de:code

Non uno dei tanti: intervista a Fabio Bartolini

di Simone Satta

Ciao Fabio, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao, mi chiamo Fabio Bartolini e sono attualmente uno dei tanti disegnatori di Dampyr della Sergio Bonelli Editore.
Ho 39 anni, celibe, single, pancetta che l´età e la pigrizia permette, esteriormente insignificante, interiormente cuore sano, pressione nella norma e capelli ancora in testa. Donne chiamatemi.

Sei quello che si dice un autodidatta. Come si struttura il percorso di un autodidatta, quali sono i vantaggi (se ce ne sono) e gli svantaggi (idem come sopra)?

Diciamo che ognuno si gestisce come gli pare, non ci sono regole fisse...o meglio, l´unica regola fissa e inderogabile è esercizio, esercizio, esercizio...sempre, costantemente, tutti i giorni.
È fondamentale per chiunque voglia fare fumetto per professione avere tre requisiti: basi disegnative, voglia, passione. Tutte e tre interagiscono l´una con l´altra e tutte e tre sono irrinunciabili, se no, lasciare perdere.
I vantaggi li hai se ti sai organizzare, e sai come agire...ma è difficile...gli svantaggi sono di più perchè mancandoti una guida, un maestro, non hai chi ti bacchetta le dita se sbagli e ti indirizza al meglio.

Il tuo approccio alla tavola, al disegno si è fatto sempre più ”italiano”, eppure ancora adesso, anche se meno marcatamente rispetto ai tuoi primi lavori, è possibile vedere l´influenza di determinati autori del comicdom americano (penso ad Alan Davis e a Kevin Maguire su tutti, non so se mi sbaglio). Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento, quali sono quelli di adesso (se ancora ne hai) e in che modo si è evoluto ed è maturato il tuo stile?

Oddio (ma davvero ho uno stile?!)...cominciamo col dire che Alan Davis è stato (volendo lo è anche tutt´ora), un punto di ispirazione più che un modello.
I modelli americani veri e propri sono stati e sono:
John Romita Senior quando ero piccolo, mi faceva impazzire il suo Uomo Ragno.
Kevin Maguire lo è stato...adesso per niente...ma è stata la scintilla determinante a un tipo di disegno.
Adam Hughes, invece, il colpo di fulmine che ti cambia lo stile, e ti cambia la vita. Fantastico!.
E poi ovviamente i vari emuli di Hughes, principalmente Stuart Immonen.
Ho evoluto il mio stile guardando più che potevo Hughes, e non è stato facile adattarlo al fumetto italiano principalmente bonelliano, cioè classico, e infatti posso dire con certezza che non ci sono mai riuscito. Amalgamai un guazzabuglio grafico che non era ne carne ne pesce ma puzzava uguale. Però devo dire che a qualcuno piaceva grazie a Dio.
A Boselli per esempio non piaceva, infatti per poter disegnare Dampyr ho dovuto fare un repentino cambio di stile, ho lasciato quello ”americano de´ noantri” e mi sono buttato su uno più consono alla serie, e cioè a quello di Majo...non è stato difficile...non è più quello di prima, ma una certa pulizia della tavola, a ricordarmi chi ero, ancora mi è rimasta, grazie a Dio.

Per la tua carriera è stato sicuramente importante, un punto di svolta, il successo riscosso nell´ambito del premio Pierlambicchi di Prato per giovani autori. Da allora sono passati più di dieci anni: cosa è cambiato da allora? I concorsi sono ancora una vetrina importante, una carta da giocare per chi vuole fare il suo esordio professionale nel mondo del fumetto?

Il premio Pierlambicchi è stata una gratificazione personale che rifarei mille volte, e lo cito sempre nei miei curricula, ma ad essere sincero non mi è stato molto di aiuto. Certi concorsi non sono come quelli statali, per capirsi: vinci e ti danno il posto di lavoro; Ortolani, quello di Rat-Man, a partecipato tante volte ma non l´ha mai vinto e guarda dove è arrivato, io entrai nello staff di Lazarus Ledd non per via del concorso ma per quello che allora sapevo fare.
I concorsi come quello di Prato (non so neanche se lo facciano ancora) sono utili come banco di prova per se stessi e per l´occhio critico della gente, per confrontarsi con altri concorrenti e, se c´è, la possibilità di conoscere qualche autore, quindi mi sento di consigliare la partecipazione a tali eventi, ma senza sperarci niente.

Subito dopo sei entrato a far parte dello staff di Lazarus Ledd. Cosa ricordi di quel periodo? com´è stato l´impatto con il mondo del professionismo?

Duro...mamma mia...quando sei principiante e lo fai per passione, i ritmi di lavoro e di esercizio te li fai tu, e fai in modo che non ti pesino più di tanto, ma quando la passione diventa il tuo lavoro hai delle scadenze da rispettare e una qualità professionale che deve rimanere costante per tutto l´albo.
Io ricordo che quando iniziai il numero 10 di Lazarus Ledd trovai subito terribili difficoltà gia dalla prima tavola, non lo credevo possibile dopo tanti anni di esercizio, ma mi sentivo come un cantante che non aveva mai cantato buttato su un palco tipo Sanremo e in mondovisione Cominciai a sciogliermi verso pagina 20, arrivai stravolto in fondo all´albo e riguardando le prime tavole mi venne una gran voglia di buttare via tutto e ricominciare da capo. Infatti quel numero rimane un esordio ma anche una vergogna personale (nun se po´ guardà), tanto che tuttora mi piacerebbe poterlo rifare dato che la storia era proprio bella e io l´ho, diciamo, rovinata. Purtroppo senza una gavetta adeguata, come hanno fatto a suo tempo un po´ tutti disegnatori più anziani il rischio era questo e si è avverato.

Sei da subito diventato una delle colonne portanti della serie, ma soprattutto uno dei disegnatori di fiducia di Ade Capone, finendo per prestare la tua arte anche ad Erinni, la serie da lui creata per l´etichetta creator-owned Liberty (dello stesso Capone). Come descriveresti il tuo rapporto con Ade, specie a livello creativo, e come si è evoluto nel tempo?

Il rapporto con Ade fu buono da subito, è difficile per me litigare o discutere con lui. Ricordo un episodio di tanti anni fa, avevo appena iniziato a disegnare Lazarus, ero alle prime pagine e gli mandai delle fotocopie in visione...una sera sul tardi mi telefonò con un tono un po´ incazzato dicendomi che alcuni volti di Lazarus non andavano bene, c´era questo, c´era quello, io con calma lo interruppi e gli dissi: ”Ade, ma perchè ti arrabbi? Se non ti vanno bene te le correggo, che problema c´è?” rimase per un attimo in silenzio e con calma disse: ”Va bene, allora correggile.” da allora non si è incazzato più.
Poi il rapporto nel tempo è rimasto uguale e allo stesso tempo si è evoluto, all´inizio le sue sceneggiature erano più dettagliate, ed era normale, poi con una fiducia più solida arrivava a scrivere solo i dialoghi...è capitato addirittura che me la dettasse al telefono, o addirittura che in certe parti, in determinate storie, scrivesse in cima al foglio ”fai tu” specificandomi quante vignette e un abbozzo di soggetto. Questo succedeva spesso con le scene d´azione, che tante volte tende a scrivere un po´ tutte uguali.
Per esempio, nel numero 100, l´attacco di un commando al ”Castello dell´Ordine (di san Giorgio, ndr)” non mi piaceva come l´aveva pensato, gli chiesi due pagine in più e lo realizzai come piaceva a me, con gli elicotteri, le esplosioni ecc...i dialoghi invece non andavano mai toccati o, se aggiunti, devono essere fatti da lui...era questo il segreto di tanta libertà.

Da qualche anno sei entrato a far parte dello staff di Dampyr. Com´è stato il passaggio da un serie in cui eri uno degli assoluti protagonisti e punti di riferimento ad una in cui avresti dovuto comunque ritagliarti il tuo spazio? È stato difficile decidere di lasciare Lazarus?

Dopo nove anni di tavole leddiane a certi personaggi ti ci affezioni, è inevitabile, ma lasciare non è stato difficile (in questo mi ha aiutato Ade), avevo bisogno di fare il salto di qualità.

Cosa vuol dire lavorare in Star e cosa vuol dire lavorare in Bonelli? Non parlo solo di struttura editoriale ma anche di processo creativo, soprattutto il tuo personale. Quali sono le differenze più specificatamente fra Dampyr e Lazarus Ledd?

Come ho già detto lo stile del disegno. Ho dovuto adattarlo...da uno, pseudo-americano per Lazarus, a uno più scuro o dark ”all´amatriciana” (se mi si passa il termine) per Dampyr.
Lavorare per Bonelli o per la Star, non c´è questa grande differenza...fanno e pubblicano entrambi fumetti, Ade scrive le sceneggiature di Lazarus allo stesso modo come le scrive per Bonelli, io disegno le tavole di Dampyr nella stessa maniera e con gli stessi mezzi come facevo con Lazarus. Cambia la risonanza mediatica della cosa e il fatto che Bonelli paga meglio.

Qual´è, fra le storie disegnate finora, quella cui sei più affezionato o che maggiormente ti rappresenta e quale pensi sia quella più riuscita?

Per fortuna ho un disegno in continua (e lenta purtroppo) evoluzione...senza ombra di dubbio è sempre la prossima che farò.

Ci potresti descrivere la tua tipica giornata lavorativa?

Sveglia 7,30-8,00...colazione...lavoro su Dampyr...nella mattinata se occorre faccio le commissioni...pranzo...lavoro su Dampyr fino alle 7,30...cena...lavoro su Dampyr fino alle 24,00...attività varie fino alle 1,30...a dormire. Questo tutti i giorni...lo so, non sono normale.

Lazarus Ledd ha chiuso i battenti questo mese (con il numero 151). Cos´hai provato quando hai saputo per la prima volta della chiusura? Com´è stato tornare a disegnare Lazarus, il personaggio che ti ha lanciato e reso noto, anche se solo per due tavole?

Che finiva un´epoca...che finiva una parte importante della mia vita. Anche se Lazarus non chiude definitivamente (tornerà con degli speciali) è stato strano vederlo realmente chiudere dopo tanti annunci di chiusura mai avverati. C´era da non crederci neanche questa volta.
Tornare a disegnare Lazarus è stato bello, anche se all´inizio non mi ricordavo più da che parte andava il ciuffo. Maledetto ciuffo, quanto mi faceva dannare.

Per anni hai lavorato solo ed esclusivamente con Ade Capone nelle vesti di sceneggiatore. Su tre Dampyr da te realizzati non si può fare a meno di notare come tu abbia lavorato con tre scrittori diversi: Diego Cajelli, Mauro Boselli (che è anche il creatore della serie) e Stefano Piani. Com´è stato vivere questo cambiamento e qual è lo scrittore con cui hai sentito più affinità o comunque con cui ti sei trovato meglio (Ade compreso)?

Cominciamo con l´aggiungere alla lista anche Barbieri e Abate. Dunque, ti dico che mi sono trovato veramente bene con tutti...un segreto per questo non c´è, perchè è alla base del lavoro di disegnatore, tu disegna seguendo la sceneggiatura senza colpi di testa e vedrai che ti troverai bene con tutti, soprattutto in Bonelli.
Fra loro si puù fare un distinguo di metodo di lavoro. Con Ade, come già detto, potevo prendermi delle libertà sull´impostazione della tavola e, a volte, sulla sceneggiatura ma sempre rispettando il soggetto e mantenendo i dialoghi, però, documentazione per poter lavorare (foto, immagini, illustrazioni ecc.) mai fornita, neanche per sbaglio, mi sono sempre dovuto arrangiare.
Con Barbieri e Abate più o meno lo stesso discorso sull´impostazione della tavola; sulla documentazione Barbieri è stato come Ade, Abate il minimo indispensabile.
In Bonelli nessuna libertà, sceneggiatura blindata, impostazione tavola blindata, se vuoi discutere un passaggio ne discuti prima con l´autore e poi con Boselli, e forse qualcosa ottieni.
Stefano Piani mi ha fornito documentazione il minimo indispensabile ma utile, Cajelli invece è fantastico, con un etto di sceneggiatura ti allega un chilo di documentazione, e comunque si lavora bene con entrambi, non sono rigidi nella descrizione della vignetta, hai libertà di interpretazione.
Boselli invece è totalmente differente da tutti, esige rigore nello svolgimento della vignetta, tanto che aggiunge a mano nella sceneggiatura le frecce direzionali e guai se non le segui. All´inizio è stata una cosa nuova per me, e mi sono trovato spiazzato, ma ti ci abitui subito, tanto che quando sono tornato a lavorare con Cajelli quelle frecce mi mancavano tantissimo (sono delle vere e proprie istruzioni per l´uso). In quanto a documentazione Boselli ti fornisce l´indispensabile e ti dice anche quale foto usare o inserire.

Come abbiamo detto più su, hai prestato la tua mano anche ad Erinni, un progetto ”autoriale”. Hai mai pensato (o stai pensando) a una nuova incursione al di fuori del fumetto popolare in questo periodo in cui sembra essere quasi di moda (e penso soprattutto alla trasmigrazione in Francia dei nostri talenti), magari in veste di autore completo?

Siccome non sono un autore completo, direi proprio di no. Purtroppo ho un solo mestiere, disegnare, e non so scrivere fumetti che possano interessare, però, se mi proponessero qualcosa di interessante, e trovassi il tempo (difficilissimo) per farlo, perchè no.

C´è un personaggio o una serie (non necessariamente Bonelliano o italiano in generale) su cui vorresti cimentarti? E un autore con cui ti piacerebbe lavorare?

Fino a poco tempo fa il mio sogno nel cassetto, se fossi entrato nel mondo del fumetto, era quello di poter disegnare Dylan Dog e gli X-Men, anche solo un numero...adesso che sono in Bonelli di disegnare Dylan non mi importa più.
Certo, se me lo chiedono, di no non glielo dico di certo, ma Dampyr va più che bene. E gli X-men sono ancora li nel cassetto...un giorno chi sa...magari.

Leggi fumetti? C´è qualche autore, personaggio o serie che segui con una certa regolarità, con particolare interesse?

Si, leggo...ma non quanto prima...il tempo, il costo e lo spazio non me lo permettono più. Comunque c´è qualcosa che reputo irrinunciabile e sono gli X-Men, Ultimate X-Men e gli Ultimates di Millar-Hitch...altra roba la leggo, ma dipende cosa è, e di chi è.

Cosa pensi della situazione attuale del mercato italiano? Tu hai esordito in un periodo molto florido per le aspirazioni dei giovai autori. Oggi cosa ti sentiresti di consigliare a un giovane che vuole seguire le tue orme (e quelle degli altri giovani ”che ce l´hanno fatta”)?

Se devo essere sincero gli direi di lasciar perdere...se devo essere istintivo gli direi: proponiti, buttati...se devo essere razionale o passionale gli direi di esercitarsi molto e non mollare. Il mondo del fumetto è una stazione dove passano sempre dei treni, ma bisogna avere la fortuna e la capacità di prendere quello giusto...e comunque ai giovani, se vogliono fare questo mestiere, consiglio vivamente di evitarmi come la peste, porto una sfiga...
Per quanto riguarda il mercato...ma non c´era un´altra domanda? È come chiedere a una scimmia di spiegare a versi nozioni di fisica nucleare...non so proprio che cosa dirti, scusami.

Per finire, la nostra domanda da te milioni di dollari: quali sono i tre fumetti che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?

Beh, al primo posto metterei quello che ormai è diventato un classico irrinunciabile della storia del fumetto, IL capolavoro per eccellenza, e cioè WATCHMEN di Moore-Gibbons.
Al secondo posto andrei più sul recente e metto la serie ULTIMATES di Millar-Hitch.
Una delle cose più belle e appassionanti degli ultimi 20 anni.
Al terzo posto non può mancare
TantinumeridiDylanDogeKenParkerPreacherleoperediAndreaPazienzaSergioToppi-
DinoBattagliaHugoPrattMagnusSerpieriVittorioGiardinoMoebiusBlueberry-
Akira2001NightsCryingFreemanSanctuaryGonKingdomComeMarvels-
IlritornodelcavaliereoscuroBornAgainThekillingjokeSinCityL´ultimacacciadiK-
raventuttalaseriedegliXmenemoltinumeridiDevileviaviatuttiquellichemisono-
dimenticatomachemipiaccionoinugualmisura.
Uff, scrivere tutto di un fiato quest´ultimo titolo mi ha fatto sudare di brutto.
Ciao a tutti...ciao.

Chi siamo
De:Coder
Interviste
Approfondimenti
Recensioni
Link utili
Contatti


Lazarus Ledd
Copertina di Erinni - Atto Finale
Dampyr
Dampyr
Il lupo mannaro protagonista di Dampyr N. 68 ”I cacciatori di licantropi”