de:code

Una promessa (ampiamente) mantenuta: intervista a Marco Nizzoli

di Simone Satta

Ciao Marco, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao!Sono Marco Nizzoli e di professione faccio il disegnatore di fumetti.

Hai iniziato giovanissimo a lavorare nel campo dei fumetti, a soli 19 anni, su Alan Ford. Com’è stato l’impatto con il mondo del fumetto, anche e soprattutto considerando la tua giovane età? Di questi tempi l’età media degli esordienti si è alzata notevolmente…

L’impatto è stato forte perché entrare a far parte di un mondo che avevo sempre sognato e che in un certo senso mitizzato rappresentava una conquista.Successivamente ho preso coscienza che si trattava di un lavoro che aveva bisogno di concretezza e dove bisognava produrre.Penso di non aver mai lavorato tanto come in quei primi anni anche perché contemporaneamente frequentavo l’Istituto Europeo di Design quindi disegnavo continuamente…

Alan Ford aveva e ha tuttora determinati canoni grafici da rispettare, non mi riferisco solo alla griglia fissa a due vignette ma soprattutto allo stile. Tu sei un disegnatore che ha sempre avuto, artisticamente, una spiccata personalità: come ricordi la tua esperienza su Alan Ford, considerando anche il fatto che eri, presumo, in un periodo di formazione, e cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

All’inizio per me è stato facile seguire lo stile di Magnus perché disegnare Alan Ford era un mio sogno da quando avevo dieci anni,poi albo dopo albo la cosa incominciò ad andarmi stretta e cominciai a prendere le distanze dallo stile Magnus,i lettori non apprezzarono molto se ben ricordo…

Dopo pochi anni, nel 1990 sei stato il creatore grafico della serie Angel Dark…e hai esordito per la seconda volta nel mondo del fumetto, visto che il protagonista aveva le tue fattezze. Com’è stata la particolare genesi del personaggio? E come hai vissuto la tua doppia esperienza sulla serie, in qualità di autore e, in qualche modo, di alter ego di Angel Dark?

Max Bunker mi diede questa opportunità anche perché capiva che ormai Alan Ford mi stava stretto.Io mi presi questa responsabilità senza paure,forse per via dell’età ero molto incosciente e non mi facevo troppe menate e il fatto di dover uscire ogni mese con un albo non mi spaventava.L’idea di dare al personaggio le mie fattezze è stato un misto di egocentrismo e di pragmatismo visto che mi veniva molto facile disegnare il mio viso…

Il 1991 lo definirei l’anno della consacrazione: Fondazione Babele (con Massimo Semerano), Simbaby, Raymond Capp (con Federico A. Amico). Inizi a farti conoscere anche in Francia e il tuo stile inizia ad assumere una personalità sempre più consolidata. Sempre nel ’91 l’Anafi ti assegna il premio Albertarelli in qualità di “promessa del fumetto italiano”.
Tutto questo non basta a lanciarti nell’olimpo del cosiddetto fumetto mainstream italiano.
Fu un tua scelta dedicarti ad un tipo di fumetto più autoriale e libero, oppure il tuo stile era troppo particolare e personale per il fumetto popolare del tempo?


Fondazione Babele è ancora una delle cose che ho fatto che pur con tutti i suoi difetti mi piace ancora molto per l’eterogeneità delle soluzioni stilistiche che mi prendevo la libertà di sperimentare,Raymond Capp è quasi una parodia di tutti i fumetti di fantascienza che io e Federico Amico avevamo amato.A me è servito anche per tagliare il cordone ombelicale che ancora mi teneva troppo legato a Moebius.
Il fatto di non essere entrato nel mainstream(alludi a Bonelli immagino) è presto detto:Carlo Ambrosini era allora un mio insegnante,gli chiesi di poter fare delle tavole di prova per Dylan Dog, la cosa non andò bene e siccome avevo altri progetti in cantiere la cosa finì lì.
Da un certo punto di vista penso sia stato un bene perché ho potuto così affinare il mio stile e quando ho iniziato a collaborare con Bonelli per la serie Napoleone il mio stile ormai aveva connotati ben precisi.

Fra il ’95 e il ’99 oltre ad E.S.P. di Michelangelo La Neve (con cui ancora collabori attivamente) maturi un’esperienza nel fumetto erotico lavorando con la 3ntini. Molti vedono il fumetto erotico solo come un modo di guadagnarsi il pane, altri lo evitano come la peste, altri gli danno pari dignità artistica che a qualsiasi altro genere. Tu come ti sei posto e come ti poni ora nei confronti di questo tipo di fumetto?

Mi è piaciuto molto lavorare per Selen,c’era molta libertà e nonostante fosse richiesto un erotismo abbastanza spinto potevi scrivere qualunque tipo di storia e spaziare in qualsiasi genere.
Se ci fosse il mercato ne farei volentieri ancora

Nel 1999 entri a far parte della grande famiglia Bonelli. Com’è nato questo sodalizio? Pensi che, senza una serie particolare come Napoleone, artisti poco inquadrati entro determinati schemi (penso a te o Paolo Bacilieri, ad esempio) sarebbero ora così bene inseriti nella realtà Bonelli?

Carlo Ambrosini mi contattò per propormi di collaborare alla serie,io accettai subito anche perché Napoleone è insieme a Dylan Dog la serie Bonelli che mi piace di più.L’idea di Carlo di creare un team un po’ diverso dal solito penso gli servisse anche molto di stimolo per scrivere storie che si adattassero alle sensibilità dei diversi disegnatori e per creare una certa complicità con i lettori.

Parlaci un po’ della tua esperienza su Napoleone. Com’è stato attenersi ai (più o meno) rigidi schemi della supervisione bonelliana? E la gestione della fatidiche 98 pagine, per te che eri ormai abituato, penso, a un ottica “francese” in questo senso?

La vera differenza tra la maggior parte dei fumetti francesi e bonelli non sta nel numero di pagine né nella presunta “autorialità” dei primi.La vera differenza è che i fumetti francesi hanno molte più vignette per pagina,i lettori amano i campi lunghi e le vignette con molti particolari,per farti un esempio una pagina piena di dialoghi,primi piani e piani americani in un fumetto francese è impensabile,nei fumetti bonelli succede invece spesso.Un professionista queste cose le deve sapere e si regola di conseguenza,diciamo che ci vuole apertura mentale.

Il rapporto con Ambrosini. Quanto e in che modo ha influito (se ha influito) nel suo approccio alla sceneggiatura, e nel vostro rapporto professionale di conseguenza, il suo essere anche un disegnatore? Come nasceva una vostra storia di Napoleone? Venivi coinvolto anche in fase di elaborazione della storia?

Non so se Carlo scrivesse le sceneggiature pensando a chi le avrebbe disegnate,probabilmente un pochino sì,direi che ad un certo punto diventa inevitabile,avendo una scuderia di disegnatori con cui si è in stretto rapporto,magari partire con un´idea e poi pensare :”questa piacerebbe al tale disegnatore”sviluppandola poi totalmente in funzione dell´artista a cui si è pensato.
Con Carlo mi ricordo soprattutto chiacchierate intrise di estetica,filosofia e psicoanalisi junghiana,lui partiva da una tesi filosofica e su quella costruiva una storia.

Ora che Napoleone ha chiuso i battenti presumo farai parte della scuderia di Pollock. Se la mia previsione non è sbagliata, vuoi parlarci un po’ della nuova serie e del tuo lavoro su di essa?

Per ora sono troppo occupato con altri progetti ma sono sicuro che Pollock mi piacerà visto che la serie è scritta da carlo Ambrosini,spero che abbia successo e magari di poter collaborare in futuro.


Dal 2002 sei molto attivo anche in Francia, con La Neve sei l’autore di Le Jour des Magiciens, mentre con Semerano di Les Enfants du Crepuscùle: sei uno dei pionieri della nuova ondata verso quella che ormai sembra diventata una vera e propria terra di conquista da parte dei fumettisti italiani. Parlaci un po’ della tua esperienza francese e delle differenze che hai trovato e trovi ancora fra i due diversi modi di fare e pensare il fumetto, quello italiano e quello d’oltralpe.
La Francia è davvero, in questo momento, la terra promessa che molti sostengono sia?


Di terre promesse secondo me non ne esistono,ci sono i pro e i contro come per tutte le cose.
Secondo me la più grossa differenza sta nel fatto che il lettore medio francese è molto legato al genere(fantasy,fantascienza,umoristico etc.etc) e checcè se ne pensi è molto meno aperto e tradizionalista di quanto sembri quindi quando si ha in mente un progetto deve poter essere ben catalogato in un determinato genere.Per me questo è stato un problema perchè certi schematismi non mi piacciono ma grazie agli sceneggiatori ci siamo saltati fuori.

Ci vuoi parlare un po’ dei tuo progetti futuri (prossimi e meno prossimi)?

Attualmente sto lavorando ad una nuova serie scritta da Jodorowsky,è il seguito della saga di Alef Tau che scrisse negli anni 80.Parlando di generi in questo caso si tratta di fantasy.

Come si struttura la tua tipica giornata lavorativa?

Diciamo che è essendo abbastanza rigoroso tendo a essere costante nella produzione quindi lavoro 6/8 ore,mai di notte.Il mio momento migliore è il pomeriggio.

Parlaci del tuo approccio alla tavola. Quanto cambia, e in che modo, quando devi lavorare in bianco e nero e quando invece il colore è parte integrante della tavola? Quale delle due situazioni preferisci?

In genere preferisco come risultato finale quello a colori ma come approccio iniziale li trovo interessanti tutti e due.Quando so che le tavole non saranno colorate abbondo di più con il nero per rendere più intense le vignette ed evidenziare determinate situazioni dove gli effetti di luce sono fondamentali,paradossalmente questo rende il lavoro molto più facile mentre riuscire a rendere una tavola interessante con la linea chiara necessita di un disegno molto rigoroso e di una costruzione della vignetta completamente diverso.

Quali sono i tuoi modelli?

Ci sono tantissimi autori che mi piacciono ma quelli che mi hanno influenzato di più sono stati Moebius,Magnus,Pratt,Myazaky.

Leggi fumetti? Segui qualche autore o qualche serie in particolare?

Sì,leggo un pò di tutto,francamente mi lascio più influenzare dal disegno,quindi li compro in base a quello infatti il più delle volte rimango deluso dalla storia.Ultimamente mi piace molto Guy Davis e ho comprato un albo illustrato da lui e scritto molto banalmente da Mignola...

C’è un personaggio o una serie su cui vorresti lavorare ad ogni costo?

No.

Qual è il segreto per fare donne belle come le tue?

Forse la voglia di carpirne l’essenza…

Le case editrici che hanno dato alle stampe i tuoi precedenti lavori hanno chiuso i battenti oppure si sono orientate verso pubblicazioni differenti dal fumetto. Ora che, grazie soprattutto alle piccole case editrici, sembra esserci un boom delle ristampe, avremo la possibilità di riammirare alcuni tuoi vecchi lavori come Fondazione Babele e Raymond Capp?

Sarebbe bello.A maggio uscirà per i tipi di Alta Fedeltà un volume intitolato ”La bella estate” che raccoglie alcune storie che ho pubblicato su Selen alcuni anni fa.

E dei tuoi lavori pubblicati in terra transalpina? Puoi darci qualche novità riguardo una loro eventuale pubblicazione italiana?

So che c´è un editore interessato alla serie Les enfants du crepuscùle ed è in trattativa con l´editore francese.

Per finire, la classica domanda di De:Code: i tre fumetti che non devono mancare nella libreria di una appassionato?

Ti rispondo in maniera un po’ diversa e forse per me più semplice elencandoti i personaggi più affascinanti e riusciti del fumetto che avrei voluto creare io.
Corto Maltese,Dylan Dog,Spiderman e quasi quasi ci metto anche Capitan Harlock.

Chi siamo
De:Coder
Interviste
Approfondimenti
Recensioni
Link utili
Contatti


Fondazione Babele
E.S.P.
Un´erotica ”creatura” di Marco Nizzoli
Un Marco Nizzoli insolitamente kirbyano...
Illustrazione per i Tarocchi Segreti
Napoleone
Les Enfants du Crepuscule
Le jour des Magiciens
Tavola da Le jour des Magiciens
Marco Nizzoli