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Autobiografia e fumetti parte I – Realtà e finzione

di Nicola Peruzzi

Raccontare e raccontarsi – un percorso a ritroso

La Memoria, nei fumetti così come nel cinema e nella letteratura, è un genere che affonda le proprie radici in un passato davvero remoto. La voglia di raccontarsi, di condividere la propria esperienza di vita, di mettersi a nudo di fronte all’altro, è propria dell’essere umano da sempre.
Ciò nonostante per quanto riguarda il fumetto, la biografia si è sviluppata ed ha trovato una propria consacrazione in quanto genere piuttosto di recente e, soprattutto negli ultimi anni, ha preso particolarmente piede anche in suolo italico, grazie soprattutto agli sforzi di case editrici come Coconino o Black Velvet, che coraggiosamente hanno importato e continuano ad offrire al pubblico italiano opere di autori più o meno conosciuti, fin troppo spesso relegati in un mercato di nicchia, ma che con estrema naturalezza e semplicità sono in grado di mostrare al pubblico spaccati della propria vita, talvolta lieti ma fin troppo spesso spesso dolorosi e di conseguenza più difficili da digerire da parte del pubblico generalista.
Il percorso nell’universo della Memoria è complesso e non privo di ramificazioni, di conseguenza praticamente impossibile da ridurre in poche righe. Si propone per cui un excursus nella biografia in quanto genere del medium fumetto praticando un percorso a ritroso, dalle opere contemporanee a quelle meno recenti, e strutturato in due parti distinte, delle quali una indagherà la biografia più pura come esigenza di raccontare e di raccontarsi, e l’altra invece quel particolare tipo di racconto in cui la storia va ad intrecciarsi con la Storia.
Lo spunto viene servito da un eccellente “ultimo arrivato”, R. Kikuo Johnson, il quale ha presentato all’edizione 2006 – da poco conclusa – di Lucca Comics & Games il suo volume d’esordio, Night Fisher, pubblicato da Coconino Press.

Stranger than fiction

Kikuo Johnson esordisce, si diceva, con Night Fisher, il racconto di un giovane studente che vive col padre alle Hawaii, e che deve fare i conti con i problemi coi quali tutti hanno dovuto presto o tardi fare i conti nel corso dell’adolescenza: l’amore, le bravate, le conseguenze della crescita e via discorrendo. Temi tutto sommato poco o nulla originali, ma trattati con sensibilità, delicatezza e maturità inedite in un autore così giovane – classe 1981 – alle prese con il primo vero lavoro nel campo del fumetto.
Night Fisher è un vero e proprio romanzo di formazione: racconta sé stesso e il luogo in cui vive, così simili eppure così diversi, e per far questo si impone di offrire una visione quanto più possibile verosimile della realtà che lo circonda; non è un caso infatti se il lavoro di ricostruzione di Maui – città in cui il racconto è ambientato – è certosino.
Visto in un’ottica esistenzialista, il lavoro di Johnson è il racconto per immagini del tentativo di Loren Foster, protagonista del racconto, di essere adeguato nel mondo che lo circonda, il microcosmo delle Hawaii. Il tentativo del protagonista, in pratica, di essere nel mondo, di esistere, di essere reale, in un luogo che ha altrettanto bisogno di essere reale. Per rendere al meglio l’effetto di realtà strettamente necessario per il corretto funzionamento del meccanismo biografico, la storia gioca con tutta una serie di situazioni che è possibile definire, piuttosto che reali, verosimili: non tanto una realtà tradotta in maniera brutale sulle pagine del fumetto quindi, quanto un mix di realtà e finzione in cui spesso, ma non sempre, realtà e fantasia si confondono in un insieme talmente sinergico da risultare impossibile riconoscere cosa c’è di vero e cosa c’è di inventato nell’intreccio. Il risultato è notevole: la lettura non risulta affatto appesantita, come spesso succede in altre biografie molto più attaccate all’elemento verità, dal sostrato autobiografico, e la sensazione che si prova a lettura ultimata è proprio quella di una storia aperta, di uno squarcio nel tessuto vitale di una persona qualunque che potrebbe, ma non ci è dato sapere in quale misura, essere l’autore.
La struttura, da questo punto di vista, è piuttosto simile a Blankets di Craig Thompson, per quanto in questo caso la sicurezza che la figura reale dell’autore e quella finzionale del protagonista coincidano ci viene esplicitamente lasciato intendere fin dalle prime battute.
A proposito di Blankets, comunque, sono stati versati fiumi di parole; sta di fatto che il volume di Thompson e quello di Johnson sono molto simili nel voler cercare di creare un mondo possibile che sia forte, coerente e aderente al mondo reale andando ad interagire col tessuto della realtà stessa, manipolando, togliendo e aggiungendo elementi e situazioni, preoccupandosi quindi di creare una storia in cui molti, se non tutti, possano ritrovarsi e immedesimarsi. Qualcosa in sintesi di universale, di assoluto.
Questo primo genere di fumetto autobiografico ricorda molto da vicino il romanzo di formazione, particolare genere letterario fondato su tematiche quali crescita e maturazione di una coscienza, sia essa politica, sociologica o anche solo sociale. Nei due volumi citati, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è, per quanto possibile, posto in primo piano, e in entrambi i casi il senso di crescita risulta ampiamente amplificato dal finale aperto che caratterizza le opere. In particolar modo ci si riferisce al finale / non-finale di Night Fisher che, senza voler anticipare nulla al lettore, cerca di creare un senso di non finito, lascia a chi legge la fortissima sensazione che la storia possa (debba) continuare. Uno spazio bianco, nel vero senso della parola, lascia al lettore il compito di trovare il senso della vicenda raccontata, che si conclude d’improvviso, lasciando in mente solo una sensazione, piuttosto che un ricordo o una memoria.

Il fumetto-verità

Spazi bianchi, invece, non ce ne sono in quello che potremmo definire il volume principe del cosiddetto “fumetto-verità”. Si parla di Non mi sei mai piaciuto, opera autobiografica di Chester Brown, nella quale gli spazi tra le vignette, tendenzialmente bianchi sono invece neri, cupi e dolorosi.
Autore canadese di chiara fama, Chester Brown si impone alla critica con il graphic novel Ed the Happy Clown, brutale e scioccante satira sociale serializzata sulla rivista autoprodotta Yummy Fur. Sin dall’inizio è subito chiaro lo stile dell’autore: secco, (auto)critico, cinico e spietato. Tutte caratteristiche che si ritrovano nel citato Non mi sei mai piaciuto, nel quale l’autore prova (e riesce) ad analizzare sé stesso con una lucidità talmente spietata che fa male, e che ci fa chiedere quanto il racconto possa aver fatto male all’autore stesso. Brown lavora per sottrazione: raccoglie alcuni episodi della sua vita dalla prima adolescenza alla morte della madre e, senza essere mai parsimonioso nei dettagli, offre uno spaccato estremamente realistico della propria esistenza giovanile. Di nuovo tornano tutti i cliches del caso: i primi amori, i problemi sentimentali e via dicendo. Tutto molto simile nelle impostazioni al volume di Johnson, ma completamente differente negli esiti finali.
Se Night Fisher e Blankets propongono infatti una lettura cadenzata e sottile, l’opera di Chester Brown è brutale e spiazzante: la realtà viene sbattuta in faccia al lettore, senza veli né filtri. L’impossibilità di manifestare (o forse addirittura provare) i propri sentimenti e l’inquietante normalità provinciale di una vicenda che normale non dovrebbe essere considerata affatto, sono elementi che contribuiscono a rendere quest’opera unica nel panorama della biografia. La manifesta semplicità con cui vengono affrontate tematiche estremamente complesse, come ad esempio, si è già detto, l’impossibilità del protagonista di dire “ti voglio bene” alla madre in punto di morte contrapposto alla stessa impossibilità di dire “cazzo”, così come altre male parole, rendono estremamente bene l’idea del senso di tormento e di scissione che caratterizzano la storia. Non c’è nulla che si avvicini a Non mi sei mai piaciuto, per tematiche e trattazione. Forse solo Ehi, aspetta... di Jason, opera che non è esplicitamente autobiografica, ma che in quanto a oggettivazione delle descrizioni di situazioni ampiamente verosimili non ha nulla da invidiare (nel bene e nel male) al lavoro di Chester Brown, e l’imminente traduzione italiana di Poor Bastard, capolavoro di Joe Matt.

Storie di confine

Impossibile non citare, in chiusura, l’eccezionale e purtroppo ancora inedito in Italia Jimmy Corrigan The Smartest Kid on Earth di Chris Ware. Opera seminale nel panorama del fumetto indipendente americano, il lavoro di Ware si pone ai confini tra le due categorie di biografia citate in precedenza: per stessa ammissione dell’autore il fumetto è in parte biografico – soprattutto per quel che riguarda il senso di alienazione che pervade l’opera intera e il rapporto del protagonista col padre – e in parte frutto di una “reinvenzione”, una “reinterpretazione” del mondo e delle situazioni con le quali Jimmy Corrigan si trova ad avere a che fare.
Non solo: Jimmy Corrigan si pone anche al confine con un altro particolare genere di biografia, quello che sarà trattato col prossimo aggiornamento e che completerà questa sintetica trattazione, sorta di essential reading del genere autobiografico nei mondo dei comics. Ci si riferisce, ricolle gandosi a quanto esplicitamente anticipato in apertura, a quel particolare racconto in cui la storia personale dell’individuo si lega strettamente alla storia del mondo. In Jimmy Corrigan lo spunto è offerto dalla World Columbian Exposition di Chicago del 1893, vero e proprio punto di svolta per quanto riguarda gli antenati del protagonista e notevole nodo di influenza, per quanto inconsapevole, per le future generazoni di Corrigan.
Sono numerosi gli autori che si sono cimentati con questa particolare forma narrativa, primi fra tutti lo stesso Chester Brown con Luis Riel, o David B. con Il Grande Male, ma anche Seth e l’acclamata Marjane Satrapi. E’ un modo completamente diverso di fare biografia, con le sue regole e le sue eccezioni in cui il centro si sposta, per chiudere il cerchio e tornare all’esistenzialismo, dall’essere al mondo.

Letture citate nel testo

Chester Brown, Ed the Happy Clown, Vortex 1986
Chester Brown, Non mi sei mai piaciuto, Black Velvet 2000
Jason, Ehi, Aspetta..., Black Velvet 2003
R. Kikuo Johnson, Night Fisher, Coconino Press 2006
Craig Thompson, Blankets, Coconino Press 2004
Chris Ware, Jimmy Corrigan The Smartest Kid on Earth, Fantagraphics Book 2000

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