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Scrivere Garrett: intervista a Roberto Recchioni

di Antonio Solinas

Quando è nato il progetto originario per Garrett e come è cambiato, se è cambiato, nel corso del tempo?
È nato un annetto fa.
Inizialmente era pensato per essere la nuova miniserie che avrebbe preso il posto di Detective Dante in Eura.
Poi l’Eura si è detta allergica ai western e io mi sono trovato con una serie basata su un impianto da 94 pagine che non aveva più molte possibilità.
Però l’idea di fondo continuava a piacermi e tanto.
L’ho limata, l’ho resa più incisiva e ne ho parlato con Tito (Faraci).
Tito mi ha detto: “Ma perché non la fai con noi di BD?”
All’inizio ero scettico... per quanto stimassi BD avevo il dubbio che non avrebbero potuto sostenere il costo della serie che avevo in mente, specie perché non ero intenzionato a puntare a meno che al meglio per quello che riguardava disegnatori e copertinista.
Invece BD ci ha creduto fino in fondo, e ha messo in cantiere una serie fatta da professionisti che si fanno pagare come tali.
Se Garrett avrà successo sarà la dimostrazione che anche in libreria specializzata è possibile portare un fumetto prodotto e realizzato professionalmente... e guadagnarci.

Vuoi parlarci in maniera più estesa del progetto, della trama, di come sarà pubblicato e di quali saranno i compiti di ognuno dei componenti di quella che è stata chiamata scherzosamente la tua “boy-band”?
La trama è piuttosto semplice e lineare, di quelle che puoi raccontare in meno di cinquanta parole ad un produttore cinematografico: sul finire del diciannovesimo secolo, i morti risorgono dalle loro tombe... e vengono presi a colpi di Winchester.
In sostanza, l’idea è quella di immaginarsi cosa sarebbe successo se una apocalisse in stile Romero/Argento fosse avvenuta in una società come quella del vecchio west.
In questo contesto si inseriscono le vicende “private” di Pat Garrett, sceriffo della contea di Lincoln costretto a cercare e uccidere il suo vecchio amico William Bonney (Billy the Kid)... per la seconda volta.
L’edizione italiana è per ora composta di quattro albi a cadenza mensile di 64 pagine in bianco e nero.
Ogni albo conterrà due episodi di Garrett da 24 pagine ciascuno. Ognuno di questi episodi darà un capitolo di una maxi-storia unica.
Il primo episodio è di Riccardo Burchielli (DMZ per la Vertigo ma pure John Doe per l’Eura), il secondo e il terzo di Werther Dell’Edera (John Doe e Detective Dante per l’Eura, Loveless per la Vertigo), il quarto e il quinto di Cristiano Cucina (Detective Dante per l’Eura, Hellblazer per la Vertigo), il sesto e il settimo di nuovo di Dell’Edera e l’ultimo di Burchielli.
Ci sarà poi Parla con le Ombre, una sola storia di 24 pagine, divisa in 4 episodi di 6 pagine ciascuno, scritta da Matteo Casali (Eura, BD, Wildstorm, DC) e Davide Gianfelice (Eura... per ora).
Alla parte redazionale abbiamo Diego Cajelli (Pulp Stories per la BD, Dampyr e Zagor per la Bonelli) e Marco Farinelli (attualmente storyboard artist sul film delle Winx per la Rainbow e disegnatore in forze all’Eura), mentre per la grafica ci avvaliamo di Paolo “Ottokin” Campana, Giorgio Cantù e Luca Bertelè. La supervisione, come ovvio, è di Faraci.
La serie punta a creare un nuovo modello produttivo per il mercato delle librerie specializzate (e in seguito di varia) e ha come obiettivo secondario quello dell’esportabilità in altri paesi e formati.

Il team di Garrett è ben affiatato e conta varie “star” italiane. Come ti trovi a collaborare con Cajelli e Casali, partners creativi diversi dal tuo pard Bartoli?
Diego è un compagno di giochi dell’infanzia.
Eravamo insieme in Factory, ci fidiamo l’uno dell’altro e ci stimiamo lavorativamente.
Matteo è un amico nuovo (anche se siamo saliti sul ring dell’autoproduzione più o meno nello stesso periodo e abbiamo mangiato parecchia polvere insieme)... ma ha già lavorato con me in Eura, sulle pagine di Detective Dante.
Come direbbe Mr. Pink... siamo tutti professionisti che sanno fare il loro lavoro.
E in più il nostro lavoro ci piace.

Ultimamente hai lavorato in maniera abbastanza serrata soprattutto con l’Eura. Cosa ti ha portato a scegliere BD come “casa” di Garrett?
In realtà, nell’ultimo periodo... ho “pubblicato” in maniera piuttosto serrata con l’Eura. Quello che voi oggi vedete stampato, è il frutto del lavoro di qualche tempo fa.
Negli ultimi tempi la mia produzione si è parecchio diversificata.
L’Eura rimane sempre il centro della mia attività ma ho intensificato il mio lavoro con l’Astorina su Diabolik e quello con BD su progetti come Garrett e sul prossimo libro di Pietro Battaglia (il personaggio creato da me e Massimiliano Leonardo che, quest’anno, è apparso nel libro Alta Criminalità della Mondadori).
In BD mi ci trovo bene perché in realtà mi trovavo bene in Alta Fedeltà (che ora è una etichetta della BD stessa). Lavoro con le stesse persone e nella stessa maniera e ho la stessa immutata stima per la mentalità che muove Marco Schiavone, Tito Faraci e la loro casa editrice.

Cosa ti aspetti, sia dal punto di vista creativo che da quello numerico, da Garrett?
Di vendere e bene.
Gli autori di solito si fanno un tabù del parlare di vendite ma io voglio che Garrett sia un successo e non solo per il mio interesse personale.
Come ho detto, se dimostriamo che un prodotto del genere può guadagnare... allora significa che abbiamo creato un modello ripetibile e un nuovo mercato possibile.
Poi c’è la questione della vendita all’estero che è secondaria ma tenuta in conto con molta attenzione.
Abbiamo riunito un gruppo di autori che è una specie di presentazione di quanto di meglio siamo riusciti ad esportare negli ultimi anni e speriamo che questo ci aiuti a realizzare un progetto che da sempre è un mio pallino: produrre in Italia, vendere all’estero (e non andare a produrre all’estero per poi rivendere in Italia).

Cosa deve invece aspettarsi il pubblico, da Garrett?
Le solite cose: cattivo gusto, battutacce, violenza, sesso con i cadaveri e una buona dose di piombo nelle budella.

Il progetto sembra fatto apposta per essere venduto all’estero. Quanto ti disturba e quanto invece ti stimola essere “l’ultima ruota” del carro di Garrett fuori, tu che in Italia sei uno degli sceneggiatori più apprezzati?
Come dico spesso... io sono la “zavorra” di Garrett, quello che ne rende più difficile la vendibilità su altri mercati.
Ma mi sono fatto i miei calcoli... i disegni di questa serie sono così buoni che verrà voglia di leggere la storia che stanno illustrando.
E sono convinto che la storia sia assolutamente godibile.

Hai basato buona parte della carriera su un miscuglio di citazioni e rimandi ad una certa cultura pop che il pubblico apprezza molto. Continuerai su questa strada con Garrett? Ingloberai citazioni musicali e filmiche?
In genere rifiuto e con forza il termine “citazione”. Normalmente non mi appartiene o perlomeno non lo trovo un tratto distintivo del mio stile.
Io mi trovo spesso a scrivere di storie ambientate ai giorni nostri e per me la gente “reale” passa gran parte del tempo a parlare dei film e della televisione che ha visto, della musica che ascolta e dei libri che legge... quindi i miei personaggi parlano di queste facezie.
Ma una cosa è scrivere un dialogo di due personaggi che parlano del film Lo Squalo e cosa diversa è riproporre una scena de Lo Squalo all’interno del mio lavoro.
Poi è vero, ogni tanto qualche citazione (nel senso più nobile del termine) o furto (nel senso meno nobile del termine), scappa pure a me... ma non credo che siano queste le cose che caratterizzano il mio stile.
Tutto il mio lavoro di sceneggiatore, tutto il mio studio e la mia attenzione, di solito sono concentrati su due aspetti particolari: montaggio e dialoghi.
Garrett, sotto questo aspetto, non fa differenza.

Quali sono le differenze, dal punto di vista creativo, (se ci sono) fra Garrett e fumetti come Detective Dante e John Doe?
Su Garrett posso permettermi qualche colpo basso in più e in maniera più esplicita.
Per il resto ho lavorato come sempre.

Lo staff di disegnatori è abbastanza forte. Come hai scelto i tuoi collaboratori e che cosa ti aspetti da ognuno di loro? Chi pensi possa essere la “rivelazione” della serie?
Non mi aspetto nessuna rivelazione. La bravura degli autori coinvolti è sotto gli occhi di tutti e sono già abbastanza acclamati in giro.
Lavoro con tutti loro da tanti anni... con alcuni di loro ci conosciamo sin da ragazzini (io e Cristiano sedevamo sullo stesso scalino dello stesso minuscolo negozio di fumetti, una vita fa) e da loro mi aspetto sempre e solo il meglio.
Se non me lo danno, non mi faccio scrupolo a rompergli le palle.
Il fatto di conoscersi da tanto ti permette di fare anche questo.

Cosa pensi del rinnovato interesse per il (nuovo) western nel fumetto, e segui qualche serie western “nuova” (Magico Vento, Loveless, Jonah Hex)?
Magico Vento ha superato da poco i cento numeri... è una bella serie ma non mi sentirei di definirla nuova.
Loveless mi pare un prodotto interessante... cosa sorprendente per me, visto che odio Azzarello.
Jonah Hex mi pare un prodotto bruttino... specie sotto il punto di vista dei disegni e per l’appiattimento di un personaggio che è sempre stato tra i miei preferiti dell’universo DC.

Chiudiamo con una domanda classica. Quali sono le tre opere a fumetti che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?
Non credo nei testi sacri... ma ci sono fumetti da cui non saprei separarmi.
Ti dico quelle che mi capitano per le mani più spesso:
Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro (il fumetto per cui io faccio fumetti... quindi, se non mi sopportate, prendetevela con Frank Miller). Il primo centinaio di numeri di Dylan Dog (ce ne sono di belli anche dopo il 100 ma uno un limite deve pur metterlo, no?). Il Devilman di Go Nagai.

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Character sheet di Billy the Kid, realizzato da Burchielli
Una copertina di grande impatto, realizzata da Carnevale
Character sheet di Charlotte, realizzato da Burchielli
Una tavola di Garrett realizzata da Werther Dell’Edera
Una tavola di Garrett realizzata da Riccardo Burchielli