system” ma mi sono tirato via subito, perché ho qualcosa da dire con il fumetto e quando lavoravo a teatro odiavo persino fare la comparsa, per cui odio il palco preferisco il dietro le quinte… a parte quando devo dire la mia su questioni che mi stanno a cuore.

Leggi ancora fumetti? C’è qualche fumetto che ti piace particolarmente e che ti senti di “sponsorizzare”?

Leggo ancora fumetti? Mi pare normale visto che ormai è diventata una professione come potrei non farlo. Io faccio fumetti perché ho iniziato con il leggerli.
Il fumetto è una lettura stimolante e non solo a livello intestinale, e io come professionista devo obbligatoriamente leggere la concorrenza perché solo così mi tengo aggiornato, è come chiedere ad un architetto se sfoglia mai riviste di architettura.
Se esistono professionisti che non leggono più fumetti mi spiace per loro ma sbagliano, anche se il tempo è tiranno bisogna trovare dei margini per continuare ad assorbire stimoli, si io faccio e leggo fumetti e ne sono fiero.
Quali fumetti sento di sponsorizzare? Tutti, perché se leggo dei fumetti che non mi aggradano riesco ad apprezzare di più quelli di mio gusto.
Posso fare l’esempio di alcuni fumetti che ho apprezzato ultimamente.
Pinocchio,P-HPC e Beauty Industries di Ausonia, sono dei bei fumetti che sperimentano e ricercano nuovi modi per raccontare con le immagini, fatti da un abile autore che dimostra che questo media è capace ancora di emozionare, insomma il fumetto come opera matura.
Ho letto l’ultimo ciclo di Nathan Never (194-199) di Stefano Vietti che ha dimostrato che il fumetto seriale sta maturando, una storia non semplice in una serie che ha una continuità complessa, sono certo che sia stata una prova molto dura ma soddisfacente vista la sua riuscita.
Ho apprezzato il romanzo Bonelli, trovo che Gli occhi e il buio di Gigi Simeoni sia sicuramente una dimostrazione che si può essere autori anche nel fumetto seriale e da edicola, è davvero un bel fumetto.
Non posso non citare Dampyr, che secondo me è scritto da uno dei più grandi sceneggiatori del panorama Bonelli, trovo sia stata audace e matura la scelta di ambientare la nascita di un eroe durante la guerra nei balcani dimostrando che si può parlare di qualsiasi argomento pur trattando storie di vampiri.
Trovo molto interessante anche Volto Nascosto, è un fumetto ben scritto e ben disegnato ma per esprimere un giudizio definitivo devo attendere la conclusione della miniserie, però finora non mi ha deluso.
Rat-Man dimostra che il genio non ha confini, mi è capitato di ridere come un pazzo mentre leggevo le storie in metropolitana, ha una comicità che ti trascina.
I libri della Becco Giallo, non perché tiro acqua al mio mulino, ma perché trovo che sia uno dei più interessanti esperimenti editoriali che sia nato in Italia. Io per ora ho letto solo alcuni volumi ma sento di poter consigliare Brancaccio di Giovanni Di Gregorio e di Claudio Stassi, Porto Marghera di Claudio Calia, Ilaria Alpi -il prezzo della verità- di Marco Rizzo e Francesco Ripoli, La banda della Magliana di Simone Tordi, Leonardo Valenti e Stefano Landini. Non è che si dovrebbero leggere è un obbligo morale e culturale per chi ama fumetto e per chi vorrebbe iniziare a leggere fumetto, per comprendere che il fumetto non è solo una lettura di secondo piano o che è adatta solo al riposo mentale, il fumetto come ogni media può raccontare tutto e il contrario di tutto, sta poi al lettore spingersi oltre i confini.
Appunti di una storia di guerra di Gipi lo consiglio perché è un racconto che ti lascia qualcosa, come un gusto amaro, è quel fastidio che si prova quando sei costretto a pensare pur cercando di non vedere.
Mi piace il concetto dietro il lavoro di Bonny-Ed auto-produzione, promozione e sviluppo del progetto utilizzando in maniera intelligente internet, sfruttando il merchandising auto-prodotto. Ed ha dimostrato che il fumetto si può adattare ai tempi con intelligenza senza dovere per forza seguire la moda editoriale del momento, basta credere nelle proprie possibilità il giudizio ai lettori.
Ci sarebbero molti altri esempi, ho scelto di consigliare quelli italiani sperando che i lettori che leggono solo alcuni tipi di storie o di generi provino ad ampliare le loro conoscenze, in fondo l’uomo è nato per essere curioso, lo so che è più facile comprendere ciò che gia conosciamo ma allora Matrix non l’ha capito nessuno? (ahahaha)

Chiudiamo con la nostra domanda classica. Quali sono i tre fumetti che secondo te non dovrebbero mancare nella libreria di un appassionato?

Permettimi di citare qualche autore, basta leggere un fumetto qualsiasi della loro produzione per rendersi conto della magia racchiusa nei loro segni e nelle loro storie.
Hugo Pratt, Dino Battaglia, Ferdinando Tacconi, Sergio Toppi, Alberto Breccia, Andrea Pazienza, Aurelio Galeppini e Gianluigi Bonelli, le sorelle Giussani e dovrei citarne tanti altri, perché sono gli esempi della storia e della modernità del fumetto italiano che rischiamo di dimenticare.
Come mia biblioteca ideale, cito solo tre titoli, anche se escluderò altri bei fumetti ma la lista sarebbe poi interminabile.

V for Vendetta sempre Alan Moore e David Lloyd, un fumetto di grande impatto politico e allo stesso ha il fascino della drammaturgia teatrale, un cyrano dei nostri tempi, datato ma sempre attuale.
The Dark Knight Returns Frank Miller e Linn Varley, è il fumetto che ha caratterizzato la svolta della storia del fumetto popolare, non si può non avere in casa.
Devil l’uomo senza paura Frank Miller e John Romita Jr, non è un fumetto che solitamente viene citato come esempio di importanza rilevante, però è nelle mie corde, e adoro la leggerezza del tratto di Romita.
Consiglio anche un bel libro, su due grandi maestri del fumetto Eisner/Miller conversazione sul fumetto.

Chi siamo
De:Coder
Interviste
Approfondimenti
Recensioni
Link utili
Contatti


Una suggestiva tavola di <i>Maisha</i>
Una tavola dall´imminente <i>Un massacro per bene</i>
Una tavola in stile cartoon
Tavola da <i>Nemrod</i> 2
Una tavola dall´imminente <i>Un massacro per bene</i>