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Gil Kane è Ancora Qui

di Andrea Cantucci

Gil Kane, chi era costui? Per i più giovani può essere utile ricordare che è stato uno dei più importanti e originali disegnatori dei comic books americani, la cui carriera si è prolungata dagli anni ’40 agli anni ’90; ma perché tornare a parlare di Gil Kane oggi, a sette anni dalla sua scomparsa? Per una fortunata coincidenza editoriale.


Alla ristampa dell’eroe perduto

La rivalità storica tra Marvel e DC Comics, attualmente si riflette da noi in quella tra le loro rappresentanti locali, Panini Comics e Planeta De Agostini, che cavalcando l’onda della pubblicità indiretta procurata dai recenti film su Spiderman e Superman, non potevano far mancare in edicola le ristampe dei due supereroi di maggior successo. Se Panini si “limita” per ora ad uno Spider-Man Collection mensile, partito dai primissimi cicli disegnati da Ditko prima e Romita padre poi su soggetti di Stan Lee, la Planeta ha addirittura pubblicato Le Avventure di Superman in 40 numeri settimanali, riproponendo gli esordi dell’eroe kryptoniano nella versione di Byrne degli anni ‘80. In entrambi i casi si è ristampata praticamente ogni storia di cui i due personaggi siano stati protagonisti nei periodi in questione, non solo alternando gli episodi provenienti da diverse testate americane, ma inserendo anche i cross over con le loro apparizioni in altre serie.
La Planeta però ha osato un po’ di più, inaugurando all’inizio del 2007 anche un’etichetta dedicata ai Classici DC di più vecchia data e un po’ meno noti presso il grande pubblico. Tra gli altri, un ciclo di volumetti mensili ha riproposto cronologicamente il Lanterna Verde degli anni ‘60, la serie con cui i disegni di Gil Kane raggiunsero gradualmente la piena maturità, facendo affermare il loro autore come uno dei maestri del settore. Curiosamente, tra dicembre 2007 e gennaio 2008, mentre la ristampa di Lanterna Verde si concludeva con le ultime e migliori storie realizzate da Kane, su Spider-Man Collection hanno cominciato ad essere riproposte le storie di Spider-man disegnate dallo stesso autore, considerate giustamente tra le più interessanti con protagonista il tessiragnatele. Ecco quindi la coincidenza di cui sopra, e per permettere a tutti di godersi meglio la visione di lavori ormai d’epoca, ma che possono reggere il confronto con tanta produzione attuale, torniamo alla domanda iniziale: chi era Gil Kane?


Carriera di un cartoonist

Il suo vero nome era Eli Katz, e nacque il 6 aprile 1926 a Riga, in Lituania, in una famiglia ebrea che poco dopo sarebbe emigrata negli Stati Uniti. Giunto a New York a tre anni di età, crebbe nel quartiere di Brooklyn appassionandosi ai fumetti, specialmente a quelli avventurosi che allora cominciavano ad apparire sui giornali.
Nel 1942, a soli 16 anni, mentre ancora frequentava la High School of Industrial Arts, entrò nel settore dei comic books, passando rapidamente da assistente a disegnatore, anche grazie ai bassi standard qualitativi dell’epoca. Già nello stesso anno iniziò a realizzare le prime storie complete per l’editrice MLJ, sotto lo pseudonimo di Pen Star, e l’anno seguente lasciò la scuola per fare il cartoonist a tempo pieno. Tra il ’42 e il ’44, lavorò su una miriade di storie di generi diversi per gli studi di Jack Binder prima e di Bernard Bailey poi, che le distribuivano ad una lunga serie di editori, tra cui anche la Timely, l’antenata della Marvel.
Nel 1944 aveva cominciato a collaborare con Joe Simon e Jack Kirby per la National (l’attuale DC Comics), poco prima di essere arruolato e inviato nel Pacifico, e dopo la fine della guerra riprese a lavorare soprattutto per questo editore, curando per circa un anno della serie WildCat. Intanto, col tempo, usò pseudonimi come Scott Edward, Al Stack, Gil Stack e Al Kane, prima di passare stabilmente a Gil Kane. Negli anni ’50 il suo stile cominciò ad affinarsi, disegnando storie horror, thriller e rosa, e specializzandosi soprattutto nei western e nella fantascienza, con serie come Space Cabby (Il Taxy dello Spazio). Fu quindi naturale che fosse scelto per disegnare uno dei supereroi DC della cosiddetta Silver Age, per lo più nuove versioni di eroi degli anni ’40, in cui gli spunti magici e mitologici erano sostituiti da elementi fantascientifici.
Nel 1959 ricreò quindi graficamente Green Lantern (Lanterna Verde), con i testi di John Broome. Erano gli anni della corsa allo spazio e, su indicazioni dell’editor Julius Schwartz, il giustiziere con lampada magica del 1940 fu trasformato in un poliziotto spaziale appartenente ad un corpo interplanetario; conservò solo il nome di battaglia, l’anello energetico e la mascherina sugli occhi, oltre ad una certa somiglianza con l’attore Alan Ladd. Ancora più radicale fu la nuova versione di Atom, un nuovo supereroe col potere di rimpicciolirsi proposto e disegnato da Kane dal 1961 con i testi di Gardner Fox, che dell’omonimo piccolo eroe forzuto degli anni ’40 non conservava che il nome. Con questi due personaggi, realizzati più o meno regolarmente per una decina d’anni, l’autore raggiunse la popolarità tra gli appassionati, mentre nella seconda metà degli anni ’60 il suo approccio al disegno si faceva più originale e coinvolgente.
Tra il ’65 e il ’67, oltre che per la DC Comics, lavorò a fumetti western per la Dell, ai supereroi della Tower, a Flash Gordon per la King, a Hulk e a Capitan America per la Marvel. I limiti dell’editoria del settore cominciavano però ad andargli stretti e nel 1968 tentò di produrre in proprio, in formato rivista, la serie spionistica His Name is Savage!, sceneggiata da Archie Goodwin su un soggetto di Kane stesso, che anticipava sia i fumetti indipendenti in bianco e nero che le graphic novel. L’esperimento, che era stato boicottato da una parte del Comics Code per il suo realismo violento, non poté però andare oltre il primo numero per problemi di distribuzione. Tra il ’68 e il ’70 Kane dovette quindi tornare a dedicarsi a tempo pieno ai supereroi e all’horror, riprendendo Lanterna Verde e disegnando, sempre per la DC, serie come Captain Action, Hawk and Dove, Teen Titans, Flash, House of Secrets e House of Mistery, su cui pubblicò tra l’altro la breve storia His Name is… Kane, un vero e proprio sfogo in cui ritraeva ironicamente sé stesso come un disegnatore frustrato e insoddisfatto che voleva lavorare a cose più interessanti.
In quegli stessi anni, produsse cinque episodi particolarmente intensi e affascinanti della nuova versione di Capitan Marvel, con testi di Roy Thomas e chine di Dan Adkins, in cui il personaggio fu completamente rielaborato sia dal punto di vista grafico che narrativo. L’esperienza dovette soddisfarlo abbastanza, poiché lasciò Lanterna Verde col numero 75 e (a eccezione di alcune storie brevi di Robin e Batgirl su Detective Comics) passò a lavorare prevalentemente per la Marvel. Anche in un’intervista degli anni ‘80, dichiarò che per lui il metodo di lavoro ideale era quello Marvel, che permette al disegnatore di organizzare liberamente le tavole e sceneggiare le storie per immagini a partire dai soggetti. Tra il 1970 e il 1976, disegnò quindi varie storie dell’Uomo Ragno su Amazing Spider-Man e Marvel Team-Up, in un periodo particolarmente importante per il personaggio, illustrando l’evento shock della morte del capitano Stacy e passando da episodi su temi sociali, come le manipolazioni elettorali o quelli sulla tossicodipendenza (che, pubblicati senza l’approvazione del Comics Code, ne provocarono una revisione), alla creazione grafica di un “mostro” tormentato come Morbius il vampiro vivente, fino all’ennesimo episodio tragico, e fondamentale per l’aspetto sentimentale della serie, in cui morì Gwen Stacy, la ragazza di Peter Parker.
Nel 1971, sempre con la collaborazione di Goodwin, fece un altro tentativo di superare i formati e i contenuti vigenti con il fantasy post-atomico Blackmark, che uscì direttamente in un libro tascabile dell’editrice non specializzata Bantam Books. Oggi è considerato da molti il primo esempio vero e proprio di graphic novel (o romanzo a fumetti che dir si voglia) uscito negli USA, ma all’epoca, pur apprezzato dalla critica, non ebbe molto successo di pubblico e non diede origine ad una serie. Fu comunque ristampato a puntate su Savage Sword of Conan tra il ’74 e il ’75, mentre la seconda parte, The Mind Demons, uscì nel ‘79 su Marvel Preview, anche se in entrambi i casi con modifiche grafiche o di formato.
Mentre cominciava a ricevere molti riconoscimenti per il suo lavoro e a dedicarsi anche ad illustrazioni di fantascienza, Kane proseguì infatti la collaborazione privilegiata con la Marvel fino alla fine degli anni ‘70, realizzando qualcosa come 800 copertine e passando continuamente da un personaggio all’altro. Pur occupandosi preferibilmente di serie dagli elementi fantasy o fantascientifici (Conan, Ka-Zar, World Unknown, John Carter of Mars), curò anche le matite di molti supereroi (Inhumans, Avengers, Daredevil e altri) e si può dire che, una volta o l’altra, abbia disegnato praticamente tutti i personaggi Marvel. Sulla collana Marvel Premiere diede inoltre vita a due serie originali, entrambe scritte da Roy Thomas e proseguite per breve tempo in una propria testata: sul numero 1 del ‘72 fornì una versione definitiva e decisamente “fantasy” dell’uomo-dio artificiale Adam Warlock, derivato da storie di Lee e Kirby, mentre sul numero 15 del ‘74 disegnò per primo l’eroe d’ispirazione ninja Iron Fist (Pugno d’Acciaio).
Tra il 1977 e il 1981, mentre continuava a lavorare per la Marvel, realizzò per i quotidiani l’originale serie di fantascienza Star Hawks, sceneggiata all’inizio dallo scrittore Ron Goulart, e un ciclo di tavole domenicali di Tarzan, con testi di Archie Goodwin. Poi fece anche da assistente alle tavole di Prince Valiant e di Lone Ranger, come se non si sapesse decidere a lasciare gli eroi della sua gioventù.
Dal 1982, ritornò stabilmente alla DC Comics, disegnando Shazam, Green Arrow/Black Canary, Vigilante e soprattutto Superman. La collaborazione con la DC, che produceva spesso versioni alternative dei suoi eroi ed era meno ossessionata da problemi di continuity tra i vari episodi, poteva ora permettergli di lavorare anche a progetti più personali e rivolti ad un pubblico un po’ più maturo, ma non ci fu comunque una rottura completa con la Marvel, tant’è vero che nel 1983 disegnò per l’antologico Marvel Fanfare un breve ciclo tratto da Il Libro della Giungla di Kipling, con le chine di P.Craig Russell.
Avendo una maggiore possibilità di scelta, approfittò dei cambiamenti nei formati editoriali da lui anticipati anni prima e si concentrò su brevi progetti speciali. Con l’aiuto di Jan Strnad alle sceneggiature, propose e realizzò tra il 1983 e il 1985 Sword of Atom (versione fantasy del suo supereroe) e nel 1987 il numero unico Talos of the Wilderness Sea (variazione sul tema del ragazzo selvaggio), mentre nel 1989 pubblicò coi testi di Roy Thomas la miniserie The Ring of the Nibelung (L’Anello dei Nibelunghi), tratta dall’omonimo ciclo di opere Wagneriane, in cui diede il meglio come disegno ma di cui dichiarò di non essere del tutto soddisfatto, avendo dovuto sottostare ai “limiti delle convenzioni imposte dalla DC”.
Negli stessi anni lavorò anche al design dei personaggi e agli storyboard per varie serie a disegni animati della Ruby-Spears e della Hanna & Barbera, tra cui quelle di Superman e di Tarzan. Un passaggio inverso, dal video alla carta, lo realizzò invece nei primi anni ‘90, disegnando per la Topps l’adattamento a fumetti del film di Spielberg Jurassic Park, con i testi di Walt Simonson e le chine di George Perez.
Già negli anni ’80, ma soprattutto negli anni ’90, tornò anche ad occuparsi brevemente di personaggi che aveva disegnato in passato, come riattraversando con maggiore esperienza dei territori già esplorati, a partire da Lanterna Verde (su Action Comics Weekly) e proseguendo con L’Uomo Ragno (in due annual), il pistolero Two-Gun Kid (su Marvel Comics Presents), Flash (nel volume The Life Story of Flash scritto da Mark Waid e Brian Augustyn) e Superman (nel volume Distant Fires della serie Elseworlds), fino ad arrivare alla storia pubblicata postuma su Legends of the DC Universe n°28/29, in cui disegnò per l’ultima volta Lanterna Verde e Atom, i due personaggi che lo avevano reso famoso.


Lo spazio, il ritmo e la grazia

Ha ricordato lo stesso Kane: ”fu durante la serie di Lanterna Verde che per la prima volta iniziai ad applicarmi all’idea di arte. Le strisce divennero una base per lo sviluppo personale e l’inizio di un’identità professionale matura.” Così Gil Kane intraprese la sua piena maturazione artistica, giungendo, nella seconda metà degli anni ‘60, a sviluppare uno stile totalmente originale, ricco di spazialità e dinamismo, oltre che di un grande senso del ritmo e del montaggio. La svolta vera e propria si ebbe nel 1967, quando per breve tempo curò non solo le matite ma anche le chine di Lanterna Verde. Tra gli elementi che da allora caratterizzarono sempre di più i suoi disegni, c’è un uso estremo ma coerente della prospettiva, con molte figure inquadrate di scorcio o da punti di vista anomali; c’è un’esasperazione delle posture plastiche e della tensione dei corpi; c’è la sottolineatura di effetti drammatici attraverso sovrapposizioni di immagini, anche con gli stessi soggetti riprodotti con diverse dimensioni nella stessa vignetta; c’è una grande libertà nel suddividere e comporre la tavola, anche con linee inclinate e cornici triangolari o molto strette, soprattutto orizzontali; c’è l’uscita di certe figure dai margini, che crea un senso di spazio dove ci sono solo due dimensioni, come se i personaggi saltassero fuori dalla pagina. Uno degli scopi principali delle sue sperimentazioni, era proprio quello di superare i limiti e la piattezza delle solite pagine a fumetti, andare al di là della la struttura a quattro lati e a strisce della vecchia tavola domenicale dei quotidiani.
Col breve ciclo di Capitan Marvel si prese libertà anche maggiori, in alcune pagine annullando quasi completamente la divisione in vignette ed usando direttamente i corpi dei personaggi per dividere un’inquadratura dall’altra. Ovviamente simili libertà non poté prendersele sulle pagine dell’Uomo Ragno, ma anche qui, dopo essersi inizialmente limitato a una classica divisione in strisce, come quella adottata dai disegnatori precedenti, dalla fine del ‘71 usò le sue tipiche impaginazioni e sovrapposizioni, che da in una serie così popolare influenzarono sicuramente la grafica standard dei comic book, in modo analogo alle contemporanee sperimentazioni di Neal Adams sulle pagine di Batman. Anche su altre serie Marvel, Kane alternò pagine a strisce più omogenee, in momenti di quiete, con altre dalla grafica più irregolare, nelle scene d’azione. Un altro aspetto fondamentale delle sue sequenze sta nella grande cura del ritmo narrativo, reso con opportune scelte di inquadrature, dimensioni e disposizione delle immagini, a seconda degli effetti di movimento o sospensione da suggerire al lettore.
Anche la sua strip giornaliera, Star Hawks, fu strutturata su due strisce anziché una, per poter usare un’impostazione sempre diversa nella composizione delle vignette, mentre in storie più recenti, come il ciclo L’Anello dei Nibelunghi, non solo tendeva a sfalsare e a sovrapporre liberamente le vignette, ma anche a farle uscire dai margini della pagina, in modo simile ai fumetti giapponesi, dimostrando come si possono usare tutti i mezzi grafici a disposizione per cercare ogni volta la composizione più efficace, a seconda dei contenuti.
Ma tanta originalità avrebbe rischiato di rimanere solo un esercizio stilistico, se non fosse stata accompagnata dall’intensità e coinvolgimento che Kane è quasi sempre riuscito a trasmettere nelle sue tavole, almeno dalla fine degli anni ’60. E mentre autori altrettanto validi e importanti si sono concentrati sull’impatto violento delle immagini, nei suoi disegni, oltre all’energia vitale e al dinamismo che traspare dai suoi personaggi slanciati, si è percepito a tratti anche qualcosa di più interiore, un’umanità, un sentimento, una grazia particolare. Anche nei costumi da lui creati, le tute attillate di Lanterna Verde, Capitan Marvel o Iron Fist, le armature intarsiate di Warlock o altri, costumi per l’epoca particolarmente raffinati ed eleganti, si ritrova quella stessa grazia, che fa pensare ai danzatori di un balletto o di un’opera lirica, più che ad acrobati o forzuti circensi come accadeva per molti eroi del passato. Se proprio volessimo esprimerla a parole… potremmo chiamarla poesia.

Ispirazioni, contatti e influenze

Si può dire che il percorso di Gil Kane abbia incrociato in vari modi quello di molti altri grandi autori del fumetto americano, prima ovviamente facendosi influenzare e poi influenzando altri a sua volta. Il suo lavoro rappresenta in un certo senso una notevole sintesi grafica, una “definizione da manuale del disegno dinamico” (per citare lo sceneggiatore Mark Waid), in cui si sono fusi armonicamente elementi tipici di disegnatori anche molto diversi tra loro e da cui autori più recenti hanno poi tratto ispirazione, come punto di partenza per il proprio percorso personale.


Roy Crane, Harold Foster, Noel Sickels, Milton Caniff, Alex Raymond e Burne Hogarth, furono tra i principali disegnatori da cui Gil Kane trasse ispirazione fin da bambino, prima di intraprendere la carriera di cartoonist. Naturalmente qualcosa di ognuno si ritrova nel suo lavoro e, essendo quello dei fumetti un piccolo mondo, più tardi poté anche conoscerne alcuni di persona, in particolare Burne Hogarth, la cui precisa impostazione delle anatomie muscolari si può ritrovare, in parte, nei suoi eroi fantasy.
Un omaggio a Harold Foster si può invece notare in una breve storia di Kane uscita su House of Mistery nel 1969, dove la trappola in cui viene fatto cadere un drago è ripresa da una delle prime tavole di Prince Valiant del 1937.

Joe Simon e Jack Kirby erano i titolari dello studio con cui Gil Kane collaborò tra il 1944 e il 1947 e sicuramente apprese molto da loro (probabilmente più che dagli autori con cui aveva lavorato in precedenza), essendo due degli artisti più originali e innovativi del settore. Da Kirby prese evidentemente il senso del movimento, una certa esagerazione e deformazione anatomica dei corpi in azione ed una resa stilizzata ma plausibile delle figure, ispirazioni e insegnamenti che però mise a frutto solo molti anni dopo. Inoltre nelle sue storie più fantascientifiche, come quelle di Lanterna Verde e di Capitan Marvel della fine degli anni ’60, si ritrovano architetture e macchinari avveniristici, affascinanti quanto improbabili, che sono decisamente “alla Kirby”. Col passaggio agli anni ’70 ci fu anche una specie di passaggio di consegne tra Kirby e Kane, che in pratica si scambiarono di posto. Il primo passò alla DC e il secondo alla Marvel, dove divenne, se non l’unico come era stato Kirby, almeno uno dei modelli da imitare e soprattutto il principale disegnatore di copertine, evidentemente proprio perché i suoi disegni stilizzati e dinamici avevano abbastanza in comune con quelli del Re dei fumetti Marvel.

Frank Frazetta, importante disegnatore di albi americani tra gli anni ’40 e ’50 e poi soprattutto di copertine e illustrazioni, fantasy e horror, è stato probabilmente un altro punto di riferimento di Gil Kane, nel modo dettagliato di creare delle composizioni complesse e dinamiche, con affollate scene di battaglia e figure che uniscono corporature agili e snelle a massicci muscoli guizzanti.

Carmine Infantino e Gil Kane erano compagni di classe alla High School of Industrial Arts. Negli anni ’50 entrambi lavoravano come disegnatori alla DC Comics e all’epoca i loro stili erano abbastanza simili, tanto che i disegni della serie spaziale di Adam Strange sono quasi sempre attribuiti al solo Infantino, che realizzò la serie regolare su Mystery in Space dal 1956, mentre pare che il primo episodio pubblicato su Showcase sia stato disegnato da Kane. Questi avrebbe poi continuato per un po’ a realizzarne le copertine, probabilmente senza che i lettori potessero ben distinguere il suo stile da quello di Infantino nelle pagine interne.

Wally Wood, Reed Crandall e Steve Ditko, autori già giunti ad un loro stile abbastanza definitivo, si alternarono con Gil Kane nei disegni di un gruppo di supereroi chiamati Thunder Agents, pubblicati dalla Tower dalla metà degli anni ’60 (e in Italia dalle edizioni Fratelli Spada col nome di “Squadra Tuono”). In quell’occasione i loro stili dovettero in qualche modo amalgamarsi.
Di Wally Wood, ciò che Gil Kane ha dichiarato di considerare la caratteristica principale, era il modo dettagliato e realistico di riprodurre le conformazioni degli oggetti. In questo ed altro, i loro stili di disegno si integrarono senza difficoltà. Nello stesso periodo, Kane succedette a Wood ai disegni di Captain Action e Wood inchiostrò le matite di Kane su Green Lantern e House of Mistery.
Di Reed Crandall, un raffinato illustratore d’impostazione classica, dal sapiente e realistico tratteggio, Gil Kane già ammirava i disegni fin da prima di esordire nel settore, quindi l’integrazione dei loro stili non dovette creargli particolari problemi.
Da Ditko, si direbbe che Kane abbia preso il modo essenziale e stilizzato di rendere le espressioni e la gestualità dei personaggi. Poco tempo dopo Kane disegnò due serie iniziate da Ditko, The Hawk and the Dove e Amazing Spider-man.

Neal Adams, noto e innovativo disegnatore che tra gli anni ’60 e ’70 introdusse nei comic book uno stile estremamente realistico, lavorò sia alla DC che alla Marvel, più o meno in contemporanea con Gil Kane. I loro stili erano molto diversi, ma ebbero in comune un’impostazione estremamente plastica e dinamica delle anatomie, e soprattutto la ricerca di ardite sperimentazioni nella composizione grafica della pagina, ricerca che praticamente svolsero in parallelo negli stessi anni. Inoltre collaborarono ai disegni di fumetti come House of Secrets, Blackmark e Conan, fondendo con ottimi risultati le loro diverse sensibilità.

Ernie Colon, disegnatore tra gli anni ’60 e ’70 di fumetti horror in cui alternava diversi tipi di disegno e impostazione grafica, usò spesso fusioni e sovrapposizioni di più figure in una stessa vignetta o pagina, simili a certe sperimentazioni di Gil Kane. Sviluppò poi anche uno stile vagamente simile a quello di Kane, ma molto meno dinamico, come si vede nella sua graphic novel Ax, uscita nel 1988.

Jim Starlin, disegnatore di due serie già realizzate da Gil Kane (Capitan Marvel e Warlock), è stato uno degli autori degli anni ’70 in cui si ritrova qualcosa del suo stile, benché le anatomie di Starlin siano più tozze e muscolose di quelle di Kane.
Lo stesso si può dire di Al Milgrom, che per un lungo periodo succedette a Starlin ai disegni di Capitan Marvel, ma che si differenziò sia da lui che da Kane usando uno stile più semplice e rigido, influenzato in seguito anche da Chaykin e Miller.

Howard Chaykin, autore considerato il principale allievo di Gil Kane, di cui diventò assistente nel 1969, dagli anni ’70 alle recenti graphic novel ha portato a livelli sempre più estremi sia la stilizzazione dei disegni che le sovrapposizioni grafiche delle composizioni, rischiando a volte di rendere la vita difficile al lettore, ma spesso ottenendo effetti dinamici ancora più originali di quelli del maestro.
Ha collaborato con Kane anche scrivendo per lui i testi di un episodio di Batman intitolato Flyer, uscito sulla collana Legends of the Dark Knight.

P.Craig Russell, disegnatore di fumetti fantastici, tratti da opere liriche o letterarie, sembra essersi ispirato a Gil Kane per certi atteggiamenti romantici delle figure, con un uso relativamente frequente di primi piani dal basso, e per le stilizzazioni grafiche raffinate ed evocative. Russell ha inchiostrato le matite di Kane in un ciclo tratto dai racconti di Mowgli de Il Libro della Giungla, per poi adattare da solo dei racconti successivi con lo stesso personaggio. è curioso che in seguito ognuno dei due abbia realizzato un suo adattamento del ciclo lirico wagneriano L’Anello dei Nibelunghi, ma anche questo dimostra una certa affinità ideale tra i due autori.

Walter Simonson, autore dallo stile sintetico e dinamico ispirato principalmente a Kirby, mostra delle affinità anche con Gil Kane, soprattutto nel modo di delineare certi costumi alieni, a metà tra armature medievali e scafandri futuristici. Per i disegni di Kane, ha scritto la miniserie tratta dal soggetto del film Jurassic Park.

Frank Miller, nel periodo in cui divenne disegnatore stabile di Devil, nel 1979, riprendeva chiaramente lo stile di Gil Kane, che aveva iniziato a disegnare lo stesso personaggio due anni prima. Se si confrontano i disegni di Miller di questo periodo con quelli di Kane del 1977, sempre inchiostrati da Klaus Janson, la somiglianza è evidente, sia nel modo di impostare personaggi e inquadrature, sia nella grafica delle pagine, con molte vignette strette e allungate. Dal punto di vista tecnico, la principale differenza stava in una maggiore scansione cinematografica da parte di Miller (soprattutto da quando cominciò a scriversi i testi), ma anche nelle storie di Kane si potevano trovare montaggi di brevi azioni mute altrettanto efficaci. Nelle tante evoluzioni milleriane successive, rimane comunque, come fondamentale punto di contatto tra i due autori, il grande dinamismo delle figure in movimento.

Kelley Jones, disegnatore dallo stile espressionista e grottesco, merita di essere citato qui semplicemente per essere riuscito, in due sole pagine del suo Batman & Dracula: Red Rain, a copiare ben otto vignette dal numero 21 di Capitan Marvel, disegnato da Gil Kane nel 1970, tanto per dimostrare da chi si continua a prendere esempio ancora oggi, quando si ha bisogno di disegnare una bella scena d’azione...


Gil Kane è morto di cancro a 74 anni, il 31 gennaio 2000.
Due anni dopo, negli USA, la saga di Blackmark veniva ristampata in un unico volume.

Grazie alle sue opere, Gil Kane è ancora qui.



Classici DC: Lanterna Verde
Editore: Planeta De Agostini
Periodicità: mensile (serie di 12 numeri conclusa)
Formato: variabile da 160 a 192 pag., in bianco e nero, 15x23 cm
Prezzo: 5,95 euro


Spider-Man Collection
Editore: Panini Comics/Marvel Italia
Periodicità: mensile
Formato: 88 pag., a colori, 17x26 cm
Prezzo: 3,30 euro



Su Gil Kane, in italiano:
- Gil Kane: La Battaglia Continua, articolo di Alberto Becattini su Horror n° 8 (Comic Art, 1991)
- Gil Kane (intervista) sul recente volume “Will Eisner - Chiacchiere di Bottega” (Kappa Edizioni)


Checklist di Gil Kane
(senza distinzioni tra disegni interni, copertine o altro)

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1959 – copertina di Showcase n° 22, prima apparizione del Lanterna Verde della Silver Age, col nuovo costume disegnato da Gil Kane.
1972 – copertina di Marvel Premiere n° 1, primo albo con protagonista Adam Warlock. Matite di Gil Kane e chine di Dan Adkins.
1983 – prima pagina di Wolf-Boy, da Marvel Fanfare n° 8, primo episodio del ciclo del Libro della Giungla, disegnato da Gil Kane con le chine di P.Cra
1989 – una pagina da The Ring of the Nibelung n° 2: The Valkyrie. L’amplesso è appena suggerito, visti i limiti della censura ancora in vigore alla DC
2000 – Legends of the DC Universe n° 29, ultima copertina e ultima storia disegnate da Gil Kane, prima della sua scomparsa, a 74 anni.