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Usare parti diverse del mio cervello: intervista a Brian Michael Bendis

di Nicola Peruzzi (thanks to Christine for scribing)

Leggi l'intervista in lingua originale

Ciao Brian. Non ti chiederò di presentarti, perché qui da noi sei uno dei più celebri ed apprezzati scrittori di comics.

Ne sono felice, anche se non so se sia del tutto vero.

E’ vero, puoi credermi!

Bene, ne sono davvero felice.

Partiamo dall’argomento più caldo del momento: Civil War. Al momento scrivi entrambi i team dei Vendicatori, i Nuovi Vendicatori e i Mighty Avengers, due fazioni opposte nel post–Civil War. La domanda è: tu da che parte stai?

In realtà, ti posso dire che io non parteggio per nessuno dei due, scrivo entrambe le serie con la stessa convinzione. Il mio lavoro non è schierarmi con una fazione, il mio lavoro è presentare entrambi i lati dei vendicatori allo stesso modo.

Capisco che questo sia il tuo lavoro di fumettista, ma l’uomo Brian Bendis da che parte sta?

Beh, non posso dirtelo. Se lo facessi, influenzerebbe di molto il mio lavoro di scrittore.

Ok, potresti allora dirci qualcosa a proposito dei tuoi esordi e del tuo attuale lavoro come scrittore? Hai iniziato come scrittore e disegnatore indie, e ora lavori nel mainstream. Vorrei sapere come sono cambiati il tuo stile e il tuo approccio alla scrittura in questi anni.

E’ una buona domanda. Beh, spero che ciò che scrivo sia migliorato, anche perché sono invecchiato e, come saprai, col tempo metti alla prova sempre di più te stesso e cerchi di scrivere sempre qualcosa di meglio. Ma al di là di questo la differenza fondamentale è tra lo scrivere per te stesso, ben sapendo che cosa andrai anche ad illustrare, e lo scrivere per qualcun altro. Io scrivo per vari disegnatori, ognuno diverso, ognuno con le sue forze e le sue debolezze. Quindi cerco di concentrarmi e di immaginare quale possa essere ogni volta il risultato finale di ogni singolo lavoro. Quindi, ogni volta che collaboro con un nuovo disegnatore, mi chiedo cosa potrei fargli fare tra le cose che gli riescono meglio, ma allo stesso tempo voglio che provi qualcosa di nuovo, qualcosa che non ha mai fatto prima di adesso. Voglio sorprenderli e sorprendermi, in modo tale da poter sorprendere anche i lettori.

Hai mai pensato di disegnare per la Marvel, oltre allo scrivere?

Joe Quesada odia i miei disegni. Ma la sai una cosa? Io adoro disegnare, e continuo a farlo ogni giorno. Il fatto è però che lavoro quotidianamente con i migliori disegnatori nel mondo dei comics, e lo dico senza il timore di esagerare. Sono gli autori di questa generazione che verranno ricordati per decenni, e io collaboro con loro. Per altro, non che voglia sembrare umile, ma questi ragazzi disegnano molto meglio di me, e, mettendo tutto su questo piano, per me è un divertimento anche solo scrivere, ed è stupefacente vedere come ri-immaginano quello che io ho scritto per loro. Tra l’altro però, di recente ho disegnato alcune coperine di Powers.

A proposito di Powers. Com’è la situazione di Powers negli USA?

Adesso è passato alla Marvel, sotto etichetta Icon. Stiamo provando a mantenerlo mensile ma esce il martedì ogni sei settimane, alla fine.

E’ cambiato qualcosa nel passaggio dalla Image alla Marvel?

Beh, c’è da dire che ogni story-arc è diverso, e ogni story-arc può richiedere molto tempo per essere concluso. Ogni episodio può essere un murder mystery, ma può parlare anche di mitologia moderna. Il fatto è che questa serie è qualcosa davvero al di là delle possibilità delle case editrici principali, Marvel e DC, perché si parla di morte e di eroismo, si guarda alle cose in una maniera totalmente differente rispetto a qualsiasi altro fumetto di supereroi. Anche perché in realtà, questo non è proprio un fumetto di supereroi, ma un fumetto su due detective della omicidi.

Siamo di nuovo alla Marvel, quindi. A tal proposito, tu scrivi tanto per l’universo classico, quanto per quello Ultimate. Come cambia il tuo modo di scrivere tra l’uno e l’altro?

Penso che quando scrivo Ultimate Spider-Man, uso una parte completamente differente del mio cervello. Non so descrivere come riesca ad arrivarci, ma cerco sempre di tenermi le deadline lontane, talvolta anche lontane di un anno. Così, ogni volta che mi sveglio, ogni volta che ho voglia di scrivere, ovunque sia la mia mente, io lo faccio. E non mi preoccupo delle scadenze né di nient’altro. In questo modo, ciò che scrivo è naturale, ed è questo che credo faccia la differenza. Se un giorno ho voglia di scrivere Ultimate Spider-Man ma so che devo scrivere I Vendicatori, non sarebbe la stessa cosa, si sentirebbe che è forzato. Si tratta di usare parti diverse del mio cervello, ascoltare le diverse voci che ho in testa.

Leggendo i fumetti Marvel oggi – non solo quelli che scrivi tu, ma più in generale ogni albo ambientato in questo universo narrativo – mi sembra che tu sia diventato una specie di figura di riferimento per gli altri scrittori, quello che dà la direzione agli altri autori.

E’ difficile per me rendermi conto se sia vero o meno, io scrivo solo i miei fumetti. Ma no, non direi, ognuno fa il proprio lavoro. Voglio dire, c’è anche gente che non sopporta proprio ciò che scrivo; se ognuno facesse ciò che dico io, questi lettori scapperebbero tutti via. Immagino che tu ti riferisca al fatto che alcuni dei fumetti che scrivo hanno come protagonisti un sacco di personaggi, tutti quanti punti focali dell’universo Marvel. Prendiamo ad esempio i Vendicatori: metti insieme, in una stanza, Spider-Man, Cap, Iron Man... ci sono tutti. E se io faccio bene il mio lavoro, i rispettivi titoli verranno influenzati da ciò che scrivo. Ma in realtà, dietro a tutte le decisioni, c’è un ristretto gruppo di persone.

E fate una specie di brainstorming per capire cosa fare.

Si. Talvolta io, Mark Millar e Jeph Loeb ci ritroviamo per delle sessioni di brainstorming. Altre volte invece con Brubaker e Matt Fraction ci facciamo delle sedute di X-Box live, in cui giochiamo e facciamo un brainstorming.

Hai lavorato con Gabriele Dell’Otto, un altro disegnatore molto apprezzato da noi. Come è andata? Intendo dire, cosa si prova a lavorare con persone con una sensibilità così differente?

E’ ciò che amo di più fare. Prima di tutto, i graphic novel europei mi hanno incredibilmente influenzato, nella mia crescita. Manara è uno dei miei eroi. Così quando il mio amico David Mack è venuto in Italia ha scoperto le opere di Gabriele. Lui era già conosciuto da un po’ qui, ma gli americani non lo conoscevano. Ha mostrato i suoi lavori a Joe Quesada, e quando li ho visti ho pensato che avrei scritto volentieri qualcosa per Gabriele. C’è qualcosa in me che è veramente incuriosita da ciò che piace a voi italiani, da ciò che è popolare qui da voi. Si può dire quindi, che ho fatto questo per ragioni puramente egoistiche, ma ha funzionato alla grande. Beh, avrebbe potuto disegnare più in fretta, ma alla fine è andata bene.

E c’è qualche altro disegnatore italiano con cui vorresti collaborare?

Sono qui per cercarne qualcuno, mi sto guardando intorno.

Quindi potremmo aspettarci qualche nuova collaborazione in futuro?

Assolutamente si! Se il prezzo è giusto.

Leggi ancora fumetti? Cosa segui in questo periodo?

Ma certo! In America, c’è Iron Fist di Brubaker e Matt Fraction che è davvero bellissimo. Mi piace molto anche Capitan America, e Fell di Warren Ellis...

Fell è molto differente da quello che scrivi. E’ decisamente compresso.

Beh, è una storia di sbirri, ma capisco ciò che intendi. C’è da dire che tra le cose che ho scritto nel corso dell’ultimo anno che qua da voi non sono ancora uscite, ho lavorato a un sacco di storie che si concludono in solo numero, ad esempio nei Vendicatori durante la Civil War, o agli Illuminati. Mi piace fare storie da un solo numero. Tornando a noi, sono un grande fan di Warren Ellis, mi piace molto il suo Nextwave, che da voi è ancora in edito.

Prima parlavi di Brubaker. Che ne pensi del suo Devil?

Lo adoro. Io ed Ed siamo amici da veramente molto tempo. Sapevamo di essere giunti alla fine con Devil, ed io avevo una conclusione. Volevo mettere Matt Murdock in prigione. Ma non è una cosa carina da fare allo scrittore successivo. Ma sapevo che c’era Ed. Come ho già detto, adoro quella serie. Sono il suo più grande fan. E sono anche un fan del personaggio, e voglio che la storia sia grandiosa. Sai, c’è qualcuno che quando lascia una testata vuole che sia chiusa, ma questo non vale certo per me!

E cosa ne pensi del lavoro di David Hine su Devil: Redemption?

Mi piace, e sono felice che anche voi l’abbiate potuto leggere. I disegni sono di Michael Gaydos, tra l’altro, col quale ho collaborato in Alias. Mi piace moltissimo. E presto tornerò su Devil. Sto scrivendo con David Mack, Bill Sienkiewicz e Klaus Janson una storia che si chiama Daredevil End of Days, che sarà l’ultima storia di Devil. E’ una specie de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, e sarà proprio la storia finale di Devil.

A giudicare dalla tua esperienza in fiere e convention, quali sono le differenze tra quelle italiane e quelle americane?

Fino a qui tutto bene. Fino ad ora, Mantova è veramente carina. [Un ragazzo porge a Bendis una copia spagnola di Guerra Segreta da autografare, n.d.r.> Fantastico! L’hanno messo in uno slipcase?
Vedi questa è la parte migliore, o almeno una delle parti migliori di venire alle fiere all’estro: vedere i tuoi lavori in edizioni migliori di quelle che fanno in America. Questa ad esempio è di gran lunga migliore!

La nostra domanda classica. Potresti dirci tre opere che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?

Tre must have? American Flagg di Howard Chaykin, Batman Year One di Frank Miller e Dave Mazzucchelli e Avengers Annual 10 di Chris Claremont e Michael Golden.

Grazie mille Brian.

Grazie mille a te!

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