de:code

”Emozioni che provocano dipendenza”: intervista a Gud

di Nicola Peruzzi e Antonio Solinas

Ciao Gud, vorresti presentarti ai lettori di De:Code?

Mi chiamo Gud, anche se a volte mi presento come Daniele Bonomo.
Ho 31 anni e da circa sette vivo nel e di fumetto; come disegnatore, giornalista, insegnante e comicsprovider.
Mi piacerebbe far sorridere la gente.

Gentes è il libro che hai di recente pubblicato per Tunuè, presentato ufficialmente alla scorsa Romics e in seguito portato anche a Lucca. Puoi parlarci un po’ del tuo volume?

Il libro è una raccolta di brevi storie umoristiche.
Diciamo che per tempi di creazione e per stili narrativi e grafici potrebbe essere diviso in tre parti.
La prima comprende delle storie brevi o brevissime (da una a dodici tavole). La seconda è il frutto della 24h del 2006 mentre l´ultima è una storia che attraversa tutto il volume che vede come protagonista la 2CV che è in copertina.
L´idea del volume era quella di riuscire a pubblicare un volume umoristico che potesse far ridere e sorridere toccando le emozioni del lettore.
Ci ho provato raccontando degli episodi più o meno reali nei quali tutti possono riconoscere i propri tic e le proprie fissazioni.

Gentes è, se così la possiamo definire, una raccolta di varie storie unite da differenti comuni denominatori, uno dei quali – se vogliamo escluderne una sulla quale torneremo in seguito – è la brevità. Perché hai scelto di cimentarti con la “forma breve” piuttosto che con un’unica storia, per il tuo primo volume?

Potrei dirti che nelle storie brevi l´umorismo si muove meglio (basti pensare alle vignette, alle strip o alle tavole autoconclusive), ma in realtà alla base di questa scelta c’è proprio la variabile del primo volume.
Per un autore esordiente il primo volume è un dramma.
Riuscire a creare una storia che resti armonica nei suoi contenuti grafici per 80 tavole non è una cosa semplice. La soluzione spesso è quella di cominciare la storia per poi tornare a correggere le prime tavole una volta arrivati alla fine.
Un doppio lavoro, che a volte diventa anche triplo o quadruplo con revisioni su revisioni.
Ma io sono pigro: così ho scelto la formula delle storie brevi.



Merde è, come dicevamo prima, l’unica storia che rompe lo schema del volume, dato che è un racconto lungo, composto di 24 tavole, realizzato – ricordiamo – alla 24HIC.
Trovo che il tuo umorismo funzioni molto bene nele storie di breve durata, tuttavia Merde riesce benissimo nell’intento, pur distinguendosi notevolmente dal resto della tua produzione. Quali sono state le difficoltà maggiori nel realizzare le
24 tavole oltre, ovviamente, al tempo limitato?


Merde è la storia che mi ha convinto che realizzare un volume tutto mio sarebbe stata un´impresa possibile.
Quando ho partecipato alla 24h ero pieno di dubbi e incertezze che si sono sciolti con lo scorrere del tempo. È impressionante l´adrenalina creativa che ti mette in circolo partecipare ad una manifestazione come la 24h.
Realizzare 24 tavole finite in 24 ore è un´impresa non solo possibile, ma bellissima. Le difficoltà sono soltanto a priori, quando poi sei in pista, i passi vengono da soli.

E cosa puoi dirci invece riguardo alle citazioni, così diverse tra loro, presenti all’interno del testo?

Quelli sono brani di libri, di film o di canzoni che ho segnato nel tempo. Per essere più corretti devo dire che sono loro che hanno segnato me, alcune anche profondamente tanto che me le ripeto quasi quotidianamente, come quella di Rohald Dahl sulle belle persone.

Le migliori storie di Gentes, a mio parere, sono quelle che di primo acchito fanno sorridere, ma che, a una rilettura, appaiono segnate da un senso di malinconia e malcelata tristezza, come ad esempio Francesco (e le foglie) ed Erminio Prataroli, in una tradizione ben nota in Italia non solo nel fumetto, ma anche nel cinema.
Quali sono i tuoi modelli di riferimento e di ispirazione, quando scrivi e disegni una storia?


Si tratta del sorriso dolce amaro di cui subisco il fascino in questo periodo della mia vita.
Inutile dire che tra le mie fonti di ispirazione c’è la memoria narrativa di Will Eisner, i romanzi di Daniel Pennac, quelli di Stefano Benni e di Walter Moers.
Per i fumetti su tutti c’è Manu Larcenet, prolifico autore francese che comincia ad essere pubblicato anche in Italia.
Poi c’è Bill Watterson di Calvin e Hobbes, Reiser con il suo tratto, Craig Thompson, Marjane Satrapi, Jacovitti, Bonvi e Mauro Talarico, vero genio contemporaneo del fumetto umoristico italiano.

A cosa stai lavorando ora, dopo la pubblicazione di Gentes?

Dopo essermi goduto le presentazioni di Roma e Lucca, mi sono rimesso al tavolo da disegno per i lavori su commissione di comicsprovider.com (la mia agenzia che fornisce contenuti disegnati on demand).
Nel mio taccuino ho già degli spunti per un seguito di Gentes.
Poi c’è l´idea di una storia lunga (disegnata) e quello di un romanzo (scritto) da qualche tempo in stand by.


Cosa vuol dire fare fumetto sperimentale o, comunque, non di genere qui in Italia?
È vero che gli spazi sono notevolmente ridotti per autori come te?


Se sei giovane e non sei un ottimo disegnatore in grado di adattarti al fumetto seriale difficilmente riesci ad avere uno stipendio per vivere con il fumetto.
Gli spazi per chi vuole raccontare al di fuori delle logiche commerciali ci sono, è che non sono spazi retribuiti come gli altri, tutto qui.
Credo dipenda dai lettori, dalla cultura del leggere fumetti diversi dall´intrattenimento puro. Per mia fortuna negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando...

Potresti illustrarci la tua tipica giornata di lavoro?

La mattina cerco di alzarmi riposato.
Abbondante colazione e mente sgombra (cerco di fare tutte le telefonate e le altre impellenze burocratiche) prima di sedermi al tavolo.
Lavoro cercando di mantenere comunque una vita nel mondo civile, che equivale a dire, pasti ad orari regolari e orari umani, dal lunedì al venerdì.
Il sabato e la domenica, a meno che non sia sotto consegna, non lavoro.

Sei anche un “critico” e un insegnante. Sei stato tu, se non erro, ad aprire le pubblicazioni della Tunué con l’ottimo Will Eisner. Il fumetto come arte sequenziale.
Che rapporto c’è tra il Daniele critico/studioso e il Daniele autore?


Grazie per l’“ottimo”. C´era un rapporto totalitario del primo rispetto al secondo, che però pian pianino si sta prendendo i suoi giusti spazi.

Si parlava, in apertura, di Romics e Lucca Comics & Games.
Cosa si prova a vivere la manifestazione “al di là della barricata”?


Fantastico. Emozioni che provocano dipendenza, fisica e mentale. Immersioni totali nel tuo ego, che si gonfia fino a diventare pericolosamente grande. Le fiere? Da assumere con moderazione.

Leggi ancora fumetti? Cosa segui con maggiore interesse?

Certo che leggo fumetti e mi piace pensare che non smetterò mai.
Mi piacciono tutte le nuove produzioni di racconti a fumetti senza mire di carattere commerciale ma con il solo fine di provocare emozioni e trasmettere good or bad vibations al lettore (graphic novel).
Da qualche tempo non riesco più a leggere fumetto seriale, ma credo dipenda da un mio momento emotivo.

Sei laureato in Scienze Politiche. Per parafrasare Guccini: un laureato conta davvero più di un fumettista?

Ah ah ah. (Devo aggiungere altro?)

Malgrado la tua giovane età sei un insegnante (insegnante di fumetto e storia del fumetto nella sede romana della Scuola Internazionale di Comics). Cosa insegni ai tuoi studenti in un ambiente così bizzarro fumettisticamente come quello italiano?

La curiosità.
Aldilà delle tecniche di realizzazione e delle conoscenze legate all´evoluzione del fumetto, credo sia la curiosità per questo mestiere e per le cose umane a fare la differenza.

Internet cosa può essere, secondo te, per i giovani (e meno giovani) critici e i giovani (e meno giovani) fumettisti?

Per i primi una fonte inesauribile di informazioni, l´accesso completo a database di altri paesi, alla possibilità di contattare chiunque in qualsiasi momento, all´invio di file e documenti in tempo reale.
Faccio fatica ad immaginare una professione come quella del giornalista senza internet.
Per gli autori di fumetti internet ha una doppia valenza.
La prima è quella della documentazione e delle informazioni utili alla realizzazione dei propri lavori e del confronto con gli altri disegnatori.
L´altra è quella della promozione del proprio lavoro.
Nel 1999 ho comprato il mio primo pc, in meno di dieci anni internet è cambiato uno dozzina di volte, sempre migliorandosi, dalla velocità della connessione alle funzionalità dei browser, dall´usabilità dei siti internet alla loro comunicazione.
Il fumetto ancora non ha trovato la sua strada sulle autostrade digitali ma sono convinto che il futuro ha già pronta qualche sorpresa in questo senso.

La domanda classica di De:Code. Quali sono secondo te le tre opere che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?

Tre sono poche, ma in questo momento ti direi:
Lo scontro quotidiano di Manu Larcenet,
Calvin e Hobbes di Bill Watterson,
Blankets di Craig Thompson.

Chi siamo
De:Coder
Interviste
Approfondimenti
Recensioni
Link utili
Contatti


Il blues visto da Gud
Illustrazione di sapore <i>pennachiano</i>
Una serie di omaggi ai personaggi del fumetto
Alcune vignette da una storia di <i>Gentes</i>
Copertina di <i>Gentes</i>