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Eroi: intervista a Ade Capone

di Simone Satta

Ciao Ade, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Sinteticamente sarebbe difficile. Però Internet mi viene in aiuto:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ade_Capone

Anziché partire dall´inizio direi che in questo caso sia bene partire dalla fine, la fine di Lazarus Ledd. 14 anni di storie, 151 numeri e tantissimi albi speciali: cosa si prova, dopo tanto tempo e tante storie, a non avere più questo appuntamento fisso?

In questo momento è una sensazione positiva. Niente pressione per le prossime scadenze, niente pensieri di dover passare le prossime feste natalizie a correggere il nuovo albo da mandare in stampa. Sono un po´ egoista? Lo riconosco. Ma dopo 14 anni di LL (quasi 16, in realtà , contando la preparazione della serie), con tutti gli annessi e connessi, credo di avere il diritto a un po´ di sano egoismo. Proprio come Larry, che ha preso cappello (anzi, cappellino) ed è partito per chissà dove.

Personalmente penso che, nella sua lunga storia editoriale, Lazarus abbia toccato vette creative molto alte nell´ambito del fumetto popolare italiano (e non solo), e queste sono coincise perlopiù con la presenza di altri sceneggiatori sulla serie, che contribuivano ad alleggerire il tuo carico di lavoro e a permetterti di concentrarti al meglio su meno storie, con risultati a volte ottimi, in generale più che soddisfacenti. Ultimamente invece ho notato una pesante involuzione delle storie, specie per quanto riguarda i dialoghi. Non pensi che rimpolpare lo staff avrebbe non solo contribuito alla buona riuscita della serie, ma anche a darti, magari, la voglia di continuare?

Francamente non vedo questa pesante involuzione (sei il primo ad affermarlo, tra l´altro), e inoltre non è che io tirassi granché il fiato, quando altri sceneggiatori mi davano una mano. Dovevo supervisionare loro e intanto occuparmi di altre iniziative (Samuel Sand, Morgan, Liberty). Certo, ci sono state storie sulle quali il troppo lavoro ha influito in negativo, ma sono stati momenti isolati, non periodi.

C´è qualcosa, a livello di percorso narrativo del personaggio e della serie, che con il senno di poi non rifaresti?

Chiederselo ora è inutile. Ogni storia nasce in un preciso contesto, sia come momento di vita dell´autore che come momento creativo. Ciò che è fatto è fatto, nel bene e nel male. E direi che è okay così. Potendo comunque scegliere un solo momento narrativo da cambiare, non farei morire Thess, l´investigatrice privata. Era un personaggio di grandi potenzialità.

Lazarus non è stato solo una delle serie più belle del fumetto italiano, ma anche un´importante fucina di nuovi autori (perlopiù disegnatori). Ora che Lazarus ha chiuso i battenti che fine faranno i giovani di belle speranze che transitavano sulle sue pagine? Tu stesso hai dimostrato negli anni un´invidiabile fiuto come talent scout: continuerai a coltivare giovani promesse del fumetto italiano e, se sì, in che modo e forma?

Coltivare giovani talenti dà una soddisfazione enorme, specie quando ti ”esplodono” tra le mani come Michele Cropera.
Quanto agli altri, sono tutti molto bravi, e credo che non avranno problemi a trovare altre cose da disegnare. Anche cose mie, naturalmente (non dimentichiamo che LL avrà due Extra all´anno, anche se la serie regolare ha chiuso).

Lazarus Ledd: la tua storia preferita e perché?

Il n.41 (Eroi). Scritta in 3 o 4 giorni, di getto. Legata a un momento particolare, per tanti versi, della mia vita. E come sempre in questi casi, non dico di più.

Sul Lazarus post 11 settembre hai preso una posizione molto netta nei confronti della situazione attuale, condannando in primis il terrorismo, sbilanciandoti forse verso quello di matrice islamica. Tu stesso hai sottolineato la cosa nel Ledders del numero 150, scagliandoti contro i cosiddetti ”pacifisti d´accatto”. Una posizione, la tua, sicuramente coraggiosa, ma non pensi abbia influito negativamente sulle trame di Lazarus, risultando spesso un po´ troppo urlata e fuori tema? Mi spiego, a volte sembrava esserci troppo Ade Capone e poco Lazarus Ledd, ma penso che sia un rischio che si corre quando un autore è così intimamente legato al personaggio come tu con Lazarus. Cosa ne pensi?

Penso che certe cose andassero necessariamente urlate, nell´ipocrita silenzio che ci circonda. Fuori tema non direi: quello è anche il punto di vista di Lazarus, lo è sempre stato. Le sue condanne di fronte a certe storture sono sempre state nette come lo sono le mie, si tratti di pedofilia o appunto di terrorismo. Bada bene: Lazarus è sempre stato considerato (ed è sempre stato) un fumetto al di sopra delle parti, politicamente parlando. Questo mi è stato riconosciuto. Ma dire che chi grida in piazza slogan contro i caduti italiani in Iraq è un imbecille mi sembra un dato di fatto, non una posizione politica. Per il resto, Larry non è mai stato tenero nemmeno con un certo potere militare americano. Tutti i suoi guai nascono in fondo dalle storture di quel potere. Ma l´ho scritto e lo ripeto: tra l´Amerika con la kappa e il fanatismo islamico io e Lazarus scegliamo comunque l´Amerika. Non sempre si può essere neutrali, purtroppo. Chi per esempio voleva esserlo negli anni ´30 fece il gioco del nazismo. E per me oggi estremismo islamico = nazismo. Le due cose sono legate anche storicamente. E mi sembra che a una certa parte del nostro Paese manchi proprio la memoria storica.

Ora immagino che ti dedicherai perlopiù a Zagor, ma non sembri il tipo capace di stare così poco impegnato, cosa bolle in pentola, quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Dei progetti futuri ancora preferisco non parlare, sto ragionandoci con calma e sono piuttosto impegnato anche in cose non fumettistiche, che però tengo separate dal mondo del fumetto. Quanto a Zagor, mi piace molto scrivere storie western in generale e zagoriane in particolare, è una passione che non mi è mai venuta meno.

Ora che Lazarus ha chiuso e anche il settore comics della Star sembra aver esalato l´ultimo respiro, che ruolo avrà Ade Capone nella casa della stella?

L´editore mi ha chiesto di sviluppare nuovi progetti made in Italy come supervisore, insieme a Dario Gulli. Il mio sodalizio con Dario è molto solido e affiatato, come lo è ancora quello con la Star. Che non intende certo tirare i remi in barca. Chiaro che un mercato in calo come questo richiede prudenza.
In futuro, comunque, la mia collaborazione con la Star sarà con spirito di free-lance, come fu agli inizi. Proprio per poter essere più libero di fare altre cose, fumettistiche e non.

Sei stato uno dei primi a credere nel fumetto indipendente, nel fumetto in mano agli autori, penso all´esperienza con la Liberty. E´ un´esperienza chiusa definitivamente? Il crescente proliferare di case editrici medio-piccole non ti fa tornare a volte la voglia di riprovarci?

Il mercato indipendente è crollato da tempo. Le nuove etichette nascono, ma il mercato resta a terra. Le cifre sono molto basse, e a me piace lavorare per un pubblico ampio. Come lo era quello della Liberty quando il mercato tirava.

Sei sempre stato uno degli autori più aperti nei confronti di internet e delle sue manifestazioni più o meno positive. Recentemente hai tessuto in qualche modo le lodi di UBC, e penso sia cosa nota il tuo contrasto con Comicus. Lungi da me cercare di chiarire cose che non riguardano questo sito ma, secondo te, quando un sito che si occupa di informazione e critica fumettistica è da ritenersi in qualche misura valido e quando no? Internet in generale è, o può essere, una risorsa per il fumetto?

Internet può essere -e in parte già è- una risorsa essenziale per il fumetto, a livello di informazione, di pubblicità, di critica costruttiva, di comunicazione tra autori e lettori. Lo è anche come nuovo mezzo per i giovani autori di farsi conoscere. Bisogna però saper scegliere tra il proliferare di siti. E stare lontani dai forum i cui moderatori non sanno fare il loro mestiere.
Quando un sito è valido? Quando parla di fumetti senza posizioni precostituite e dopo che chi scrive gli articoli ha letto quei fumetti per il gusto di leggerli e non di criticarli. Un discorso vecchio come il mondo, lo stesso che si potrebbe fare per la carta stampata.

Una domanda che non si può evitare, due sole parole: Ordo Templi?

Io e Bocci ci siamo visti a Lucca e ne abbiamo riparlato a lungo. Qualcosa ha insomma ripreso a muoversi.

Si parla fin troppo spesso di continuity e di fumetto italiano, specie in relazione al fumetto di stampo ”bonelliano”: c´è chi perora la causa della continuity a tutti i costi e chi la ritiene compatibile solo fino a un certo punto con il nostro fumetto popolare. Tu su Lazarus hai fatto un uso intelligente e piuttosto presente della continuity: come vedi, dall´alto della tua esperienza, questo tipo di rapporto? Pensi che per te come autore e per Lazarus come serie siano stati più i vantaggi o gli svantaggi?

Non credo si debba parlare di continuity in termini di vantaggi o svantaggi.
Ci sono scrittori che la amano, altri meno, altri per niente. E uno sceneggiatore deve sempre fare ciò che sente, seguire l´istinto e la propria indole, lasciando poi il giudizio al pubblico. Certo, bisogna anche andare incontro al pubblico e al mercato, ma non in modo ruffiano. E bisogna realizzare storie non autoreferenziali ma universali, che nel contempo nascano dalla propria sensibilità e da ciò che si conosce e si vuole (si ama!) raccontare.

Come nasce e si sviluppa nel tuo caso il processo creativo che poi si traduce in storia a fumetti? Ci potresti descrivere la tua tipica giornata lavorativa?

Non ho una giornata lavorativa tipo. Dipende dalle cose che devo scrivere o dagli impegni (riunioni, eccetera) che devo sbrigare. Non ho mai amato molto la routine. Quanto alle singole storie, parto sempre dall´idea di base, che solitamente mi viene spontanea, cioè non la cerco a tavolino. Faccio una scaletta molto sommaria e inizio a sceneggiare, se sono il supervisore di me stesso. Altrimenti preparo un soggetto dettagliato e lo sottopongo a chi di dovere. Lavoro molto spesso anche di sera. E´ una cosa che ho sempre amato.

Leggi ancora fumetti? Cosa segui con piacere e con una certa regolarità ?

Li leggo, certo, e continuo a collezionarli. Tra il materiale italiano, apprezzo molto Zagor, Dampyr, Rat-Man, i Dylan Dog di Paola Barbato e Michele Medda (oltre che quelli di Sclavi, ovviamente). Tra quello estero, trovo notevolissimo il nuovo materiale Marvel, in primis Ultimates. Ma anche Eternals, scritto da Gaiman, lo Spider-Man di Strackzinsky, e altre cose. Ora come ora sto rileggendo per l´ennesima volta Midnight Nation di Strackzinsky. Un capolavoro assoluto. Questa è vera avanguardia.

Tornando alla tua abilità nel formare i giovani, cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere, siano essi aspiranti sceneggiatori o disegnatori? Mancano un po´ le ”palestre” dove farsi le ossa, palestre che erano presenti fino a una decina di anni fa. Quali possono essere, secondo te, le ”palestre” di oggi?

Per imparare a scrivere bisogna leggere tanto, non solo fumetti. E scrivere per il gusto stesso di scrivere. Così come bisogna disegnare per il gusto stesso di disegnare. Uno la palestra se la può anche creare in casa. Alessandro Bocci per esempio fece così. Chiaro, essere pagati quando si fa gavetta dà soddisfazione. Ma non è un diritto. Prima si pensi al dovere, che è appunto quello di sgobbare nel tempo libero dallo studio o da altri lavori.

L´ultima è la nostra domanda più classica, a cui ti sarà già capitato di rispondere in passato. Gli anni sono spesso, però, forieri di cambiamenti. Quali sono le tre opere che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?

Watchmen di Alan Moore, Zagor racconta di Guido Nolitta, Born Again di Frank Miller, Il lungo addio di Marcheselli/Sclavi. Sono quattro, ma concedimelo.

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