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Ballon Bazar - Usato sicuro #4

Rubrica di Andrea Voglino

L’amore al tempo della maionese

Se qualcuno mi chiedesse un voto per il miglior cartoonist italiano attualmente su piazza, lo darei a Giuseppe Palumbo. Questo, per una serie di motivi. Per cominciare, Palumbo è uno che potrebbe tirarsela da grande artista, ma non lo fa. Anzi: appena sente puzza di etichette autoriali, le rimbalza senza tanti complimenti, perché la distinzione fra strisce “colte” e “popolari” gli fa venire l’orticaria. Poi. Palumbo fa di tutto, dai super-eroi al fumetto bonelliano, dalle strip per bambini al manga, dalle illustrazioni strictu senso al fumetto sperimentale. In più, qualunque scommessa affronti, anche la più azzardata, la affronta a tavoletta, credendoci fino in fondo e anche oltre. E per chiudere in Bellezza, Palumbo non è uno che specula sulla sue attività. Il che, per chi colleziona giornaletti, è una vera manna. Perché con un budget abbastanza contenuto ci si può portare a casa dei prodottini di ottima fattura. Qualche esempio? Be’, il “Ramarro” post-frigidaire di Seconda Pelle, con tutte e 120 le sue belle paginette cartonate, sta intorno ai venti euri. Gli Almanacchi del Mistero del ‘95 e del ‘96, sotto i dieci. Lupin III – Un revolver per Jigen della Kappa viene via per sei miserabili svanziche e rotti. Non c´è da lamentarsi, insomma.

Già che siamo in argomento. Ultimamente, Comma 22 sta procedendo a una ristampa organica di tutte le opere del sommo. Fra le altre cose, qualche mese fa, è uscito un simpatico volumetto che raccoglie ed amplia la storica miniserie di Tosca la Mosca pubblicata da Phoenix Edizioni fra il ‘94 e il ‘99 in sei volumetti ormai rarissimi e carissimi. Personaggio seminale, Tosca. Quasi come gli schizzetti caldi e collosi di maionese autoprodotta che fanno cic ciac fra i sette episodi di questo brossurato. Un po’ perché la protagonista della storia è una versione riveduta e corretta del primissimo personaggio creato dal cartoonist di Matera per Tempi Supplementari nel 1986. E un po’ perché resistere al suo fascino decisamente zozzo è un’impresa. Il canovaccio del fumetto è lo stesso di tante fiabe a base di amici immaginari. Tosca è una bambola che vive nella cesta dei giocattoli di una mocciosetta. Quando c’è nei paraggi qualche adulto, se ne sta buona buona nel suo angolino senza far danni. Ma le basta ritrovarsi sola soletta con il fratello maggiore della sua padroncina, un tredicenne in piena tempesta ormonale, per sfoderare formidabili arti amatorie. Dove regna il peccato, però, alligna il castigo: e così, ogni parentesi hard-core comporta una reazione uguale e contraria che culmina con la punizione del reprobo. Nel mondo reale, smaltita la prima overdose di legnate, uno imparerebbe a farsi furbo. Ma qui la logica è la stessa delle commedie sexy di Nando Cicero e dei Looney Tunes. Il bello, quindi, sta nell’inossidabile alternanza fra le performance più hard e i tristi presagi anticipati dalla battuta-tormentone che conclude ogni avventura: un mammesco “...Io ti cionco!” che non ammette repliche, e che il lettering scattante e nervoso di Palumbo rende ancora più minaccioso.

Il resto rientra nella grande tradizione dell´immaginario erotico maschile e del fumetto sporcaccione Anni 70. Tette, culi, vulve, seghe, pompe, sesso orale e sesso anale, onanismo e partouze, una spruzzatina di lesbismo, che ai maschietti piace sempre, e litri e litri di eiaculazioni. Tutto illustrato in ogni minimo dettaglio e sotto ogni angolazione da un Palumbo tanto rigoroso nella composizione e nel dosaggio dei bianchi e dei neri quanto funambolico nella messa in scena. Chi cerca qualcosa da sistemare in bella vista in libreria accanto ai vecchi cartonati di Crepax, Lauzier o Pichard, lasci perdere: qui non si punta al cervello, ma allo stomaco e al basso ventre del lettore. Un caldo benvenuto, invece, a tutti quelli che hanno apprezzato le atmosfere ruspanti del Necron di Magnus – pure lui ristampato di recente dalle Edizioni Di – o l’antologia Maledette vi amerò di Neri Pozza. Pornografia? Sì, grazie. O forse, come ama dire il diabolico Palumbo, una versione anatomicamente corretta e politicamente scorrettissima del neorealismo satirico di riviste come Il Selvaggio o Il Male. In tutte le librerie a 16 euro, con un episodio inedito e una fulminante prefazione di Stefano Benni. Che altro chiedere alla vita? Fate l’affare, e non toccatevi l’affare.

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