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Ballon Bazar - Usato sicuro #3

Rubrica di Andrea Voglino

C´era una volta Alan Ford

Normalmente, “Balloon Bazaar” dovrebbe guardare al
fumetto vintage, storico must di collezionisti, nerd e
anal retentive cronici. Arrivati al terzo
appuntamento, invece, olé, una bella inversione a “U”,
e guardiamo al futuro. Meglio: allo strano presente di
un fumetto che è incastrato in un paradosso temporale
molto sui generis. Nella storia del fumetto popolare
Made in Italy, Alan Ford ha rappresentato moltissimo.
Per rendersene conto, basta sbirciare fra le undici
paginette undici che chiudono il numero 500, arrivato
nelle edicole a ottobre con due anni di anticipo. Lì,
fra quei titoli sghembi che sembrano usciti da una
serata alcoolica fra P.J. Wodehouse, Rino Gaetano e
Blake Edwards, ci sono almeno quindici anni di storie,
invenzioni e personaggi da scoprire o riscoprire senza
se e senza ma. Certo, albi tipo “Operazione
Frankenstein”, “La dozzina del pentagramma” o “Così
nacque il gruppo TNT”, a rileggerli con il senno di
poi, dimostrano tutta la loro stagionatura. Il segno
di Magnus è ancora saldamente ancorato al terreno, al
bianco e nero dei tipici tascabili Anni 60, anche se
l’amore per sfondi e oggetti di scena tradisce già
quella ricerca della perfezione che accompagnerà
l’artista bolognese nel “dopo”. E i testi di Bunker,
con tutti i calembour, i giochi linguistici e i graffi
satirici del caso, chiedono al lettore un occhio per
le sfumature che va ben al di là degli altri fumetti
grotteschi in commercio. Ma nei primi settantacinque
numeri della serie, il mix di giallo, satira e azione
che il dinamico duo ammannisce ai lettori è davvero
dirompente. E anche dopo l’arrivo di Piffarerio, gli
episodi da collezione non mancano: basta pensare a
“Pop Art”, “Broadway” o “il pugno proibito”, chicche
imperdibili per chiunque voglia accostarsi al Gruppo
TNT. Arrivati a questo punto, però, tocca tirare una
riga. Non tanto per una questione di vile denaro: fra
Corno, MBP, e altri editori, le ristampe abbondano. E
se la base d’asta per portarsi a casuccia il primo
numero dell’Alan Ford originale è davvero “roba da
siuri” - difficile azzardare cifre precise, ma per una
copia in buone condizioni si va dai 250-300 euro in
su - in giro per librerie e aste on line si trova di
tutto, dalle ristampe del ventennale, alle recenti
monografie uscite in tandem con “La Repubblica”, agli
albetti usati. E a prezzi popolarissimi. Il problema,
semmai, sta nel fatto che a partire dalla metà degli
anni 80 l’astro di Alan si appanna un bel po’. E
Bunker, un po’ per celia e un po’ per non morir, si
produce in un filotto di topiche sesquipedali. Primo,
ostinandosi a scrivere tutte le sceneggiature lui même
malgrado una crisi creativa incipiente. Secondo,
decidendo di fare da chioccia a una nidiata di
disegnatori promettenti, ma mai all’altezza delle due
colonne dei tempi che furono. Terzo, cominciando a far
strame del ricco cast Alanfordissimo fra decessi veri
e presunti pur di riportare a casa i lettori persi per
strada. L’ultimo acuto della collana è il numero 200,
“Hic Hic Hurrà”, non a caso disegnato da un Raviola in
palla come non mai, e ovviamente ancora quotato
intorno ai 30 euro. Poi, la collana comincia a
vivacchiare. Il tutto, nonostante l’arrivo del
disegnatore più longevo del nucleo storico, l’ottimo
Dario Perucca. E soprattutto, nonostante le continue
innovazioni che Bunker apporta alla trama. Tornando a
bomba, l’Alan Ford di oggi è un fumetto strano,
ibrido, affascinante nel suo essere irrimediabilmente
fuori dal tempo. Il grottesco che ai bei tempi era una
cifra stilistica precisa ormai vive solo nella tenacia
di continuare a proporre ai lettori un personaggio che
sta in piedi solo per affetto. Il gruppo TNT che
saluta il nuovo millennio non ha più niente a che fare
con la scombiccherata e irresistibile accolita di
fenomeni da circo del fumetto originale. Il Numero Uno
latita. Molti membri della banda hanno cambiato
faccia, indirizzo o vocazione, perdendo lo spiritaccio
iconoclasta di un tempo. Molti nemici storici si
concedono apparizioni sempre più rare. E quelli nuovi,
diciamolo, non sono all’altezza di Superciuk o Mister
Tromb. Tutto da buttare, allora? Può darsi. Ma anche
no. Certo, questo numero 500 non merita confronti con
il miglior Alan Ford. Il matrimonio del nostro eroe e
della streghetta Minuette, coppia di fatto dal numero
429, scivola via rapido e indolore come un bicchiere
d’acqua su un panetto di burro. I “vecchi” del gruppo
sembrano lì giusto per onor di firma, così come i
villain che scendono in campo per mandare a monte il
matrimonio del secolo. E i 5 euro del prezzo di
copertina si fanno sentire. Ma liquidare il tutto alla
stregua di un trucco per raschiare il fondo del barile
forse sarebbe ingeneroso: in fondo, vedere Alan e
Minuette addormentati a bordo di un razzo che fila
verso un futuro tutto da scrivere, nello stile dei
vecchi film di fantascienza Anni 60, è un finale che
sa di buono. E spinge a sperare che prima o poi Bunker
aggiunga alle molte sperimentazioni un po’ azzardate
degli ultimi anni qualche scommessa coraggiosa: uno
“sceneggiatore ospite” abile ed entusiasta o uno
special scritto e disegnato da qualche “new entry” che
vada oltre Magnus potrebbero essere ottime idee per
rinverdire gli antichi fasti.

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