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Autobiografia e fumetti parte II - Storia e storie

di Nicola Peruzzi

Blog a fumetti?

Il sesto volume della notevole collana Graphic Novel – curata da Coconino Press e pubblicata da Repubblica-L’Espresso – è dedicato a Gipi, autore toscano che in più di un’occasione, non ultima il recente S. (per impaginazione: me lo fate un link alla recensione, visto che non abbiamo interviste stavolta?), si è cimentato con il tema dell’autobiografia. Peraltro, a vedere il consenso pressoché unanime ottenuto con il suo ultimo libro, con risultati eccellenti. Parte dell’intervista condotta da Matteo Stefanelli presente nell’ampio apparato redazionale del volume, verte proprio sul discorso autobiografia. Il conduttore, in sintesi, domanda lumi a proposito della recente “tendenza autobiografica” che è esplosa nel mondo del fumetto. La risposta di Gipi, di cui riportiamo uno stralcio, offre notevoli spunti di riflessione: “[...>Ho però l’impressione che i moderni mezzi di comunicazione abbondino di ‘racconti di sé’ che hanno minimi o nulli motivi di essere. La televisione dà voce a figure che niente hanno da dire. La diffusione o la celebrazione dei vari blog sulla rete mi sembra una dimostrazione lampante di questa tendenza. E’ un bene o un male? Non lo so per certo. So che istintivamente mi sottraggo alla lettura degli affari altrui, a meno che non siano tradotti in ‘affari miei’ o ‘affari universali’. [...>”. Che cosa significa affari universali? L’autore lo spiega poco dopo: “Utilizzare la propria esperienza per interrogarsi sulle questioni della vita e dell’uomo [...>”.
Ed è proprio questa la tendenza autobiografica di cui si parlava in chiusura dell’articolo precedente: ciò che nasce quando la storia dell’uomo viene a coincidere con la Storia degli uomini. Impossibile non citare, in apertura, uno dei più noti esponenti del collettivo francese L’Association, David B., che con il suo capolavoro Il Grande Male, ha dimostrato come sia possibile scrivere un autobiografia senza focalizzarsi solo ed esclusivamente sul racconto di sé, ma anche sul racconto degli altri.

Storie di guerra

Una delle autobiografie a fumetti più apprezzate ed originali degli ultimi anni, si diceva, è proprio Il Grande Male di David B. Esponente di punta di quella che è stata definita la “Nouvelle Bande Dessinée”, nel 1990 David B. fonda, assieme ad altri autori, più o meno noti in Italia, del calibro di Lewis Trondheim, Matt Konture, Patrice Killoffer, Stanislas e Mokeït, Jean-Christophe Menu, il collettivo L’Association, oggi una delle più importanti case editrici indipendenti in Francia ma non solo. L’Association fa presto scuola: storie strettamente calate nel sociale e nel biografico, uno stile di disegno moderno, fresco e fortemente riconoscibile fanno di questo gruppo un movimento artistico vero e proprio.
Scritto e disegnato in otto lunghi anni, dal 1996 al 2004, Il Grande Male è il picco della produzione di David B., e racconta la storia della sua infanzia e della sua giovinezza, cadenzata dagli attacchi dalla malattia del fratello Jean Christophe, che soffre di una grave forma di epilessia. La sensazione di impotenza e di inadeguatezza dell’autore/protagonista che corre lungo tutto il libro è intervallata da più o meno lunghi flashback sulla storia e sulle storie degli uomini, dalla Bibbia alla Grande Guerra, passando per il Medioevo e il regno dei Maya, che l’autore racconta con trasporto e ricchezza di particolari (tanto a livello grafico quanto narrativo). La storia dell’uomo David e della propria famiglia si incastra alla perfezione con la Storia del mondo, e l’autore vive la lotta alla malattia come una vera e propria guerra. Il fumetto, secondo l’autore, il raccontare storie e il raccontare Storia, è l’unico modo per esorcizzare il pesante fardello con cui l’uomo Pierre-Françoise Beauchard (questo il vero nome dell’autore) si trova a convivere fin dall’infanzia. Il risultato è una storia che non solo è estremamente originale e innovativa nella costruzione, sia grafica che narrativa, composta di ripetizioni, di interlocuzioni, di strappi nel tessuto della realtà (a fumetti) e incursioni in mondi onirici e surreali (vero e proprio marchio di fabbrica del francese), ma è anche profondamente drammatica, toccante e coinvolgente. L’autore, ora più che mai, si fa uomo tra gli uomini e mette in luce, con profonda sincerità e inquietante naturalezza, i propri difetti, i propri limiti, la consapevolezza di aver voluto combattere per tutta una vita una guerra che, come tutte le guerre, non gli appartiene. Splendida in tal senso la citazione di Pessoa che chiude il secondo ed ultimo volume:
Abdica.
E sii re di te stesso.

Molto simile negli intenti e profondamente diverso nei risultati, ma altrettanto buono e apprezzato nel mondo è il Persepolis di Marjane Satrapi. L’autrice nata in Iran ma che ormai da più di un lustro vive in Francia e appartiene all’Association, mette in piedi una storia che evidenzia le profonde incongruenze della società iraniana viste attraverso gli occhi di una ragazza adolescente che cresce e matura nel paese negli anni Ottanta, gli anni della rivoluzione popolare del 1979, che favorisce l’instaurazione di un regime teocratico e dittatoriale; gli anni della guerra con l’Iraq che ha causato un milione di morti, gli anni dell’emigrazione di massa dal paese. La storia personale dell’autrice, anche in questo caso, si lega profondamente con la storia di un popolo. Anche qui, come nel caso de Il Grande Male, la storia del singolo è lo specchio della storia dei molti. Il microcosmo della storia dell’uomo rispecchia il macrocosmo della Storia degli uomini, in un interessante e profondo gioco di richiami e correlazioni che contribuisce, titolo dopo titolo, a delineare questo “genere nel genere”, oggi molto apprezzato e spesso riproposto nelle sempre più diffuse autobiografie a fumetti.
Impossibile non citare quello che viene considerato come capostipite di quella che si potrebbe definire “autobiografia storico-sociologica”: Art Spiegelman, che con il suo Maus ha influenzato e continua ad influenzare intere generazioni d’autori, tanto a livello di pura narrazione, quanto a livello di tecnica biografia. Studiato e sviscerato ampiamente in più di un contesto (l’ultimo dei quali, per riallacciarci all’inizio, è il primo volume della citata collana Graphic Novel), il libro di Spiegelman non necessita di ulteriori informazioni. È il capolavoro, uno dei primi graphic novel mai pubblicati, opera originale e di rottura come poche altre lo sono state nel panorama fumettisitico mondiale. Le parole spese su quest’opera sono già tantissime. Come dice Vladek Spiegelman al figlio, in chiusura: “Sono stanco di parlare, Richieu. E ho già racconto bastanza storie, per ora”.

Il sé e l’altro

Quando la dimensione del sé diventa la dimensione dell’altro, ecco che alcuni autori – che si è già avuto modo di incontrare nel corso del testo – si cimentano con la biografia più pura. Per uscire dalla “estetica da blog” citata in apertura, l’indagine del proprio vissuto può trasformarsi nell’indagine del vissuto altrui. E si può leggere, in tal senso, l’appassionante e particolare Louis Riel di Chester Brown, autore noto per Non mi sei mai piaciuto, opera trattata nella prima parte di questo excursus. Louis Riel è la biografia dell’omonimo rivoluzionario canadese, apparentemente profeta, clinicamente schizofrenico. La storia è riprodotta, nonostante alcune licenze ampiamente segnalate dall’autore nel vasto apparato di note che chiude il volume, quanto più fedelmente possibile alla realtà. E la realizzazione tecnica, cosa che non stupisce affatto, avendo a che fare con Chester Brown, è un meccanismo a orologeria. La struttura della tavola a sei piccole vignette estremamente regolari è rispettata per tutto il volume se si eccettuano due significative eccezioni: la tavola conclusiva, che vede la morte per impiccagione del protagonista, composta di solo cinque vignette con un vuoto al posto dell’ultima, e la tavola dell’epilogo. Anche qui, la vicenda del personaggio storico e quella dell’autore si intrecciano in maniera del tutto inaspettata e mai dichiarata esplicitamente, forse incomprensibile a tutti, tranne a chi non abbia una conoscenza della vita e dell’opera di Brown. Proprio come per Riel, infatti, la storia dell’autore è segnata dalla malattia mentale – la madre morta in un ospedale psichiatrico. Inoltre Brown denunciava anni prima una certa difficoltà nell’esprimere i propri sentimenti, che in questo volume è molto ben rappresentata dalla freddezza e dalla scansione regolare, quasi ossessiva, delle tavole e delle vignette.
Non è un’autobiografia in senso stretto nemmeno Pollo alle Prugne della Satrapi, storia di un musicista, nell’Iran degli anni Cinquanta, che si lascia morire per il dolore di aver perduto lo strumento perfetto, che trova impossibile da rimpiazzare. Un uomo moderno in un paese tradizionalista, una favola drammatica in perenne tensione tra progressismo e conservatorismo, tutto questo e molto di più è rispecchiato dal protagonista del libro, che negli otto giorni che intercorrono tra la decisione presa e la sua morte, ha modo di ricordare l’Iran dei tempi che furono e in tal modo di mostrare le tante contraddizioni del paese. La Memoria, ora più che mai, diventa riflesso e specchio della storia di un popolo, filtrata dallo sguardo malinconico del singolo.

Qualcosa di completamente diverso

Esistono poi opere che sono incatalogabili. Biografia? Autobiografia? Semplice racconto d’invenzione? E’ impossibile stabilire con esattezza quanto ogni autore ponga di sé stesso all’interno di un lavoro. Ma spesso ci si trova a leggere libri, come ad esempio La vita non è male, malgrado tutto, di Seth, che lasciano davvero spiazzati. L’autore è protagonista del libro, e si muove nel mondo reale, addirittura interagisce con l’amico e collega, nonché conterraneo, Chester Brown, commenta lo stato del fumetto in America, in un gioco metareferenziale di rimandi e riferimenti. O il racconto illustrato di Gipi, La mano morta. O il viaggio di Joe Sacco in Palestina. E tanti altri potrebbero essere gli esempi. Racconti incatalogabili, a cavallo tra storia vera e storia creativa, in cui non esiste, o è estremamente labile, la distinzione tra vero e verosimile. Si pensi ad esempio a Zeno Porno, capolavoro di Paolo Bacilieri, così fortemente intriso di elementi autobiografici inseriti in un contesto talmente surreale da far sembrare fasullo anche quello che è realistico. O a Zanardi, o a Pompeo (ma, più in generale, a tutta l’opera) di Andrea Pazienza, forse il primo italiano biografo di sé stesso così come a tanti lavori di Robert Crumb o Will Eisner.
L’autobiografia, il racconto di sé stessi, è un genere quanto mai vasto e in crescita, si diceva in apertura. E’ un genere che travalica i confini, che supera le frontiere: chiunque sente prima o poi la necessità di raccontare e raccontarsi, tanto che sia un impeto esistenzialistico, filosofico, o un intento sociale. L’excursus nella Memoria, che si parli di memoria personale, di memoria storica, o di memoria archetipica, è un vero e proprio viaggio senza fine.

Letture citate nel testo

David B., Il Grande Male, 2 voll., Coconino Press 2003-2004
Paolo Bacilieri, Zeno Porno, Kappa Edizioni 2005
Chester Brown, Louis Riel, Coconino Press/Black Velvet 2004
Gipi, La mano morta, Collana Graphic Novel vol. 6, Repubblica-L’Espresso, 2006
Gipi, S., Coconino Press 2006
Andrea Pazienza, Pompeo, Baldini & Castoldi 2000
Andrea Pazienza, Zanardi, Baldini & Castoldi 1998
Joe Sacco, Palestina, Mondadori 2002
Marjane Satrapi, Persepolis, 2 voll., Lizard 2003
Marjane Satrapi, Pollo alle prugne, Sperling & Kupfer 2005
Seth, La vita non è male, malgrado tutto, Coconino Press 2001
Art Spiegelman, Maus, Einaudi 2000

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