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Il Brain Training di Ford Ravenstock: intervista a Susanna Raule e Armando Rossi

di Antonio Solinas

È passato abbastanza tempo dal numero uno di Ford Ravenstock all’annuncio della nuova serie Arcadia. Che cosa è successo in questo lasso di tempo?

Armando - Beh, per me è stato un anno di grandi cambiamenti. Tanto per cominciare la ditta per la quale lavoravo come grafico pubblicitario ha chiuso i battenti lasciandomi in una situazione piuttosto, come dire, fastidiosa. A quel punto ho cominciato a dedicarmi a tempo pieno alla grafica editoriale ed ai fumetti, realizzando con Susanna diversi progetti da proporre in Francia attraverso la nostra agente.
Susanna - In realtà niente di così insolito: abbiamo cercato un editore. Panini, dopo averci un po’ pensato, ha deciso di non pubblicare i numeri successivi, che comunque esulavano dal nostro contratto e anche dalla loro linea editoriale. Allora abbiamo proposto la serie ad un altro paio di editori, che per quanto ne so ci stanno ancora pensando :-).

Quanto è stato frustrante attendere per la seconda uscita di Ford Ravenstock?

A - Per niente. So aspettare. E comunque ero già convinto che la serie completa di Ravenstock prima o poi sarebbe stata pubblicata. A dirla tutta mi aspettavo che in Italia sarebbe stata pubblicata su importazione dalla Francia.
S - In realtà non particolarmente, almeno per me. Nel frattempo ho iniziato a sceneggiare un’altra cosa e ho buttato giù un certo numero di altri progetti, cosa che non mi ha lasciato molto tempo per pensare a Ravenstock. In generale penso che se vuoi lavorare nella realtà fumettistica italiana devi essere una persona non facile da frustrare, altrimenti sei fregato in partenza. Non vorrei diventare un’altra di quelli che passano tutto il tempo a lamentarsi di come le cose gli vanno male e non fanno niente per modificare la situazione.
Se Ravenstock non avesse trovato un editore avrei semplicemente accettato il fatto che non era abbastanza buono per essere pubblicato. Ciò non toglie che ci tengo moltissimo e che comunque avrei insistito un bel po’ :-).

Come è avvenuto il contatto con l’Arcadia e quale è stato il fattore determinante che vi ha fatto accasare con loro?

A - Nel momento in cui Mario ci ha contattato avevamo già proposto Ravenstock a diverse case editrici. Alcune ci hanno risposto no da subito. Altre ci han chiesto tempo per vagliare la proposta, ma dopo 4 o 5 mesi di attesa era chiaro che non erano interessate. La cosa non mi ha particolarmente stupito perché, se ci rifletti un attimo ti accorgi che nel panorama italiano non esistono case editrici con una linea editoriale in cui possa rientrare un progetto come questo. È per questo che mi aspettavo la pubblicazione in Italia solo dopo una eventuale pubblicazione oltralpe. Comunque in un ambiente in cui la metà delle volte le proposte che ricevi sono piuttosto fumose fin dal primo contatto lo spirito pragmatico di Arcadia si è conquistata la mia fiducia. Inoltre Mario e Massimiliano sono molto motivati e svolgono il loro lavoro con entusiasmo. Da parte mia non potevano esserci motivazioni migliori per scegliere.
S - Molto semplicemente Mario Taccolini ha scritto ad Armando dicendogli: guarda, abbiamo fondato questa casa editrice, sappiamo che Ravenstock non è ancora ufficialmente preso e ci piacerebbe pubblicarlo, che cosa ne pensi? Noi stavamo contrattando con altri, eravamo anche un po’ annoiati, abbiamo dato un’occhiata alla produzione Arcadia fino a quel momento, abbiamo dato un’occhiata a quanto ci offrivano… Non è stata una decisione molto complicata.

Parliamo del peculiare rapporto che vi lega: compagni nella vita e compagni di lavoro. Funziona bene, il rapporto lavorativo, o le eventuali tensioni professionali a volte si fanno sentire nella vita privata?

A - La seconda che hai detto. In media una vignetta su 10 è il risultato di una più o meno violenta e stressante (per me) discussione durata ore. Basta abituarcisi, poi fila tutto liscio. Questo capita in genere quando ci sono troppe vignette noiose da disegnare. Tipo lunghi dialoghi che si svolgono nel lasso di due o tre tavole tutte ambientate nella stessa stanza. Oppure quando non “vedo” una determinata inquadratura descritta nella sceneggiatura.
S - No, figurati, tutto benissimo. Tra l’altro io come sceneggiatrice sono anche particolarmente elastica e democratica. L’abbiamo spiegato anche quelli del Pronto Soccorso che le nostre scale sono sdrucciolevoli.

A proposito del rapporto lavorativo, come funziona la collaborazione su Ford Ravenstock? C’è più interscambio di quanto ce ne sarebbe con altri disegnatori/sceneggiatori?

A - Sicuramente. Considera che le revisioni avvengono in tempo reale e cominciano già in fase di layout per poi continuare con matite e chine. Se qualche elemento della sceneggiatura non mi chiaro mi basta lanciare un urlo e nell’arco di un paio di minuti Susanna mi realizza un bozzetto esplicativo. Inoltre posso fin da subito proporre soluzioni alternative ad una vignetta. Per istinto tenderei a realizzare inquadrature piuttosto azzardate o ad inserire particolari un po’ sopra le righe e il compito di Susanna è quello di frenare la mia anarchia grafica. Ricordo un’accesissima discussione di tre giorni durante la realizzazione del primo volume in cui io volevo assolutamente usare una carta da parati a teschietti per il soggiorno di Ravenstock. Susanna diceva che era TROPPO sopra le righe e alla fine l’ha spuntata lei. Ma continuo ad essere convinto che la carta da parati a teschietti sarebbe stata figa!
S - Il problema di avere il disegnatore nella stanza accanto è che ti può insultare in tempo reale. Voglio dire: lo so che il disegnatore, quando legge che gli ho appioppato certe inquadrature, mi bestemmia dietro, ma se è a Palermo è molto più comodo, no?
D’altro canto, sì, dialoghiamo molto più di quanto sarebbe indicato per la salute di entrambi sulle scene e sulle inquadrature, col risultato che difficilmente la sceneggiatura rimane quella che era. La cosa divertente (si fa per dire) è che io adesso sto sceneggiando dell’altro. Armando, dall’altra stanza, mi grida delle domande a bruciapelo su cose che ho scritto un anno fa e io devo rispondere al volo. È meglio di Brain Traning.

Essendo passato un po’ di tempo, avete modificato un po’ l’approccio, rispetto all’edizione Panini? Che cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova incarnazione di Ford Ravenstock?

A - Beh, adesso mi muovo in un universo narrativo già formato. Con personaggi dalla personalità ormai ben sviluppata. Questo mi rende sicuramente più facile farli “recitare” sulla scena.
Susanna sta anche scrivendo delle sceneggiature più dettagliate, il che aumenta il numero delle discussioni. Diciamo che in linea di massima a me basterebbe una descrizione dell’ambiente e le battute dei personaggi per poi poter gestire da solo la costruzione della tavole e le inquadrature. Per quanto riguarda invece il puro lavori del disegno direi che c’è da considerare la normale evoluzione del tratto. A parte questo credo che i lettori possano aspettarsi qualcosa che non deluderà chi ha apprezzato il primo volume. Certo, quello su cui stiamo lavorando sarà probabilmente meglio sceneggiato e disegnato. E sicuramente anche meglio colorato, dato che non sarò più io ad occuparmi del colore!
S - Oh, sì. Tanto per cominciare più passa il tempo più divento pignola. Le mie sceneggiature sono aumentate di numero di pagine, cosa che alimenta i conflitti. Ciò che percepirà il lettore, invece, sono dei tempi leggermente più rilassati (nel precedente numero avevo dovuto tagliare tre pagine, cosa che aveva creato una certa compressione) e delle tavole più ariose. Anche in questo caso è questione di formato.
Poi, non per dire, ma le nuove storie sono più belle delle vecchie :-)!

Che cosa invece vi aspettate voi, in termini di vendite e di recezione da parte del pubblico?

A - Non ne ho la minima idea! Mettiamola così: Quando sono al lavoro su un progetto tendo a non pensare a cose come queste. Se lo facessi mi verrebbe un’ansia da prestazione che si rifletterebbe sulla qualità del mio lavoro, cosa che voglio assolutamente evitare. A queste cose lascio che pensino Susanna e Arcadia.
S - Più che altro che cosa si aspettano quelli di Arcadia! Se i risultati fossero simili a quelli del numero uno credo che sarebbe già positivo, ad un anno e mezzo di distanza e con un cambio di editore. Vedremo.
Ho raccolto in giro un sacco di pareri entusiasti e so che erano parecchi a chiedere un ritorno di Ravenstock (peraltro previsto fin dall’inizio). Spero che il secondo volume piacerà a questi “fan fedeli” più del primo. Io penso veramente che sia migliore!

Per Susanna: quali sono gli aspetti più difficili dello scrivere una serie particolare come Ford Ravenstock?

S - Mi verrebbe da dirti che non ce n’è, perché Ravenstock è un essere vivo e senziente che abita nel mio cervello, e so sempre che cosa farebbe in una determinata circostanza o quello che penserebbe in un’altra. Ma non sarebbe del tutto vero. La difficoltà nello scrivere Ravenstock è nel non esagerare. Lui vuole morire, ok, ma devo cercare di mantenere tutto su note lievi, senza calcare troppo la mano. Non mi piacerebbe se qualcuno mi dicesse che l’ha trovato irrispettoso nei confronti di situazioni di disagio reali. Lavoro tutti i giorni con delle persone che sono molto più vicine a un Ravenstock di me o di te (ultimamente di meno, ma ovviamente non ho dimenticato che cosa significa convivere con la possibilità che qualcuno che conosci bene ponga fine alla sua vita da un momento all’altro) e l’ultima cosa che vorrei è che si sentissero offese da quello che scrivo.

Per Armando: quali sono gli aspetti più difficili del disegnare una serie particolare come Ford Ravenstock?

A - Sicuramente rendere omogenea la stilizzazione dei vari personaggi. Siccome ci muoviamo in quella terra di nessuno che è ai confini fra il realistico e l’umoristico bisogna sempre stare attentissimi a che i personaggi non risultino troppo pupazzosi né troppo realistici. Ti assicuro: una faticaccia!

La domanda con cui chiudiamo sempre: i tre fumetti che bisognerebbe assolutamente leggere…

A - Vediamo un po’… Sicuramente qualcosa di Moore. Direi The league. Poi direi Powers di Bendis – Oeming perché è la migliore serie che ho letto di recente. E poi un titolo di Eisner. Uno qualsiasi.
S - Vorrei che sapessi che questa domanda mi presa più tempo di tutte le altre insieme. Ma, visto che bisogna stare alle regole, diciamo che sono The Sandman, Torpedo e Professor Bell, ok? E che il dio-serpente abbia pietà di me.

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Uno schizzo preparatorio per una tavola di <i>Ford Ravenstock</i> 2
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