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La sottile linea nera: intervista a Kevin Nowlan

di Antonio Solinas

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Ciao Kevin, sei uno dei fumettisti più rispettati, qui in Italia.

Questo mi sorprende. Sono stato invitato a delle conventions in Spagna e Francia, ma raramente ho contatti con persone in Italia.

Vuoi presentarti ai tuoi lettori Italiani?

Sono nato nel Nebraska nel 1958. Ho fatto le matite per un fill-in del Dr. Strange per la Marvel nel 1982. Ho disegnato Grimwood’s Daughter per la Fantagraphics, e poi The Outsider’s Annual e The Secret Origin of Man-Bat per la DC. Più recentemente, ho disegnato Jack B. Quick, Boy Inventor per la ABC.

Quando è stato che hai iniziato ad interessarti ai fumetti?

Erano dappertutto quando ero bambino. Dal barbiere, dal droghiere. Ogni bambino della città doveva avere una bel malloppo. Io ero solito leggere i fumetti di mio fratello più grande e le strisce a fumetti nei quotidiani. Quando ero molto giovane, raccoglievo vuoti a rendere al deposito da 1¢ e con quei soldi ci compravo fumetti “bootleg” con le copertine strappate via.

Come è avvenuto il tuo passaggio al professionismo?

Da fan, ho realizzato diverse illustrazioni per riviste come Amazing Heroes e il Comics Journal. Terry Austin vide alcune di questi disegni e si offrì di mostrare il mio portfolio ad un paio di editors alla DC ed alla Marvel. Questo mi ha poi portato a fare le matite di Dr. Strange #57.

Quali sono le tue influenze? Ci sono influenze che magari non sono immediatamente identificabili?

Magari non si vede dando uno sguardo al mio lavoro, ma sono un grande fan di Bob Oksner fan. Neal Adams, Alex Toth, Berni Wrightson, Frank Frazetta, Gil Kane, Mike Mignola e Wally Wood hanno avuto anche loro una grande influenza sul modo in cui io disegno.

Sebbene tu sia un disegnatore molto rispettato, hai spesso preferito il ruolo di inchiostratore, un’attività molto sottovalutata, secondo me. Quali sono state le ragioni di questa scelta?

La convenienza. Inoltre, è una parte del mio lavoro che mi piace veramente. E poi mi dà la possibilità di lavorare con un altro stile, anche se ci sono persone che magari direbbero che io faccio risultare le matite di tutti come se fossero frutto del mio lavoro, quando inchiostro.

Come inchiostratore, hai lavorato con molti disegnatori diversi. Ci sono mai stati casi in cui hai pensato che il tuo stile fosse incompatibile con un determinato disegnatore?

È accaduto alcune volte. Anche in casi che non mi aspettavo, come la seconda serie di Superman/Aliens che ho fatto insieme a Jon Bogdanove.

Quale è stato il disegnatore con cui hai preferito lavorare?

Gil Kane è stato il mio preferito.

E se dovessi fare il nome di un disegnatore che sogni di inchiostrare?

Neal Adams.

Quando lavori con un altro disegnatore, normalmente, ti vengono date matite dettagliate da inchiostrare, o poco più dei cosiddetti breakdowns (layouts molto poco dettagliati, n.d.T.)?

Ho lavorato in entrambi i modi. Qualche volta anche durante lo stesso progetto. Non è strano per un disegnatore sentirsi a corto di tempo e quindi iniziare a passarmi dei breakdowns invece delle matite finite.

Dove pensi che sia il confine fra il ruolo di inchiostratore e finisher (chi inchiostra i breakdowns, n.d.T.)?

Da nessuna parte. Lo decide l’editor, se sono stabiliti compensi diversi.

Sei anche uno stimato copertinista. Idealmente, se dovessi sciegliere, preferiresti fare il disegnatore, l’inchiostratore o il copertinista?

Non saprei cosa scegliere. Mi piace la varietà.

Il tuo stile è potente e caratteristico, ma abbastanza flessibile da passare dalla commedia caricaturale ai supereroi più convenzionali (per citare Wikipedia). Nonostante questo, il tuo lavoro si è visto soprattutto su fumetti supereroistici. Saresti interessato a disegnare una serie Vertigo, per esempio, o a lavorare con editori stranieri che non pubblichino supereroi?

Certo. Mi sento molto a mio agio con le teste che parlano. Il lavoro di cui sono più fiero non ha niente a che fare con i supereroi. Jack B. Quick ha come fulcro persone normali che vivono in una piccola città. Niente muscoli gonfi o costumi.

Sei a conoscenza del fatto che sei stato un modello molto importante nello sviluppo di alcuni importantissimi disegnatori italiani?

No. Se è vero, mi risulta una completa sorpresa.

Ti dà fastidio il fatto che forse non hai avuto abbastanza credito per quello che hai fatto nella tua carriera, in termini dei riconoscimenti ricevuti da parte del fandom?

Veramente non troppo. È il risultato di decisioni che ho preso io, quelle di lavorare su progetti di basso profilo e storie bravi. Un lettore di solito deve scavare un po’, per trovare qualcosa su cui ho lavorato.

Sei un cosiddetto “artist’s artist”. Segui qualche autore fumettistico in particolare?

Mike Mignola. Mi piace anche la serie spinoff di Hellboy, BPRD, di John Arcudi e Guy Davis. A parte questo, passo molto più tempo a leggere materiale vecchio di quanto non faccia per fumetti nuovi. Ultimamente, sto leggendo le vecchie strisce di Steve Canyon degli anni ’40 e varie raccolte dei Peanuts.

Quali sono i tuoi progetti, al momento?

Ho appena finito una storia di Goon per la serie in bianco e nero che sta pubblicando la Dark Horse. Ho realizzato alcune copertine per la DC ed una cover di Red Sonja per la Dynamite. Ho appena disegnato una illustrazione per la rivista MAD che è apparsa nel numero attuale (gennaio 2007, n.d.T.). Sto lavorando ad una vecchia graphic novel di Man-Thing che ho iniziato negli anni ‘80. Sto cercando di vedere se riesco a finire di dipingere l’ultima dozzina di pagine, in modo che la storia possa finalmente venire pubblicata.

Sai niente della scena fumettistica europea?

Non abbastanza. Conosco alcuni autori.

E per quanto riguarda l’Italia?

Mi piacciono Guido Crepax, Sergio Toppi, Vittorio Giardino, Hugo Pratt e naturalmente Bruno Premiani.

Chiudiamo con la nostra domanda classica: quali sono le tre opere a fumetti che non dovrebbero mancare sullo scaffale di un appassionato?

Una collezione di strisce di Peanuts, Maus e Fantastic Four #51.

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